XIV LEGISLATURA

PROGETTO DI LEGGE - N. 749




        Onorevoli Colleghi! - In questi ultimi anni la situazione professionale dei docenti nella scuola è diventata insostenibile. Ovunque si riesce a discorrere con un insegnante, gli aggettivi ricorrenti nella conversazione sono: "sconfortato", "demotivato", "deluso", "non considerato".
        In realtà questa situazione non si è venuta a creare per caso, ma è frutto di un disegno politico ben preciso che, dalla metà degli anni settanta ad oggi, è stato perseguito per abbattere i cosiddetti "privilegi" dei docenti e livellare tutti sullo stesso piano, annientando tutto quello che in un insegnante è fondamentale perché svolga al meglio il proprio lavoro.
        Sto parlando della creatività, della libertà d'insegnamento, della possibilità di mettere a frutto le proprie conoscenze culturali e didattiche, dell'incentivo ad insegnanti col massimo scrupolo che proviene dalla considerazione delle famiglie e dei superiori e, perché negarlo, anche da una retribuzione adeguata.
        Invece, in venti anni di egualitarismo, si è distrutto il rapporto costruttivo che vi era tra le famiglie e i docenti e si è limitata la libertà d'insegnamento.
        Riguardo, poi, alla considerazione della professionalità del docente, si deve tener conto che vi sono pochi impieghi che vengono investiti dalla società di tanta responsabilità e competenza.
        Ogni anno il taglio della spesa pubblica si abbatte sempre di più anche sulla scuola e nessuno ritiene di dover operare al fine di adeguare gli stipendi dei docenti alla loro professionalità.
        Anche l'aggiornamento è diventato una farsa, valida solo ad arricchire gli inutili Istituti regionali per la ricerca, la sperimentazione e l'aggiornamento educativi (IRRSAE), creati quali comodi rifugi clientelari della politica consociativa e aventi spesso il fine di scardinare dall'interno le istituzioni scolastiche, mediante la promozione e la diffusione di impostazioni pedagogiche e di innovazioni sperimentali, spesso discutibili, camuffate sotto l'etichetta di "consulenza didattica".
        Infine, nell'ultimo contratto del settore ci è stata regalata la nuova "trovata" della "quantificazione professionale", che dovrebbe essere specifica, e della quale nessuno parla; ed ecco che purtroppo la nostra scuola si trova spesso in mano a persone demotivate e poco preparate.
        Riguardo alla preparazione, bisogna dire che il nostro sistema di reclutamento degli insegnanti ha lasciato molto a desiderare. La formazione di base è stata solo teorica sia a livello di scuola secondaria che di università, e della carenza di preparazione hanno risentito innanzitutto gli alunni.
        "Dottore" e "docente" sono vocaboli che, sul piano etimologico, si equivalgono. In effetti, la laurea medievale e il dottorato erano la consacrazione sia della competenza raggiunta sia della capacità di insegnare. Da tempo, però, ci siamo accorti che possedere delle informazioni non equivale a saperle trasmettere, né a riuscire ad informare gli altri: non è detto che un bravo laureato sappia insegnare, né che sia capace di far apprendere.
        Non esistono, tuttavia, istituzioni "figlie" di tale consapevolezza, per cui l'accesso all'insegnamento è legato a titoli di cultura che non comprendono ancora la pedagogia e la tecnica di comunicazione; le assunzioni hanno ubbidito ai più svariati criteri, da concorsi a cattedre estremamente selettivi, fino a graduatorie a scorrimento per abilitati in corsi speciali, costantemente tenendo in gran conto il servizio già prestato: apparentemente ineccepibile il dato è, al contrario, allarmante, perché si diviene insegnanti per il fatto di aver già insegnato, con una sorta di promozione sul campo, contrariamente a quanto avviene per le altre professioni, cui si accede con esame di Stato. Peraltro, l'aspirante docente non ha davanti a sé una chiara prospettiva di carriera, e dunque partecipa al maggior numero di concorsi possibile, con grande dispendio di tempo e di energie.
        La necessità prioritaria è che, per gli aspiranti docenti, ogni corso di laurea divenga abilitante, per mezzo di studi pedagogici e di un tirocinio presso le istituzioni scolastiche, con docenti tutores.
        Il laureato potrà iscriversi all'albo dei docenti, cui dovranno attingere le istituzioni scolastiche autonome.
        Per chiarezza, enuncio subito i soggetti e gli strumenti, che rendono praticabile e profondamente innovatrice la presente proposta di legge, con riflessi positivi anche sullo spinoso problema della parità tra servizio fornito dallo Stato e servizio, pur sempre pubblico, erogato da privati: 1) contratto di lavoro nazionale per legge (non privatistico), valido per chiunque operi nella scuola, pubblica o privata; 2) ordine nazionale dei docenti, come interlocutore degli istituti scolastici e delle autorità statali; 3) assunzione locale, concorsuale, da parte degli istituti autonomi.
        L'ordine ha il compito di difendere la specificità dell'insegnamento, e funge da interlocutore con il Governo, il Parlamento e gli istituti scolastici, per quanto riguarda il contratto, le assunzioni, la mobilità e la licenziabilità: allo scopo, è depositario dell'albo nazionale dei docenti, costantemente aggiornato. Ad esso faranno riferimento le scuole, ogni volta che contempleranno la necessità di variare il loro organico. E', nella sostanza, il luogo dell'incontro tra la domanda e l'offerta di lavoro, perché l'aspirante comunicherà le sue preferenze e la scuola le sue necessità, curando anche i diritti di precedenza dei perdenti posto.
        Gli istituti autonomi, privati o pubblici, assumeranno dall'albo, secondo necessità, in maniera concorsuale, dopo aver comunicato all'ordine le cattedre vacanti e tenendo presenti le preferenze espresse dagli aspiranti.
        La presente proposta di legge risponde all'esigenza di fornire strutture di riferimento nazionali, nel momento in cui le singole scuole diverranno autonome; evita la polverizzazione di momenti fondamentali come l'assunzione; elimina le mille burocrazie locali, che costituiscono remora all'autonomia ed alibi per le inefficienze statali; pone sullo stesso piano i privati e lo Stato, nel delicato settore del personale docente.




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