Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 595 del 2/3/2005
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(Esame dell'articolo 26 - A.C. 2436 ed abbinati)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 26 e delle proposte emendative ad esso presentate (vedi l'allegato A - A.C. 2436 ed abbinati sezione 16).
Nessuno chiedendo di parlare, invito il relatore per la X Commissione, onorevole Saglia, ad esprimere il parere delle Commissioni.

STEFANO SAGLIA, Relatore per la X Commissione. Signor Presidente, prima di procedere all'espressione dei pareri sulle proposte emendative presentate all'articolo 26, desidererei, con il suo permesso, svolgere alcune brevi considerazioni.
Con tale articolo stiamo affrontando il tema relativo alle competenze in materia di concorrenza. Si tratta di una delle questioni maggiormente dibattute nel corso di questi mesi; mi riferisco, in particolare, al trasferimento delle competenze in materia di concorrenza dalla Banca d'Italia all'Antitrust. Da più parti, in particolar modo dal ministro dell'economia e delle finanze, sia in Commissione sia in Assemblea, è stata condivisa la necessità di trasferire tali competenze dalla Banca d'Italia in quanto si tratterebbe di una riforma che aiuterebbe ad avvicinare il nostro paese alle istituzioni europee. Nonostante ciò, lo stesso ministro ha avuto modo di affermare che è in corso una sorta di tempesta (così l'ha definita) da un punto di vista finanziario, che in qualche


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modo minaccerebbe l'italianità degli istituti di credito e delle banche italiane.
Per questa ragione, pur condividendo la ratio secondo la quale le competenze in materia di concorrenza sarebbero da attribuire all'Antitrust, così come peraltro sostenuto dal Commissario europeo, Mario Monti, quando si procedette all'approvazione della legge istitutiva dell'Antitrust, ritengo - sulla base di un interrogativo che ritengo legislativo - che questo non sarebbe il momento più opportuno per attuare tale riforma.
Personalmente, penso sia indispensabile che, in una costruzione delle authority per funzioni, la concorrenza sia da attribuire all'Antitrust e non alla Banca d'Italia, anche in considerazione dei possibili conflitti di competenze tra controllore e controllato. Un altro interrogativo sorge per il fatto che è in atto il tentativo, da parte degli istituti di credito stranieri, di scalare le banche italiane.
Permanendo i dubbi, ritengo di manifestare l'orientamento prevalente delle Commissioni, che è quello di esprimere un parere favorevole sugli identici emendamenti soppressivi Antonio Pepe 26.2 e Nesi 26.203. Ribadisco, però, affinché rimanga agli atti, che non sarà possibile difendere a lungo gli istituti di credito italiani con simili strumenti perché il mercato finanziario unico europeo ci condurrà verso un'inevitabile riforma.

PRESIDENTE. Onorevole relatore, ho compreso le sue considerazioni. Tuttavia, dovendo comunicare all'Assemblea il parere del Comitato dei diciotto, mi interessa conoscere, appunto, il parere del Comitato stesso.

STEFANO SAGLIA, Relatore per la X Commissione. Dovendo rappresentare la maggioranza...

PRESIDENTE. Lei rappresenta il Comitato, non...

STEFANO SAGLIA, Relatore per la X Commissione. No, non la maggioranza, ma l'opinione maggioritaria. L'opinione maggioritaria formatasi in seno al Comitato dei diciotto è nel senso di esprimere un parere favorevole (Commenti)...

GIORGIO BENVENUTO. Non è così!

PRESIDENTE. Calma, calma e sangue freddo! Siamo qui tutti e non abbiamo alcuna fretta!
Onorevole relatore, poiché lei si è limitato ad esprimere il parere delle Commissioni sugli identici emendamenti soppressivi Antonio Pepe 26.2 e Nesi 26.203, la invito ad esprimerlo anche sulle altre proposte emendative presentate all'articolo 26.

STEFANO SAGLIA, Relatore per la X Commissione. Signor Presidente, onorevoli colleghi, posto che, come ho già detto, il parere è favorevole sugli identici emendamenti soppressivi Antonio Pepe 26.2 e Nesi 26.203, il parere è contrario sugli emendamenti Nesi 26.204, Agostini 26.3 (sul quale ha espresso parere contrario anche la V Commissione) e, condizionatamente all'esito della votazione degli emendamenti soppressivi, l'emendamento Grandi 26.202...

PRESIDENTE. Certo, onorevole relatore, ma lei deve esprimere il parere delle Commissioni su tutti gli emendamenti presentati, indipendentemente dall'esito della votazione sugli emendamenti soppressivi.

STEFANO SAGLIA, Relatore per la X Commissione. Il parere è contrario sugli emendamenti Grandi 26.202 e Giordano 26.4; sull'emendamento Gamba 26.206 formulo un invito al ritiro.

PRESIDENTE. Il Governo?

