Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 594 dell'1/3/2005
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(Esame dell'articolo 1 - A.C. 2436 ed abbinati)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 1 e delle proposte emendative ad esso presentate (vedi l'allegato A - A.C. 2436 ed abbinati sezione 3).
Ha chiesto di parlare l'onorevole Benvenuto. Ne ha facoltà.

GIORGIO BENVENUTO. Signor Presidente, spero sia finalmente, per così dire, la volta buona; auspico, infatti, siano maturate le condizioni, dopo un anno di lunga discussione, per giungere, almeno in questo ramo del Parlamento, all'approvazione di un provvedimento in grado di dare una risposta - sia pure tardiva - ai problemi riguardanti la tutela e la valorizzazione del risparmio; un provvedimento che, così com'è avvenuto negli altri paesi, metta anche l'Italia nelle condizioni di non essere vulnerabile. Naturalmente, mi riferisco a quanto determinatosi in Italia; a quegli eventi che, soprattutto nel nostro paese, hanno determinato i crack della Cirio, della Parmalat, della Giacomelli, dei bond argentini e di tante altre situazioni.
Noi faremo tutto il possibile perché il lavoro svolto dalle Commissioni riunite possa procedere agevolmente in Assemblea; daremo tutto il nostro contributo per migliorare alcuni articoli e per sostenere con particolare forza alcuni elementi che ci sembrano importanti e determinanti.
Come osservazione di carattere generale, nel riferirmi a questo primo articolo - ma anche ai successivi concernenti la corporate governance e la disciplina della società per azioni -, noi intendiamo sollecitare il Governo ad agire e a far sì che alcuni provvedimenti approvati dalla Camera dei deputati trovino la possibilità di una rapida definizione al Senato. Mi riferisco all'approvazione della legge comunitaria che contiene le nuove norme recate dalla direttiva sul market abuse e che conferisce alla Consob poteri di intervento più stringenti rispetto all'andamento del mercato.
Mi riferisco alla legge già approvata, quasi all'unanimità, dalla Camera dei deputati sulle azioni collettive (la cosiddetta class action), nonché al provvedimento, approvato sempre in questa sede, che prevede l'istituzione di una Commissione d'inchiesta per quanto riguarda la collocazione dei bond emessi dalla Cirio e


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dalla Parmalat, nonché i titoli pubblici argentini.
Non si riesce a comprendere, infatti, per quale motivo il Governo non solleciti il Senato della Repubblica affinché acceleri l'approvazione di tali provvedimenti, poiché essi rappresentano il necessario completamento del progetto di legge che stiamo esaminando alla Camera.
Vorrei segnalare al rappresentante del Governo, inoltre, un'altra particolare anomalia. La Consob, infatti, non è stata ancora integrata nella sua composizione, dal momento che si attende da più di un anno la nomina di un commissario. L'altra anomalia è rappresentata dal fatto che, per la prima volta da quando la Consob è stata istituita, il Ministero dell'economia e delle finanze non ha ancora trasmesso alla Camera, corredata delle sue osservazioni e dei suoi pareri, la relazione sulla sua attività presentata dalla Consob un anno fa. Ricordo che, tra poco, sarà presentata la nuova relazione annuale della Consob, e non si comprende il motivo di tale silenzio.
Debbo altresì denunciare un fatto gravissimo. L'indagine svolta dalla Consob sulla collocazione dei titoli argentini da parte di una grande banca è stata conclusa da più di due mesi. I risultati di tale indagine sono stati trasmessi al Ministero dell'economia e delle finanze, ma il ministro non ne ha ancora dato conto e non ha ancora irrogato le sanzioni per ciò che si è verificato. Ritengo fondamentale, pertanto, sollecitare il Governo affinché assuma un atteggiamento volto a superare tali anomalie e ritardi.
Venendo al progetto di legge in esame, vorrei far rilevare che, in ordine alla parte relativa alla corporate governance, abbiamo presentato una serie di proposte migliorative. Abbiamo potuto altresì constatare che è stato svolto un buon lavoro per quanto riguarda sia la questione della tutela delle minoranze, sia l'esigenza di pervenire ad una corporate governance maggiormente trasparente, al fine di evitare che si ripeta ciò che si è verificato in questi anni e che, nel corso dell'indagine conoscitiva svolta dalle Commissioni riunite, abbiamo potuto toccare con mano.
Vorrei osservare che sono state proposte alcune soluzioni (anche se dovremmo verificarlo nel corso del dibattito) in ordine ai conflitti di interesse. Occorrerà lavorare, inoltre, per individuare una soluzione equilibrata e che tenga conto delle necessità di riordinare l'assetto delle autorità di vigilanza. Abbiamo potuto constatare, infatti, che il sistema, così come è attualmente strutturato, è vulnerabile, poiché non è in grado né di garantire trasparenza, né di impedire che si verifichino i crack che sono stati denunciati.
Il sistema delle autorità di vigilanza del settore, dunque, deve essere un punto di riferimento non solo per gli investitori, ma anche per i risparmiatori. Pensiamo, allora, che, in ordine al tema delle authority, occorra individuare una soluzione che tenga conto sia dell'evoluzione del sistema finanziario, sia delle scelte adottate a livello europeo. Bisogna soprattutto intervenire, sia pure con la gradualità necessaria, per individuare delle responsabilità in base alle funzioni.
Sottolineo due tra gli aspetti che noi riteniamo fondamentali e che, invece, non trovano una soluzione adeguata nel testo che stiamo discutendo. Il primo di essi è riferito al problema delle sanzioni e della normativa sul falso in bilancio. Abbiamo compiuto un'esperienza in merito ed essa è negativa. Il testo illustrato dai relatori rappresenta un passo indietro rispetto non solo ad una valutazione, ma anche ad indicazioni che provengono da parte dei soggetti interessati. Noi riteniamo che non sia pensabile varare un provvedimento se non si dà alcuna risposta convincente al problema delle sanzioni riferite al falso in bilancio. Abbiamo constatato come nell'esperienza europea ed in quella del mondo industrializzato questa è stata una scelta convinta, adottata da tutti i Governi, di centrodestra, di destra o di sinistra. La previsione di sanzioni rappresenta un'esigenza ed una necessità destinata non solo al nostro mercato, ma ad una valutazione più ampia e generale.


