Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 273 del 27/2/2003
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Svolgimento di interpellanze urgenti (ore 16,03).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interpellanze urgenti.


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(Eventuale rilievo disciplinare di dichiarazioni svolte da un magistrato - n. 2-00617)

PRESIDENTE. L'onorevole Bornacin ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-00617 (vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 1).

GIORGIO BORNACIN. Signor Presidente, signor sottosegretario, colleghi, anzitutto debbo dire che ho un grandissimo rispetto per la magistratura e per chi svolge la funzione di magistrato; allo stesso modo, ho un grandissimo rispetto per chi fa politica, come il sottoscritto e tanti altri colleghi. Ritengo, però, che magistratura e politica debbano essere due cose completamente separate.
La vicenda oggetto dell'interpellanza riguarda il dottore Adriano Sansa, magistrato in Genova ed ex sindaco di quella città (con uno schieramento variopinto o variegato di sinistra, centro e, poi, addirittura di sinistra), non più ricandidato. Stranamente, a differenza di tante altre persone che, dopo aver fatto politica in una città, hanno dovuto essere trasferite (conosco, ad esempio, tanti agenti di polizia che, secondo la legge, hanno subito, giustamente, questo trattamento), il dottor Sansa è rimasto, chissà poi perché, a fare il magistrato nella città della quale era stato sindaco.
Come ho accennato, Sansa non si è più ripresentato alle elezioni, ma è stata presentata una lista che portava il suo nome, mentre lui continuava a fare il magistrato in quella città!
Recentemente, è venuto a Genova il signor Cofferati per organizzare il suo movimento politico. In quell'occasione, il dottor Sansa ha partecipato alla manifestazione indetta da Cofferati a palazzo San Giorgio. Va da sé, a mio avviso, che un magistrato in servizio non dovrebbe partecipare a manifestazioni politiche, ma pazienza: ognuno è libero di fare ciò che crede! Al termine di quella manifestazione, il dottor Sansa, intervistato dal quotidiano genovese Il Lavoro/Repubblica, dopo essersi dichiarato felice - che senso della misura! - per gli applausi ricevuti, dichiarava testualmente: l'altra sera non erano lì per me, ma per Cofferati. Andrò in giro a far capire che bisogna essere cittadini, non sudditi del Governo. Non si è parlato e non si parla e, per quanto mi concerne, non penso a candidature. Oggi, al 19 gennaio 2003, io penso di continuare a fare il mio difficile lavoro, cioè il giudice. Lo ammetto: sentire quell'onda di affetto e di aspettative mi ha riempito di felicità. Vedere tutti quei ragazzi - probabilmente, gli stessi che avevano aggredito i poliziotti durante il G8! - intorno a me è stato bellissimo; e terminava dicendo: adesso tiriamo via questa brutta gente: è un impegno che ho preso, non mi sembra poco.
Ora, che il riferimento fosse al Governo, alla maggioranza, ai parlamentari della Casa delle libertà è abbastanza evidente; ed io mi domando se un magistrato in servizio possa permettersi di fare dichiarazioni di questo genere.
Ho presentato un'interpellanza e, successivamente, il dottor Sansa, esattamente il 21 di febbraio del 2003, ha partecipato di nuovo ad un'analoga manifestazione con il signor Cofferati, sempre a Savona, come riportano gli articoli stampa. Non solo, nel novembre del 2001 il dottor Sansa aveva sempre partecipato ad un'altra manifestazione in un circolo dell'Ulivo - lo avevo pregato di non farlo, dicendo che poteva partecipare tranquillamente, secondo me, a manifestazioni, dovunque volesse, ma non in un circolo di partito -: l'Europa che vogliamo, la giustizia secondo il Governo Berlusconi.
Allora, io chiedo: se dovessi avere qualche problema a Genova e dovessi avere come giudice il dottor Sansa, se avanzassi la richiesta di legittimo sospetto, sottosegretario, colleghi che mi ascoltate, avrei qualche ragione a farlo? Allora mi domando, signor sottosegretario, colleghi che mi ascoltate: è possibile che un magistrato in servizio possa dichiarare questo su un Governo legittimo, espressione democratica di questo paese? È possibile che un magistrato in servizio possa impunemente


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partecipare a manifestazioni di questo tipo senza che nessuno intervenga? Ebbene, io credo di no. Se il dottor Sansa vuole fare politica, per carità, dismetta la toga, dismetta le sue funzioni di giudice, faccia legittimamente politica, dove vuole, con chi crede, con chi gli pare, e potremo tranquillamente confrontarci tutti i giorni, ma fare il giudice e fare il politico con questi toni io credo che non sia consentito.

PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato, per la giustizia, onorevole Valentino, ha facoltà di rispondere.

GIUSEPPE VALENTINO, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente, con riferimento all'interpellanza presentata dall'onorevole Bornacin, si fa presente che in data 12 febbraio 2003 è stata promossa l'azione disciplinare nei confronti del dottore Adriano Sansa, attualmente consigliere della corte d'appello di Genova, sussistendo la violazione della norma di cui all'articolo 18 del regio decreto 31 maggio 1946, n. 511.
In particolare, il dottor Sansa è venuto meno ai doveri di riserbo e di correttezza, non ottemperando alle prescrizioni dettate dall'articolo 6, ultimo comma, del codice etico dei magistrati in materia di rapporti con la stampa, e dalle regole fissate dal CSM con delibere in data 18 aprile 1990, 19 maggio 1993 e 1o dicembre 1994.
Nell'intervista rilasciata al quotidiano di Genova Il Lavoro/Repubblica, pubblicata il 20 gennaio 2003 (avente per titolo «Sansa 2: il ritorno alla politica» e per sottotitolo «Il mio impegno? È l'ora di tirare via questa brutta gente»), il dottor Sansa, tra l'altro, esprimeva giudizi pesantemente offensivi nei confronti del Governo, usando gravi espressioni ingiuriose certamente debordanti da qualsivoglia diritto di critica. Inoltre, lo stesso magistrato, nella relazione del 31 gennaio 2003 indirizzata al presidente della corte d'appello di Genova, riferendosi anche a persone e circostanze di cui non si faceva cenno nell'articolo, dichiarava testualmente: in risposta al Ministero della giustizia, confermo di avere espresso ferme critiche al Governo in tema di giustizia, di atteggiamenti verso la magistratura e di rapporti tra i poteri dello Stato; Il Lavoro/Repubblica ha riportato le mie opinioni in termini sostanzialmente corretti, anche se a tratti con sintesi alquanto sommaria, come là dove non riferisce argomenti e giudizi critici più ampiamente motivati e specialmente rivolti all'arroganza ed alla manchevolezza etica del Presidente del Consiglio e dei suoi più intimi collaboratori di fronte alla giustizia, i quali si sono poi nuovamente manifestati anche nei riguardi della decisione della suprema Corte di cassazione, tacciata sprezzantemente come parte di una magistratura politicizzata.
Ciò premesso, si è ritenuto che la condotta del dottor Adriano Sansa si sia deliberatamente caratterizzata per scelte politiche arroganti, enfatiche ed offensive, in grave contrasto con le regole deontologiche a cui i magistrati sempre devono uniformarsi. L'articolo di stampa in questione, peraltro, è interpretato autenticamente nonché caparbiamente rafforzato dalla relazione inviata dallo stesso magistrato al presidente della corte d'appello. La relazione in questione costituisce a sua volta fatto nuovo, offesa al Presidente del Consiglio e ai suoi più intimi collaboratori, ed è autonomamente rilevante sotto il profilo disciplinare.
Ne discende che le esternazioni del dottor Sansa travalicano clamorosamente il dovere di riserbo imposto ai magistrati sia nell'esercizio sia al di fuori delle proprie funzioni e realizza una evidente violazione del dovere di correttezza, anche con riferimento alle apodittiche, gratuite offese all'operato del Governo e del Presidente del Consiglio.
Tanto più grave si rivela tale condotta se si considera che chi ne è l'autore è chiamato ad applicare la legge e quindi deve apparire, oltre che essere, autonomo ed indipendente. Peraltro, egli ha prestato giuramento di fedeltà alla Repubblica ed è tenuto al rispetto verso le istituzioni e non può, quindi, proporsi alla pubblica opinione in maniera sfacciata, iattante e, certamente, di parte.


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Appare, quindi, di tutta evidenza che con il suo comportamento il dottor Sansa si è reso ampiamente immeritevole della fiducia e della considerazione di cui un magistrato deve godere, compromettendo, in tal modo, il prestigio dell'ordine giudiziario.

PRESIDENTE. L'onorevole Bornacin ha facoltà di replicare.

GIORGIO BORNACIN. Signor Presidente, in maniera sintetica e molto breve dichiaro la mia soddisfazione per la risposta all'interpellanza e ringrazio il sottosegretario per quanto ha detto.
Credo sia davvero importante ciò che è stato affermato dicendo che la magistratura, chiamata ad applicare la legge, deve essere autonoma e indipendente. Questo è il concetto che intendevo ribadire con la mia interpellanza.

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