GIANLUIGI MAGRI, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, l'onorevole Saglia ha prospettato una corretta esegesi della posizione del Governo, spiegandola anche alla luce degli interventi degli ultimi mesi.
Vorrei soltanto ricordare che quando, a febbraio, abbiamo cominciato a lavorare,


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il tema era controverso e aperto a diverse soluzioni, alle quali si pensava di giungere non mediante un passaggio brusco, ma cercando comunque di favorire una compenetrazione, operando sul duplice piano dei rapporti e dei pareri, tra Banca d'Italia e Consob.
Ciò premesso, il parere del Governo è conforme a quello espresso dal relatore, con la seguente precisazione: nel caso in cui non si dovesse verificare la preclusione per effetto dell'approvazione degli identici emendamenti soppressivi Antonio Pepe 26.2 e Nesi 26.203, il Governo si rimetterebbe all'Assemblea sull'emendamento Grandi 26.202.

PRESIDENTE. Mi scusi, sottosegretario Magri, ma non ho capito: su cosa si rimette all'Assemblea?

GIANLUIGI MAGRI, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, il Governo si rimette all'Assemblea sull'emendamento Grandi 26.202, mentre esprime parere conforme a quello espresso dal relatore Saglia sul resto degli emendamenti, compresi gli identici emendamenti Antonio Pepe 26.2 e Nesi 26.203, sui quali è stato espresso parere favorevole.

BRUNO TABACCI, Presidente della X Commissione. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BRUNO TABACCI, Presidente della X Commissione. Signor Presidente, purtroppo devo rilevare che la dichiarazione resa dal relatore Saglia non è conforme alla decisione assunta questa mattina. È un incidente molto spiacevole che mi ha sorpreso e anche amareggiato.
Questa mattina, è toccato a me presiedere il Comitato dei diciotto, mentre era assente l'onorevole La Malfa. In tale circostanza, la decisione presa dai due relatori, su loro proposta, alla quale il Comitato dei diciotto ha aderito, era quella di rimettere all'Assemblea il giudizio finale, mentre il Governo ha confermato la tesi anticipata in aula dal ministro Siniscalco, che collegava un giudizio positivo sul tema della concorrenza ad una non congruità temporale riferita al fatto che sono in corso determinate operazioni. Quindi, appariva più prudente l'idea di prolungare nel tempo una decisione di questa natura.
Ovviamente, questo nuovo elemento crea qualche difficoltà, perché il percorso di questi giorni si è sviluppato sotto il segno di una grande collaborazione. Tra l'altro, ho appreso la notizia in aula «in diretta»; quindi, emerge anche un problema di fiducia personale.
Entrando nel merito della questione (rubo ancora trenta secondi), vorrei ricordare che, in tempi non sospetti, furono sottoposti all'attenzione del Parlamento provvedimenti di riordino delle autorità indipendenti. Mi capitò di presentarne uno nel gennaio 2002, molto prima che accadessero gli scandali della Parmalat, della Cirio o di altre aziende, che hanno penalizzato circa un milione di risparmiatori italiani. In quella sede, dopo il passaggio dalla lira all'euro, venendo meno talune ragioni, che all'epoca dell'istituzione dell'Autorità antitrust avevano fatto propendere per la Banca d'Italia in ordine alla competenza anche in materia di concorrenza bancaria, appariva molto più prudente procedere verso un'articolazione di questo controllo.
Il sistema bancario, in questi dieci anni, è profondamente cambiato. Nel 1992 tutte le banche erano pubbliche e, tutte, in qualche modo, rispondevano allo Stato. Oggi, tutte le banche sono private; tuttavia, si comportano come se fossero dei monopolisti pubblici. E questo meccanismo determina conseguenze di grande rilievo per le tasche degli italiani, siano essi consumatori, famiglie o piccole imprese. Dunque, il bassissimo livello di concorrenza che si determina nel nostro paese è una delle condizioni di evidenza del costo del servizio del denaro e, in generale, dei servizi finanziari. Se vogliamo prendere atto di tale circostanza, credo sia giunta l'occasione per farlo. Viceversa, se la politica è ad un passo dalla resa, perché la


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danza viene menata altrove, allora è evidente che siamo di fronte ad un passaggio di grande delicatezza.

PRESIDENTE. Onorevole Tabacci...

BRUNO TABACCI, Presidente della X Commissione. Sto per concludere, Presidente.
Una volta, nella prima Repubblica, c'era troppo politica e si decideva tutto, anche le nomine dei consigli di amministrazione delle casse. Ora, c'è troppo poca politica e non si incide più su nulla. È bene che il Parlamento rifletta, fin quando è in tempo (Applausi di deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e Misto-Comunisti italiani).
Si può arrivare a collegare la scelta sul mantenimento di questo articolo ad una entrata in vigore successiva. L'emendamento Grandi 26.202 stabilisce il termine del 1o gennaio 2007. Si può correggere, in modo tale che chi deve fare l'operazione sulla banca Antonveneta e deve difenderci dall'aggressione degli olandesi abbia il tempo per farlo, ma non inventiamoci altre scuse (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, Misto-Comunisti italiani e Misto-Socialisti democratici italiani)!