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Altro elemento che noi sosteniamo con particolare forza è la giurisdizione specializzata per la parte bancaria, societaria e finanziaria. Sappiamo che già l'esperienza della riforma del diritto societario, non avendo affrontato il problema, ha finito per porre un elemento di vulnerabilità. Sosteniamo, dunque, con molta forza, la necessità di istituire le sezioni specializzate, perché esse rappresenterebbero un elemento che può favorire le imprese e dare maggiore tranquillità al mercato.
Concludo con particolare riferimento alla vicenda dei bond argentini: noi abbiamo presentato emendamenti, con riferimento ad una situazione di particolare gravità ed anomalia verificatasi nel nostro paese. Vi sono, infatti, 14 miliardi di dollari collocati nei confronti dei piccoli risparmiatori. Abbiamo la possibilità di constatare, nei prospetti preparati ed indirizzati ad investitori istituzionali, che tali bond sono andati nel secondo mercato spesso senza dare né un'indicazione né un'uniformazione ai piccoli risparmiatori. Riteniamo che debba essere data una risposta in merito, soprattutto dopo la conclusione della trattativa del concambio portata avanti dal Governo argentino, che lascia molti risparmiatori italiani nelle condizioni di dover perdere, in seguito ad atteggiamenti non lineari e non trasparenti, parte del proprio risparmio. Tali misure, assieme ad uno statuto del risparmiatore, al riconoscimento di un ruolo importante alle associazioni dei consumatori ed all'istituzione di un apposito fondo - e una dotazione di tale fondo sufficiente - devono costituire un elemento che copra un vuoto legislativo e dia attuazione alle misure ed agli obiettivi che erano a fondamento della nostra proposta.
Ci proponiamo, dunque, con l'approvazione di questo provvedimento, la valorizzazione e la difesa del risparmio (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Saluto la delegazione di pensionati della CISL di Arezzo, che sta assistendo ai nostri lavori dalle tribune (Applausi).
Ha chiesto di parlare l'onorevole Pinza. Ne ha facoltà.

