XIV LEGISLATURA

PROGETTO DI LEGGE - N. 3742




        Onorevoli Deputati! - La presente proposta di legge nasce dalla consapevolezza che l'attuale normativa che disciplina l'elezione del Parlamento europeo, la legge 24 gennaio 1979, n. 18, e successive modificazioni, limita fortemente la possibilità per la regione Sardegna di esprimere un parlamentare europeo.
        Il sistema adottato, infatti, che attribuisce all'Italia 87 seggi su un totale di 626 deputati, prevede cinque circoscrizioni con 23 seggi attribuiti all'Italia nord-occidentale, 16 all'Italia nordorientale, 17 all'Italia centrale, 21 all'Italia meridionale e 10 all'Italia insulare e vede in un unico collegio elettorale riunite la Sardegna e la Sicilia.
        Le circoscrizioni elettorali così vaste limitano di fatto la possibilità di esprimere direttamente un rappresentante nel Parlamento europeo; il sistema elettorale, così come è organizzato, privilegia quelle realtà a più alta incidenza abitativa.
        Infatti, già da due legislature, mentre la Sicilia esprime 6 parlamentari, la nostra regione non ottiene alcun seggio.
        Questa consapevolezza, ormai comune a tutti i cittadini, ha comportato un forte scoramento che rischia di tradursi in disaffezione verso il voto. Numerosi consigli comunali e organizzazioni culturali, capaci di una straordinaria sensibilità autonomistica, hanno raccolto firme fra i cittadini, espresso voti, promosso petizioni, per poter partecipare con la nostra peculiare identità di popolo alla costruzione di un'Europa più unita e più democratica, per aprire canali di dialogo, di cooperazione e di pace.
        Nel viaggio verso l'Europa delle regioni la Sardegna non può essere esclusa e non è giusto che corra il rischio di compromissione del rapporto diretto parlamentari-cittadini in un momento in cui la comunità economica e monetaria diventa comunità politica e mentre stiamo assistendo al passaggio epocale della scrittura della prima Costituzione europea.
        Va inoltre salvaguardato il principio di rappresentanza per le regioni più disagiate ed in presenza dell'insularità.
        Infine c'è il problema della tutela delle minoranze linguistiche, così come sancito dall'articolo 6 della Costituzione e dalla Convenzione-quadro per la protezione delle minoranze nazionali fatta a Strasburgo il 1^ febbraio l995, resa esecutiva dalla legge 28 agosto 1997, n. 302, così come ribadito dalla legge 15 dicembre 1999, n. 482. Peraltro la stessa Comunità europea ha prodotto un'ampia legislazione sulla tutela delle minoranze linguistiche, a partire dalla Conferenza di Helsinki sulla sicurezza e la cooperazione europea del 1975, per continuare con la risoluzione di Arfè del 1981, la risoluzione di Kuijpers del 1987, la risoluzione Killilea del 1994, per arrivare alla Carta delle lingue regionali e minoritarie del 1992 ed infine alla citata Convenzione-quadro per la protezione delle minoranze nazionali il cui articolo 15 stabilisce che gli Stati membri dell'Unione favoriscono la tutela delle minoranze nazionali per una effettiva partecipazione alla vita culturale, sociale ed economica degli Stati e della Comunità stessa.
        Così il consiglio regionale della Sardegna ha opportunamente inserito questo provvedimento legislativo all'ordine del giorno dei propri lavori in occasione della seduta statutaria, proprio per segnalare l'importanza dell'argomento.
        Ed il consiglio si è espresso favorevolmente all'unanimità, con l'astensione dei tre rappresentanti di Rifondazione Comunista, che hanno però espresso condivisione per la portata politica dell'iniziativa legislativa.
        Il testo proposto prevede la suddivisione dell'Italia, per l'elezione dei propri rappresentanti nel Parlamento europeo, in 21 circoscrizioni ciascuna corrispondente ad una regione e alle provincie autonome di Trento e di Bolzano, la garanzia che anche le regioni a bassa consistenza demografica eleggano un parlamentare, la riduzione del numero delle firme necessarie per la presentazione delle liste, il richiamo all'esigenza di salvaguardare la peculiare condizione di minoranza linguistica e storica.




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