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, come dicono gli spagnoli, abbiamo «toreato in arene peggiori»... Abbiamo avuto altri momenti di difficoltà in questi anni, ma devo dire che in questo caso non ci troviamo davanti a difficoltà dovute ad interpretazioni politiche diverse, anche tra esponenti della maggioranza: questo non scandalizzerebbe più di tanto. In questo caso, io, come Presidente della Camera, mi trovo in una condizione diversa, perché mai è capitato che il relatore mi dicesse che il Comitato abbia preso un indirizzo e che il presidente della Commissione mi indicasse un indirizzo diverso. Quando io, prima di ogni voto in Assemblea, come «notaio» della situazione, dico che la Commissione è favorevole, il Governo si rimette all'Assemblea e così via, sostanzialmente agisco da «notaio» e trasferisco a voi quello che è successo nel Comitato. Il Comitato, oggi, in aula, ha una versione di un certo tipo del relatore e un'altra diversa del presidente della Commissione.
Io non posso procedere in queste condizioni; prima di aprire un dibattito sulle questioni che legittimamente ha affrontato adesso il presidente Tabacci, che sono questioni - su cui io non debbo e non voglio entrare - di merito, io sono garante di questioni di metodo e devo acquisire il parere del Comitato (Applausi).

IGNAZIO LA RUSSA. Presidente!

PRESIDENTE. Onorevole La Russa, le darò, certamente, anche per cortesia, la parola, però le chiedo di non parlare del merito; adesso non voglio che si proceda ad un dibattito sul merito, perché questo ci sarà tra pochissimo, quando voi esprimerete inequivocabilmente il parere. Mentre l'onorevole Magri, riportando il parere del Governo, salvo che non sia smentito dal Governo stesso (ma non credo), non deve rispondere a nessuno, voi mi dovete fotografare la realtà della maggioranza e della minoranza del Comitato dei diciotto, che mi è stata rappresentata in modo diverso.

IGNAZIO LA RUSSA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

IGNAZIO LA RUSSA. Signor Presidente, lei è stato fin troppo cortese a dare la parola a me e a consentire anche che il presidente Tabacci esponesse questioni di merito; avrebbe potuto forse anche interromperlo immediatamente.

PRESIDENTE. Certo, avrei potuto farlo...

IGNAZIO LA RUSSA. Concordo esattamente con lei. Poiché credo e so che non è stata resa possibile una riunione - prima di esprimere il parere - del Comitato dei diciotto, la prego, senza discussioni,


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di dare disposizioni affinché il Comitato si riunisca, così vediamo se ha ragione il relatore o il presidente (Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)!

MAURA COSSUTTA. Roba da matti!

GIORGIO BENVENUTO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIORGIO BENVENUTO. Signor Presidente, io sono d'accordo con l'impostazione che lei ha dato, perché siamo rimasti sorpresi anche noi. Infatti, il Comitato dei diciotto aveva recepito una indicazione nella quale i relatori, non il relatore, si rimettevano all'Assemblea e il rappresentante del Governo esprimeva invece parere favorevole. La proposta più saggia mi sembra sia quella di riunire il Comitato dei diciotto.

PRESIDENTE. È inevitabile, oltre che saggia...

RENZO INNOCENTI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RENZO INNOCENTI. Signor Presidente, il presidente La Russa ha fatto un'affermazione riguardo ad una questione sulla quale dobbiamo essere chiari. Dobbiamo sapere se è stata resa impossibile una riunione del Comitato dei diciotto prima dell'inizio dei lavori dell'Assemblea. Infatti, è un'affermazione grave, che viene fatta in quest'aula. Non possiamo metterla da parte; si tratta di questioni di grande rilievo. Allora, prima di prendere qualunque tipo di decisione - se sospendere, come, per quanto, eccetera - vorremmo avere una parola chiara su tali questioni (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e misto-Comunisti italiani).

PRESIDENTE. Una parola chiara la può dire solo il presidente La Malfa, visto che i presidenti sono due...

GIORGIO LA MALFA, Presidente della VI Commissione. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIORGIO LA MALFA, Presidente della VI Commissione. Signor Presidente, nel momento in cui lei chiede al relatore Saglia di esprimere il parere e di riferire quali siano state le conclusioni del Comitato dei diciotto, la risposta è inequivoca: i relatori, su questa materia, in sede di Comitato dei diciotto, hanno dichiarato che si sarebbero rimessi all'Assemblea. Altrettanto inequivoco è che il Governo abbia annunciato, invece, di essere favorevole.
Questa è la decisione del Comitato dei diciotto; possiamo rispettare il cambiamento di valutazione personale dell'onorevole Saglia, ma lei deve registrare i fatti di cui siamo testimoni.

GIORGIO PANATTONI. Presidente!

GIORGIO LA MALFA, Presidente della VI Commissione. In secondo luogo, non è stata rivolta - né da un capogruppo né da alcun membro delle Commissioni -, ai presidenti delle due Commissioni alcuna richiesta di riunire il Comitato dei diciotto, alla quale i presidenti stessi abbiano dato risposta negativa. Pertanto, pregherei l'onorevole La Russa di voler riconsiderare le parole che ha pronunciato (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo e Misto-Comunisti italiani).