ROBERTO PINZA. Signor Presidente, vorrei esporre molto rapidamente la posizione del gruppo della Margherita, prima di avventurarci nell'esame di questo provvedimento, che credo durerà un giorno e mezzo o due.
Innanzitutto, vorrei dire che questo provvedimento giunge tardi. Il senso di tali provvedimenti è quello di offrire una reazione immediata di fronte a fenomeni gravi, quali quelli che si sono verificati nel nostro o in altri paesi: è passato oltre un anno dall'avvio di tale dibattito e siamo solo all'inizio della prima lettura in Assemblea. Ci stiamo avvicinando pericolosamente all'ultimo anno della legislatura e questo provvedimento è collegato anche ad alcuni decreti legislativi, che difficilmente riusciranno ad essere approvati in tempo utile.
Giungiamo all'esame di questo testo unificato dopo un atteggiamento incomprensibile da parte del Governo, al di là delle personali capacità messe in mostra dal sottosegretario Magri, che negli ultimi giorni ha seguito con grande attenzione e grande collaborazione il dibattito sul provvedimento in discussione. Però, il Governo in questa vicenda ha fatto di tutto: ha predisposto immediatamente un testo con svariate decine di articoli, per poi abbandonarlo; si è disinteressato dell'iter legislativo, affidato ai gruppi, senza mai esprimere un parere, per poi intervenire nella parte finale dell'esame. Insomma, vi è stato un pasticcio da parte del Governo.
La terza questione che maggiormente mi interessa, che mi preoccupa e che sottopongo all'attenzione del Presidente, del Governo, dei nostri gruppi parlamentari e di chiunque si occupi di tali problemi riguarda la singolarità della vicenda. Il paese si è posto delle domande, mentre la classe dirigente politica ha risposto ad altri quesiti. In altri termini, mentre tutto il paese si chiedeva che fine avrebbero fatto i risparmiatori e se intendevamo o


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meno mettere in piedi una normativa sulla tutela del risparmio, buona parte della classe politica (e non solo quella) si occupava di un problema importante, concernente, però, solo una parte della questione, come quello della riorganizzazione delle authority. Qui c'è qualcosa che non va! Ogni volta che dobbiamo affrontare i problemi della tutela del risparmio, arretriamo, facciamo fatica; ciò non è ancora nella nostra cultura. Lo abbiamo già visto con le class action: siamo giunti in Assemblea con un provvedimento che presentava una qualche coerenza interna e ne abbiamo approvato un altro - diciamo la verità - pur di riuscire a fare un passo in avanti. Facciamo, cioè, un'enorme fatica ad introdurre nelle nostre coscienze, nei nostri ordinamenti e nella nostra vita politica ciò che, ormai, in altri paesi è del tutto ovvio.
La questione della tutela del risparmio - lo voglio dire a tanti colleghi, i quali giustamente hanno presentato emendamenti a tutela dei singoli risparmiatori, anche in ordine a questioni specifiche - non è un problema di vita o di morte, ma, in ogni caso, è di vitale importanza per il nostro sistema economico. Infatti, dalla fine del decennio scorso all'inizio di quello attuale, stavano cambiando la nostra finanza, nonché il rapporto tra finanza e sistema imprenditoriale. Per quarant'anni, vi è stato un sistema di pura dipendenza bancaria e, per la prima volta, stavano cambiando tante cose. Cambiava la partecipazione al capitale di rischio attraverso i fondi, cambiava la partecipazione al capitale di rischio attraverso la borsa e cambiava la partecipazione alla richiesta di credito da parte delle imprese, perché le famiglie «saltavano» il sistema bancario e, almeno in parte, sottoscrivevano direttamente le obbligazioni e i bond. E sottolineo che le famiglie sono gli investitori più stabili che esistano al mondo!
Peraltro, si sono svolte delle audizioni di cui non si riesce più ad avere il testo. Signor Presidente, informi di ciò anche il Presidente Casini: non so il motivo per cui non si riesce ad avere il testo delle audizioni svolte, che costituiscono materiale di grandissimo interesse. Da esse è emerso che oltre 17 miliardi di euro erano stati impiegati nelle obbligazioni. In altri termini, le famiglie avevano investito direttamente nel rischio sulle aziende, si erano fidate: questa era stata la grande novità. Stavamo modernizzando fortemente il nostro sistema economico ed imprenditoriale. Le batoste di Parmalat, di Cirio e di altre aziende ed una nostra mancata reazione tempestiva - a differenza di quanto avvenuto in altri paesi, come gli Stati Uniti ed altri ancora - hanno determinato da parte dei risparmiatori la netta sensazione di aver intrapreso una strada troppo rischiosa. Questi investimenti si sono ridotti a zero!
Il lavoro che è stato fatto per riaprire un grande canale di finanziamento per il mondo imprenditoriale è stato vanificato. La tutela dei risparmiatori di cui si occupa il provvedimento in esame non è solo un problema di giustizia, ma anche di assetto economico del nostro paese. In questo, come in altri casi, dobbiamo rispondere ad una domanda, a cui questo Governo non vuole rispondere ed a cui anche il Parlamento fa fatica a rispondere: vogliamo modernizzare il nostro paese? Al di là delle parole inutili sulla competitività, vogliamo dire che alcuni nodi vanno sciolti, possibilmente insieme? Uno di tali nodi è proprio la tutela dei risparmiatori finanziatori e l'accesso delle imprese ad un altro canale di finanziamento. Si tratta di un grande problema: cerchiamo di non dare una piccola risposta. Quando la classe politica risponde in chiave modesta ad un problema grande, è un brutto segno.
La posizione della Margherita, che credo sia condivisa anche da altri gruppi, si basa su quattro punti. In primo luogo, tutto il lavoro che abbiamo svolto mostra una cosa molto chiara: o i controlli sono vicini alle imprese e sono indipendenti o non sono controlli. La Banca d'Italia controlla le banche, le banche decidono sulla base di quanto dicono le società di rating, le società di rating decidono sulla base dei revisori. La catena è lunga: o la appendiamo ad un gancio serio - un controllo prossimo ed indipendente - oppure il