PRESIDENTE. Poiché l'equivoco, se vi è stato - e vi è stato -, è venuto dalle parole dell'onorevole relatore Saglia, il quale mi chiede di intervenire, è ovvio che debba dargli la parola prima degli altri colleghi, che pure chiedono di parlare. Questo in modo che si possa chiarire se egli abbia cambiato parere, se abbia riferito correttamente


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le conclusioni del Comitato o se sia vero quanto testé dichiarato dall'onorevole La Malfa.
Onorevole Saglia, corrisponde al vero l'affermazione dell'onorevole La Malfa?

STEFANO SAGLIA, Relatore per la X Commissione. Il punto è il seguente, Presidente. Questa mattina si è riunito il Comitato dei diciotto che ha rassegnato i pareri. Nel corso della giornata si era reso necessario convocare nuovamente il Comitato dei diciotto per poter rivedere e approfondire le posizioni espresse, ma non è stato possibile farlo.

MAURA COSSUTTA. Perché?

MAURO AGOSTINI. Perché?

STEFANO SAGLIA, Relatore per la X Commissione. Nell'esprimere il parere favorevole, ho rappresentato un'intuizione (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo e Misto-Comunisti italiani)...

MARCO BOATO. No, questo non è possibile!

PRESIDENTE. Onorevole Boato, onorevoli colleghi...

STEFANO SAGLIA, Relatore per la X Commissione. Signor Presidente, vorrei completare il mio pensiero...

PRESIDENTE. Prego, onorevole relatore.

STEFANO SAGLIA, Relatore per la X Commissione. Si tratta dell'opinione prevalente. Infatti, signor Presidente, qualora riunissimo il Comitato dei diciotto su tale punto, sono sicuro che vi sarebbe una maggioranza favorevole (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo e Misto-Comunisti italiani)...

RENZO INNOCENTI. Ma scherziamo?

MARCO BOATO. Ma non è possibile!

PRESIDENTE. Onorevole Boato! Onorevole Boato, ma non è la cultura della giustizia da sé che può imporsi in questa sede! Lei non può farsi giustizia da sé; si sieda, per cortesia! Sentiamo cosa dice il relatore Saglia perché vi è il Presidente della Camera, e non lei, che deve tutelare le procedure; saprò tutelarle. Lasciamo terminare il relatore (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza Nazionale).
Onorevole Saglia, concluda.

STEFANO SAGLIA, Relatore per la X Commissione. Concludo, Presidente, ma vorrei fosse chiaro come la vicenda si può risolvere facilmente riunendo il Comitato dei diciotto per l'espressione del parere, atteso che l'orientamento della maggioranza del Comitato è per un parere favorevole (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo e Misto-Comunisti italiani).

PRESIDENTE. Onorevole Saglia (Commenti)... Onorevole Boato...

MARCO BOATO. Presidente, ho chiesto tre volte la parola!

PRESIDENTE. Lo so, onorevole Boato, che ha chiesto la parola e non gliel'ho data, analogamente a decine di altri colleghi, perché in questo momento si tratta di semplificare la situazione!
L'onorevole Saglia - lo dico a lei, onorevole, con molta chiarezza - ha il dovere di rappresentare il parere espresso dalle Commissioni, non quello che avrebbero dato se fossero state riunite in un secondo tempo; altrimenti, non è più un'Assemblea che approva le leggi in una condizione di rispetto delle regole, ma ciascuno si fa le regole che presume sarebbero entrate in vigore se le situazioni fossero state diverse. Se, per così dire, avessimo avuto le ruote, saremmo stati


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tutti dei tram; invece, siamo uomini e donne. Se dunque questa è la situazione, mi sembra sia chiaro quanto segue.
Adesso, avendo affrontato serenamente il provvedimento, e avendo discusso serenamente in aula - è voglio, a questo fine, ringraziare maggioranza ed opposizione della correttezza con cui hanno affrontato il tema - a mio avviso, onorevole La Malfa (ma vorrei dirlo anche all'onorevole Tabacci) credo che la scelta obbligata (quella che ritengo metta d'accordo tutti) sia sospendere la seduta...

MAURA COSSUTTA. Perché obbligata, signor Presidente?

PRESIDENTE. Ma, onorevole Cossutta, obbligata in base al buonsenso! Esiste qualcosa, in un paese, che si chiama buonsenso. Poiché la situazione è questa, non credo servano sotterfugi (Commenti del deputato Maura Cossutta)... Ma l'ha già detto l'onorevole Saglia... Sostanzialmente, abbiamo appurato che la versione dell'onorevole La Malfa è quella corrispondente a quanto accaduto.
Adesso c'è una richiesta che mi sembra dettata dal buonsenso (Commenti del deputato Maura Cossutta)... Ma sì, questo è stato detto chiaramente, da parte mia (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e Misto-Comunisti italiani)... Ho appena detto all'onorevole Saglia che era tenuto a rispondere di quello che era successo...

MAURA COSSUTTA. Allora il suo capogruppo ha detto il falso!

ANTONIO BOCCIA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Onorevole Boccia, credo che lei darà un contributo positivo a semplificare la questione, come è suo solito. Ha facoltà di parlare.

ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, mi consenta, ma le sue decisioni devono tener conto di due questioni, ed io, sulla prima, vorrei chiederle la cortesia di non introdurre un precedente che mi sembrerebbe francamente sconveniente.
Il risultato finale del lavoro svolto dalle Commissioni è stato testè riferito all'Assemblea dal presidente La Malfa. Metterlo in discussione, in qualsiasi modo, anche favorendo la riconvocazione delle Commissioni, rappresenta, a mio avviso, un grandissimo errore, poiché si mette in discussione il risultato dell'attività delle Commissioni stesse e riportato in Assemblea da uno dei presidenti, e mi sembra che ciò non possa avvenire.
In secondo luogo, signor Presidente, vorrei ricordare che il relatore ed presidente della Commissione possono chiedere, in ogni momento, una sospensione dei lavori dell'Assemblea, il rinvio in Commissione del provvedimento e l'esame di una determinata questione, e possono perfino revocare un parere precedentemente espresso per formularne uno nuovo. Tuttavia, signor Presidente, in questo secondo caso devono essere rispettate le procedure, deve essere formalizzata la convocazione, deve essere formato l'ordine del giorno, deve essere revocato il parere precedentemente espresso e, eventualmente, deve essere formulato un nuovo parere.
Se si introducono fatti diversi, si creano dei precedenti che, a prescindere dagli imbrogli nella maggioranza, portano degli imbrogli nella vita della Camera (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)!

PRESIDENTE. Onorevoli La Malfa e Tabacci, mi sembra che, come avevo immaginato, l'onorevole Boccia abbia introdotto elementi suscettibili di una seria valutazione da parte nostra, perché vi sono anche alcune procedure da rispettare.
Avrei ritenuto che fosse utile, in questo momento, una riunione del Comitato dei diciotto; ma se in Assemblea si registrano opinioni diverse, come quelle legittimamente espresse dall'onorevole Boccia, allora direi che sono i presidenti delle Commissioni a doversi esprimere, dinanzi


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all'Assemblea, sul fatto se ritengano più o meno utile tale riunione, oppure, visto che è stato acclarato il parere espresso dalle Commissioni stesse, se ritengano opportuno procedere con l'esame del provvedimento.
Pertanto, chiedo ai presidenti La Malfa e Tabacci di pronunciarsi sull'opportunità di riunire le Commissioni, oppure se ritengano di procedere con l'esame del provvedimento da parte dell'Assemblea. Dal momento che mi sembra che, almeno su questo punto, siamo tutti d'accordo, chiedo all'onorevole La Malfa, intervenendo anche a nome dell'onorevole Tabacci, per non avere problemi, come suggerisca di procedere.

GIORGIO LA MALFA, Presidente della VI Commissione. Signor Presidente, credo che il Comitato dei diciotto non si possa riunire se non in presenza di un fatto nuovo: ad esempio, se il Governo avesse presentato un suo emendamento, oppure qualora fossero state avanzate richieste di rinvio del provvedimento in Commissione.
Se non è accaduto tutto ciò, allora vorrei osservare che il Comitato dei diciotto ha già espresso il proprio pensiero (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)...

MAURA COSSUTTA. È chiaro!

GIORGIO LA MALFA, Presidente della VI Commissione. ... ha formulato il parere sulle proposte emendative riferite a tutti i 42 articoli del provvedimento e, di conseguenza, ha posto l'Assemblea nelle condizioni di procedere nell'esame.
Se poi uno dei relatori non è d'accordo con sé stesso, forse dovrebbe rendersi conto che non è più nelle condizioni di continuare l'esame del provvedimento (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo e Misto-Comunisti italiani)!

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, direi che questa discussione animata - ed anche un po' confusa - ha un esito chiaro: si va avanti con i pareri (Commenti)... Vi prego pertanto di prendere tutti posto nei banchi.
Passiamo, dunque, alla votazione degli identici emendamenti Antonio Pepe 26.2 e Nesi 26.203, su cui le Commissioni si sono rimesse all'Assemblea, mentre il Governo ha espresso parere favorevole.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Antonio Pepe. Ne ha facoltà.