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sistema non funziona. Questo provvedimento compie grandi passi in avanti nella tutela delle minoranze, ma dobbiamo renderci conto che ci vogliono organi di controllo che tutelino direttamente gli investitori. Gli americani, gli anglosassoni più in generale, conoscono da cinquant'anni il concetto di stakeholders: si tratta di coloro che sono al di fuori dell'impresa e si aggiungono all'interesse degli azionisti. Facciamo un passo in avanti anche noi e tuteliamo gli stakeholders con organi di controllo adeguati.
In secondo luogo, non dico di sradicare i conflitti di interesse - ve ne sono da tutte le parti, alcuni hanno una visibilità insopportabile all'interno del nostro paese -, ma cerchiamo di sciogliere più nodi possibili. Nel rapporto tra banche, consigli di amministrazione e dirigenza evitiamo che vi sia il circuito perverso in base al quale le banche spesso finanziano direttamente i propri azionisti di riferimento, i propri consiglieri.
In terzo luogo, con la riforma del testo unico bancario abbiamo acquisito un grande istituto: la banca di carattere universale. Quella è la ragione dell'evoluzione del sistema bancario italiano. Se oggi c'è un settore in cui siamo competitivi con gli altri, è proprio il sistema bancario, come determinato da dieci anni di evoluzione. La scelta della banca universale è stata fondamentale, ma banca universale non significa giocare su tanti tavoli contemporaneamente: assistere l'impresa che si piazza, fare il collocamento delle obbligazioni, fare credito ordinario. In questo modo è chiaro che all'interno della banca si crea un gigantesco conflitto di interessi. Dobbiamo stare attenti, perché se vogliamo conservare la banca universale dobbiamo eliminare i conflitti di interesse.
In quarto luogo, e non lo dico per spirito giustizialista, ritorniamo alla vecchia regola: quando si dà un precetto, ci vuole una sanzione. Nessun paese al mondo crea ormai il precetto puramente persuasivo. È inutile continuare a ribellarsi, come il Parlamento sta facendo da tre anni, ad un apparato sanzionatorio adeguato. Il paese con l'economia più liberale del mondo, almeno così viene definito nell'iconografia classica, cioè gli Stati Uniti, non ha esitato minimamente a dotarsi di un apparato sanzionatorio.
Questi sono i quattro punti essenziali della questione. Ve ne sono anche altri di estremo interesse che discuteremo in seguito, in particolare per quanto riguarda le autorità. Se vogliamo mantenere ancora in piedi una scintilla di quell'animo bipartisan di cui si è parlato, almeno sui suddetti quattro punti bisognerebbe trovare un minimo di convergenza (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Nessun altro chiedendo di parlare, invito il relatore ad esprimere il parere delle Commissioni sulle proposte emendative presentate all'articolo 1.