ANTONIO PEPE. Signor Presidente, intervengo sul merito degli emendamenti in esame, anche se ritengo che il clima di amicizia che aveva segnato tutto l'iter di questo provvedimento avrebbe potuto consentire di aderire alla richiesta di riunire il Comitato dei diciotto, richiesta avanzata poco fa dall'onorevole Saglia, ed alla quale, invece, signor Presidente, si è ritenuto di non aderire.
Il mio emendamento 26.2 si prefigge di conservare in capo alla Banca d'Italia la valutazione della concorrenza in materia bancaria, con l'obiettivo di far restare in capo alla stessa Banca d'Italia le valutazioni in tema di fusione e concentrazione tra banche nazionali. Si tratta, quindi, di sopprimere l'articolo 26, perché estraneo al tema della tutela del risparmio. Tale articolo rischia di rallentare l'approvazione dell'intero provvedimento tra Camera e Senato, mentre i risparmiatori attendono risposte concrete.
Bisogna sopprimere l'articolo perché non possiamo perdere l'esperienza acquisita in molti anni dalla Banca d'Italia su un tema così delicato. Anche il particolare momento economico ci spinge a chiedere la soppressione dell'articolo 26. Il nostro sistema bancario non ha ancora completato la fase di ristrutturazione e modificarne oggi l'assetto non appare opportuno anche per le nostre imprese, che spesso necessitano di finanziamenti bancari per la loro operosità. Conservare alla Banca d'Italia la materia della concorrenza significa anche garantire che non vi saranno acquisizioni estere non controllate nel capitale delle nostre banche. Vi potrebbe essere il rischio, in caso contrario, di


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banche estere che acquisiscono le nostre banche per poi fare raccolta in Italia e investimenti all'estero.
Chiediamo quindi, un voto favorevole dell'Assemblea affinché sia soppresso l'articolo 26, in linea con quanto è stato chiesto dal Governo nelle Commissioni riunite. Ricordo che il Governo aveva presentato sul tema un emendamento che, a suo tempo, non fu accolto. Ciò non significa che in futuro, superata la fase di ristrutturazione, non si potrà tornare sul tema e studiare una nuova disciplina, come proponeva, poco fa, l'onorevole Saglia. Oggi, i tempi non appaiono maturi per una riforma in tal senso e, dunque, insisto per la votazione del mio emendamento soppressivo.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Armani. Ne ha facoltà.

PIETRO ARMANI. Signor Presidente, mi associo alle considerazioni testè svolte dal collega Antonio Pepe. Vorrei aggiungere che, da un punto di vista teorico, si può dire che la divisione delle diverse funzioni può essere trasferita alle differenti autorità. Tuttavia, signor Presidente, quest'omogeneità che si vuole assolutamente creare con il sistema europeo non si realizza, perché ognuno in Europa fa i propri interessi: li fanno la Francia, la Germania e il Regno Unito. Non vedo, dunque, perché non dobbiamo farli anche noi. Tutti dimostrano che le funzioni transfrontaliere non hanno, per ora, senso. Non dico che nel 2010 o nel 2020 ciò non potrà avvenire, ma oggi, lo ripeto, tali funzioni non hanno senso. Per questi motivi mi associo a quanto testè affermato dal collega Antonio Pepe.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Leo. Ne ha facoltà.

MAURIZIO LEO. Signor Presidente, nel chiedere di sottoscrivere l'emendamento Antonio Pepe 26.2, vorrei apportare come argomentazione una ragione tecnica inoppugnabile. Sappiamo che in materia di concorrenza bancaria occorre procedere con operazioni estremamente complesse, quali le fusioni, le scissioni e le acquisizioni di partecipazioni. Sappiamo anche che per fare ciò bisogna saper leggere i bilanci aziendali e sappiamo altresì che dal 1o gennaio 2005 i bilanci aziendali si leggono secondo nuove regole, quelle dei principi contabili internazionali, che può conoscere, ad oggi, solo un organismo: la Banca d'Italia. L'Autorità antitrust, infatti, non è assolutamente attrezzata per svolgere tale compito.
Questo è il motivo tecnico per cui, in questa fase, non si può prescindere dal sindacato sulla concorrenza in capo alla Banca d'Italia.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Patria. Ne ha facoltà.

RENZO PATRIA. Signor Presidente, l'onorevole Antonio Pepe ha illustrato i contenuti del suo emendamento 26.2; io svolgerò, al riguardo, una brevissima dichiarazione di voto. Noi di Forza Italia siamo, come sempre, a sostegno del Governo; siamo, quindi, per l'approvazione degli emendamenti soppressivi dell'articolo 26.
Peraltro vorrei ricordare ai colleghi che tra gli emendamenti soppressivi vi è l'emendamento 26.203 a firma dell'onorevole Nesi, autorevole esponente dell'opposizione. Ci auguriamo, quindi, che la maggioranza sia coesa con il Governo e voti a favore degli emendamenti soppressivi dell'articolo 26, così come farà il gruppo di Forza Italia.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Milioto. Ne ha facoltà.

VINCENZO MILIOTO. Signor Presidente, chiedo di aggiungere la mia firma all'emendamento in esame e preannuncio il mio voto favorevole, nonché quello del nuovo partito socialista.


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PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Agostini. Ne ha facoltà.

MAURO AGOSTINI. Signor Presidente, come già detto da altri colleghi in precedenti interventi, siamo giunti ad affrontare una questione molto corposa contenuta nel provvedimento in esame: forse, è la questione più importante su cui l'Assemblea è chiamata ad esprimersi.
Con la proposta avanzata dall'onorevole Patria, siamo in presenza di un'ulteriore opera di spoliazione di questo testo: foglia dopo foglia, questo «carciofo» rappresentato dal testo giunto oggi in Assemblea si riduce sempre più, avvicinandosi ad una «riformicchia».
Vorrei subito dire che siamo fermamente contrari alla soppressione dell'articolo 26 per una serie di ragioni e ne vorrei richiamare alcune rapidissimamente.
In primo luogo, vorrei porre una domanda ai colleghi di questa Assemblea: al netto delle vicende Parmalat, al netto degli scandali societari che vi sono stati in Italia, è o meno matura l'esigenza di una riforma degli assetti di vigilanza nel nostro paese? Credo si debba rispondere a questa domanda con lucidità.
Nella seconda metà degli anni Novanta, tutti gli ordinamenti europei hanno posto mano a questa riforma e lo hanno fatto in maniera diversa. Lo hanno fatto i francesi in un modo e gli inglesi in un altro, gli spagnoli in un modo e i tedeschi in un altro ancora; tutti gli ordinamenti moderni si sono posti il problema di un riassetto delle competenze di vigilanza.
Pertanto, non siamo sicuramente in presenza, caro onorevole Armani, di libri di testo o di ipotesi di scuola; siamo in presenza di concreti orientamenti che sono stati sperimentati e sui quali addirittura si può trarre un giudizio. Non indichiamo un modello, non segnaliamo il modello migliore fra quelli messi in atto in questi anni. Stiamo ponendo, però, un'esigenza che è ormai matura per una serie di ragioni. La ragione più importante è, forse, la seguente.
Come diceva prima il collega Tabacci, nessuno nega che, dal 1992 ad oggi, vi sia stato un grande cambiamento nel sistema bancario italiano: non v'è dubbio che sia così. Credo, però, che ci si debba anche porre lucidamente il problema se il tasso concorrenziale del nostro sistema creditizio sia adeguato alle esigenze competitive dell'economia italiana. La mia risposta è negativa: il tasso concorrenziale del nostro sistema non è adeguato. Bisogna fare dei passi in avanti, perché, altrimenti, le imprese e le famiglie pagano un costo aggiuntivo.
Anche gli ultimi dati sull'inflazione, quelli più recenti, testimoniano che vi è un incremento aggiuntivo del costo dei servizi bancari, che differenzia negativamente l'Italia dagli altri paesi. Ciò si riverbera, per quanto riguarda le famiglie, su un costo aggiuntivo che grava sul potere di acquisto dei cittadini e, per quanto riguarda le imprese, sulla loro capacità competitiva.
Mi sembra che la proposta da noi presentata, e che si è sviluppata nel corso del dibattito di quest'anno, facesse giustizia sulla migliore organizzazione per funzioni del nostro sistema di vigilanza. Per fare ordine e chiarezza ed evitare sovrapposizioni bisogna ricondurre il sistema di vigilanza ad un sistema di vigilanza per funzioni.
Detto ciò e detto che saremo contrari alla soppressione dell'articolo 26, credo che, venendo incontro alle considerazioni svolte dall'onorevole Tabacci e dal rappresentante del Governo, potrebbe esservi una sola subordinata: quella di uno scivolamento dell'entrata in vigore di tale normativa. Anche il sottosegretario Magri ha fatto riferimento all'emendamento Grandi 26.202 secondo cui l'inizio del nuovo sistema andrebbe spostato al 1o gennaio 2007. Noi siamo per la prima scelta, cioè un voto contrario alla soppressione. Se, però, si svolgesse qui in aula una discussione seria su tale punto - introdurre il nuovo assetto di vigilanza ma posticiparne l'entrata in vigore - si andrebbe incontro a due preoccupazioni emerse nel dibattito. Si farebbe un'operazione di buonsenso


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perché si risponderebbe sia alla preoccupazione di chi dice - come disse il ministro Siniscalco in sede di discussione sulle linee generali - che vi sarebbe un affondo sulle banche italiane, sia ad esigenze di carattere organizzativo. Infatti, è evidentemente impossibile che dall'oggi al domani, per tutta la complessità del sistema che deve essere messo in campo, si possa passare da un'autorità all'altra. Quindi, si tratterebbe di una forma di buonsenso che consentirebbe un'operazione positiva.
Signor Presidente, vorrei che lei si soffermasse a valutare un aspetto. Stiamo discutendo dell'articolo 26 ed esamineremo successivamente altri articoli molto delicati come il 27 ed il 28. Si tratta di questioni molto delicate sulle quali da parte della maggioranza - lo dico con rincrescimento - si sta facendo terra bruciata del rapporto positivo che si era sviluppato in tutto il dibattito. Il rapporto positivo si era sviluppato nel lavoro delle Commissioni, nel lavoro del Comitato dei diciotto e ne sta dando atto anche il Governo. Non è possibile su questioni di tale delicatezza, come quelle riguardanti gli assetti di vigilanza nel nostro paese, assistere alla scena a cui abbiamo assistito prima per cui, all'insaputa di tutti, un importante esponente della maggioranza ci comunica che la sua opinione è diversa da quella che ci aveva espresso questa mattina. La questione, signor Presidente, non è soltanto di carattere istituzionale, come lei ha giustamente rilevato, ma ha anche un risvolto politico: di fronte a tali posizioni l'opposizione con cosa deve confrontarsi? Qual è l'orientamento della maggioranza su un tema così delicato che riguarda gli assetti di vigilanza nel nostro paese? Qual è il punto di riferimento che l'opposizione può avere rispetto alle posizioni espresse dalla maggioranza?
Non si tratta di una questione di lana caprina o di una questione meramente metodologica: perché si possa sviluppare un ragionamento serio deve esservi piena consapevolezza e trasparenza delle proprie posizioni. Noi le nostre posizioni le abbiamo espresse per primi in una proposta di legge che abbiamo presentato oltre un anno fa: ne rispondiamo in quest'aula ed anche al paese nei confronti dei diversi interessi che si muovono intorno a tale vicenda. Sarebbe bene che tutti avessero la stessa chiarezza di comportamento che ha il gruppo dei DS e, complessivamente, l'opposizione su tali temi (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Villetti. Ne ha facoltà.