GIANFRANCO CONTE, Relatore per la VI Commissione. Le Commissioni invitano al ritiro degli emendamenti Armani 1.2 e 1.203, altrimenti il parere è contrario. Esprimono altresì parere contrario sugli emendamenti Grandi 1.4, 1.201 e 1.10 e parere favorevole sull'emendamento Grandi 1.210.
Inoltre, le Commissioni esprimono parere contrario sull'emendamento Vernetti 1.200, mentre il parere è favorevole sull'emendamento Pinza 1.211. Infine, il parere è contrario sull'emendamento Agostini 1.14.

PRESIDENTE. Il Governo?

GIANLUIGI MAGRI, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Il Governo esprime parere conforme a quello del relatore.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento Armani 1.2.
Chiedo all'onorevole Armani se acceda all'invito al ritiro formulato dal relatore e dal Governo.


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PIETRO ARMANI. No, signor Presidente, e chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PIETRO ARMANI. Signor Presidente, già in sede di discussione sulle linee generali ho sollevato il problema degli amministratori indipendenti, per quanto concerne gli amministratori di minoranza. Ritengo che la proposta dei relatori sia incongrua, perché tutti i codici di autoregolamentazione vigenti nei paesi industrializzati prevedono gli amministratori indipendenti. È vero che l'indipendenza è un concetto relativo - come lo stesso ministro ha detto in quest'aula -, specialmente in un paese come il nostro, fatto di lobby e di corporazioni (peraltro si tratta di un fenomeno che non riguarda solo l'Italia, ma in genere tutti i paesi industrializzati); tuttavia, gli amministratori di minoranza rappresentano, a mio avviso, specialmente in società quotate in borsa, un elemento di turbativa e di rissa all'interno dei consigli di amministrazione.
Con il successivo emendamento 1.203, sempre a mia firma, ho proposto, a maggior tutela del mercato, che la definizione dei requisiti di indipendenza ulteriori, rispetto a quelli già richiamati nell'articolo 2409 septiesdecies del codice civile, sia affidata alla Consob, basandosi eventualmente sulla definizione già contenuta nel regolamento di Borsa. Ritengo infatti che interventi normativi che alterino la dialettica tra maggioranza e minoranza possono risultare controproducenti, nella misura in cui rendono più difficili le scelte imprenditoriali, che inevitabilmente devono rimanere affidate al principio di maggioranza.
Se vogliamo allargare i titoli quotati in Borsa - visto che la nostra Borsa è un «pollaio» con 230 titoli! -, evidentemente non possiamo stabilire questi vincoli alla maggioranza. Ci sono moltissime aziende non quotate, che sono però di dimensioni consistenti, che potrebbero aggiungersi alla lista delle quotazioni di Borsa. Ebbene, con una norma di questo tipo, tali aziende certamente si guarderanno bene dal quotarsi in Borsa.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Leo. Ne ha facoltà.

MAURIZIO LEO. Signor Presidente, desidero manifestare la mia condivisione dell'emendamento in esame. Dobbiamo tener presente che la vicenda degli amministratori indipendenti ha una sua disciplina anche al di fuori dei nostri confini. Basti pensare al rapporto Viénot francese, che consiglia il mantenimento di amministratori indipendenti, e basti considerare quello che ci ha detto l'OCSE, nonché la stessa Commissione europea, la quale, in una raccomandazione del 6 ottobre 2004, ha avuto l'accortezza di precisare che occorre dare maggiore rilevanza agli amministratori indipendenti.
Pertanto, l'emendamento proposto dal collega Armani mi sembra assolutamente condivisibile e, per questo motivo, chiedo di potervi apporre la mia firma.

PRESIDENTE. Sta bene.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Armani 1.2, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 384
Votanti 383
Astenuti 1
Maggioranza 192
Hanno votato
5
Hanno votato
no 378).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Armani 1.203.
Prendo atto che l'onorevole Armani non accede all'invito al ritiro formulato dal relatore e dal Governo.
Passiamo dunque ai voti.


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Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Armani 1.203, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 384
Maggioranza 193
Hanno votato
8
Hanno votato
no 376).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Grandi 1.4.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Grandi. Ne ha facoltà.

ALFIERO GRANDI. Signor Presidente, con l'emendamento in esame si cerca di affrontare un problema: come rendere la vita delle aziende più trasparente. La ragione di questo provvedimento nasce da scandali, da situazioni in cui i risparmiatori, oltre che, naturalmente, gli azionisti ed i lavoratori, non hanno avuto adeguate garanzie.
L'obiettivo di tale emendamento è far pesare maggiormente le minoranze, vale a dire abbassare il quorum per la presentazione delle liste da un ventesimo (oggi è la norma di legge) non solo ad un quarantesimo, previsto dai relatori, ma all'1 per cento, per rendere possibile una certa dialettica nella vita aziendale, anche con riferimento all'espressione del voto e, quindi, alla composizione dei consigli di amministrazione.
Questa parte di articolato è molto importante, perché riuscire a dare trasparenza alle aziende è fondamentale sotto il profilo del controllo e delle garanzie da offrire agli azionisti, ai risparmiatori (che costituiscono il vero oggetto del provvedimento), ai lavoratori interessati, nonché alla collettività.
Riuscire ad introdurre trasparenza significa mettere in campo tutte le energie possibili in un'azienda, attribuendo in questo caso un certo ruolo alle minoranze. Per tale motivo, mi auguro che l'emendamento in esame venga approvato.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Grandi 1.4, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 392
Maggioranza 197
Hanno votato
176
Hanno votato
no 216).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Grandi 1.201, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 394
Maggioranza 198
Hanno votato
176
Hanno votato
no 218).

Prendo atto che l'onorevole Carra non è riuscito a votare.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Grandi 1.10.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Grandi. Ne ha facoltà.

ALFIERO GRANDI. Signor Presidente, vorrei avere dai relatori la conferma del parere favorevole espresso sull'emendamento...


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PRESIDENTE. Onorevole Grandi, sul suo emendamento 1.10 il parere è contrario, mentre sul suo successivo emendamento 1.210 è favorevole.

ALFIERO GRANDI. Avevo il dubbio di essermi «allargato» troppo nella benevolenza dei relatori...

PRESIDENTE. Si era un po' allargato, effettivamente!

ALFIERO GRANDI. Dal momento che l'emendamento 1.10 è stato sottoscritto anche dall'onorevole Agostini, vi era la speranza di una maggiore disponibilità ad accoglierlo.
Signor Presidente, intervengo sull'emendamento in esame, che è simile, anche se, in un certo senso, meno forte rispetto a quello precedente, per spiegare le ragioni sottese allo stesso.
Il problema è sempre quello della tutela della minoranza, nella convinzione che il monopolio del potere nell'azienda sia un fatto negativo. Del resto, la necessità di superare condizioni di monopolio nella vita aziendale è prevista anche dal testo proposto dai relatori, ma in forma troppo timida, inadeguata e non sufficiente a raggiungere l'obiettivo.
L'obiettivo che ci si propone di realizzare è non prevedere solo, come si cercava di fare con l'emendamento precedente, la possibilità di liste di minoranza presentate anche da quote azionarie basse, ma anche garantire la presenza nei consigli di amministrazione di membri espressi dalla minoranza degli azionisti nelle seguenti quote: due, se sono più di sette ed, in ogni caso, almeno il 20 per cento.
Respingere questo emendamento sarebbe un atto grave di miopia: riuscire, infatti, a garantire nella vita aziendale un certo pluralismo nelle forme di controllo - e la prima forma di controllo, non vi è dubbio, è rappresentata da un ruolo adeguato delle minoranze - è importante per la vita aziendale. Sarebbe, quindi, un errore respingere l'emendamento in esame.
Questo è il motivo per cui mi auguro che i relatori e il Governo modifichino la loro opinione ed accettino il consiglio che viene offerto loro attraverso questo emendamento: sarebbe un'opportunità per migliorare con maggiore coraggio il provvedimento in esame.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Grandi 1.10, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 390
Maggioranza 196
Hanno votato
168
Hanno votato
no 222).

Prendo atto che l'onorevole Tabacci non è riuscito ad esprimere il proprio voto.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Grandi 1.210.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Grandi. Ne ha facoltà.

ALFIERO GRANDI. È importante che il parere delle Commissioni sull'emendamento in esame sia favorevole in quanto, in caso contrario, le stesse avrebbero contraddetto la loro stessa opinione.
Infatti, nell'emendamento si riprende il contenuto di un comma già presente nel testo proposto dai relatori. Tuttavia, non sempre, quando si verifica la «malefatta», ne deriva la decadenza automatica dall'incarico; dunque, questa proposta emendativa tende proprio a sottolineare che, quando si realizzano determinati comportamenti, deve essere prevista non una sanzione, che non si sa se e quando sarà irrogata, ma l'immediata decadenza dall'incarico.
Pertanto, ringraziando i relatori per aver espresso parere favorevole sull'emendamento


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in esame, mi auguro che gli stessi abbiano la coerenza di non respingere emendamenti di analogo tenore ogni volta che saranno riproposti. Infatti, vi è stata una strana dimenticanza, vale a dire il fatto di aver previsto una norma una tantum e non in tutti i casi in cui il problema sussista. Spero quindi che questo sia l'inizio di un atteggiamento positivo, di disponibilità da parte delle Commissioni e del Governo.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Grandi 1.210, accettato dalle Commissioni e dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 399
Maggioranza 200
Hanno votato
393
Hanno votato
no 6).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Vernetti 1.200, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 398
Votanti 397
Astenuti 1
Maggioranza 199
Hanno votato
187
Hanno votato
no 210).

Prendo atto che l'onorevole Tabacci non è riuscito ad esprimere il proprio voto.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Pinza 1.211, accettato dalle Commissioni e dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti 402
Votanti 401
Astenuti 1
Maggioranza 201
Hanno votato
399
Hanno votato
no 2).

Prendo atto che l'onorevole D'Agrò non è riuscito a votare ed avrebbe voluto esprimere voto contrario.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Agostini 1.14, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 399
Maggioranza 200
Hanno votato
178
Hanno votato
no 221).

Prendo atto che l'onorevole D'Agrò non è riuscito ad esprimere il proprio voto e che avrebbe voluto esprimerne uno contrario.
Passiamo alla votazione dell'articolo 1.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Gambini. Ne ha facoltà.

SERGIO GAMBINI. Signor Presidente, intervengo per annunciare l'astensione del mio gruppo sull'articolo 1 che, in alcune parti importanti, contiene diverse innovazioni, garantendo la presenza nel consiglio di amministrazione dei rappresentanti della minoranza, senza tuttavia consentire che tale rappresentanza possa essere rapportata


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alla dimensione crescente dello stesso consiglio di amministrazione. In sostanza, si configura un diritto di tribuna che, comunque, garantisce il cambiamento dell'attuale assetto della governance delle imprese.
Sarebbe stato importante accogliere gli emendamenti che rendevano più semplice la presentazione delle liste da parte delle minoranze, consentendo alle stesse di essere meglio rappresentate all'interno del consiglio di amministrazione.
La finalità era quella di ottenere, attraverso questo ruolo, il primo elemento di controllo proprio all'interno dei consigli di amministrazione. Ciò rappresenta la migliore garanzia per il corretto funzionamento delle società, per la trasparenza del mercato finanziario italiano e per la tutela dei risparmiatori. Per questa ragione ci asterremo sull'articolo in esame.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Lettieri. Ne ha facoltà.

MARIO LETTIERI. Signor Presidente, intervengo per annunciare l'astensione del gruppo della Margherita sull'articolo 1. Ci asteniamo in quanto siamo riusciti comunque a migliorare il testo in esame che, anche se non ci soddisfa pienamente, compie un passo in avanti in materia di governance delle società.
Il fatto che sia prevista la presenza delle minoranze è sicuramente molto significativo, visto che all'inizio dell'iter del provvedimento la maggioranza su tale aspetto era decisamente contraria. Poi, evidentemente, la saggezza ha avuto la meglio, anche perché il ministro Siniscalco su questo punto in Commissione è stato molto chiaro. Certo, si poteva fare ancora di più, perché la trasparenza e il pluralismo nel governo delle società costituiscono la condizione per prevenire i famosi reati di falsificazione di bilanci e documenti.
Se esisterà un governo serio delle società, molte vicende come quella della Parmalat e della Cirio non si verificheranno più in futuro, o almeno così speriamo.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1, nel testo emendato.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti 402
Votanti 230
Astenuti 172
Maggioranza 116
Hanno votato
229
Hanno votato
no 1).

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