ROBERTO VILLETTI. Signor Presidente, siamo davvero arrivati al cuore di questo provvedimento. La valutazione che dobbiamo dare non può che partire dalla storia di questi anni, valutando come ha funzionato il sistema bancario e finanziario italiano dal 1992. Non solo abbiamo avuto un passaggio da un sistema a dominanza pubblica ad un sistema ampiamente privatizzato, ma abbiamo avuto anche una ristrutturazione dei poteri all'interno del sistema finanziario. Aggiungo che spesso questa ristrutturazione dei poteri non è stata trasparente e non ha favorito né il pluralismo, né la concorrenza. Siamo stati di fronte a cambiamenti di notevole portata, sui quali non c'è stato nel paese neanche il dibattito che ciò avrebbe meritato.
Il sistema bancario e finanziario italiano è passato quindi ad essere ampiamente privatizzato, conservando però la mentalità di un sistema protetto. Ciò che il sistema finanziario oggi chiede è protezione, ma quando un organismo economico finanziario chiede protezione significa che si sente debole e quando si sente debole in un mercato concorrenziale significa che questo organismo non funziona con i livelli di efficienza con i quali invece dovrebbe svolgere il proprio ruolo. È per questo motivo che bisogna guardare in maniera aperta e critica al modo con il quale la Banca d'Italia ha esercitato il proprio ruolo nel campo della concorrenza.
Non c'è, onorevole Armani, soltanto una scelta di scuola, una scelta di principio!


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C'è anche una valutazione, che spetta al Parlamento, su come la Banca d'Italia ha esercitato il proprio ruolo in tema di concorrenza tra le banche. E questa valutazione non può essere compiutamente positiva: non gli si può dare 10, non gli si può dare 8, e a stento siamo tra il 5 ed il 6, considerando tutti gli elementi che provenivano dal sistema finanziario e che chiedevano protezione alla Banca d'Italia. È per questo motivo, signor Presidente, che siamo favorevoli al passaggio dei poteri di controllo all'Antitrust. Siamo inoltre del parere che l'emendamento 26.3 presentato dall'onorevole Agostini possa rispondere a quelle necessità di garanzia, rispetto ad altre protezioni che vengono assunte per il sistema bancario di altri paesi europei.
Riteniamo, infine, che sia necessaria una transizione. È infatti evidente che non è possibile, da un momento all'altro, arrivare da un posto all'altro. Quindi, l'emendamento 26.202 presentato dall'onorevole Grandi può essere senz'altro accolto, come ha detto anche l'onorevole Agostini.
Però, onorevoli colleghi, quanto detto dal presidente Tabacci - il quale spesso dice le cose in maniera aspra e cruda, ma vera - dovrebbe far riflettere tutti: dalla Camera deve venire un forte impulso alla crescita e allo sviluppo. E questo lo si fa mettendo il nostro sistema bancario in condizione non di camminare lentamente, bensì di correre, perché senza un sistema che corre non si ha sviluppo (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-socialisti democratici italiani e della Margherita, DL-L'Ulivo)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Nesi. Ne ha facoltà.

NERIO NESI. Signor Presidente, intervengo a titolo personale soltanto per la lunga esperienza che ho del sistema bancario (circa 30 anni). Ricordo che, quando Giuliano Amato definì il sistema bancario retto dalla legge del 1936 - che fu una buona legge - una «foresta pietrificata», io gli risposi che avremmo creato una giungla selvaggia, e questo è quello che è avvenuto.
Si tende adesso a modificare questo sistema, disgiungendo le due responsabilità, quelle relative alla vigilanza, attribuite alla Banca d'Italia, e quelle relative alla concorrenza, deferite alla Commissione antitrust. Credo che ciò sia un errore ed è per tale motivo che ho presentato l'emendamento che è stato già discusso e quello successivo.
A mio avviso, non solo è un errore disgiungere le responsabilità, ma occorre anche che la Banca d'Italia risponda a qualcuno. È un errore, in primo luogo, perché il sistema bancario non è un sistema economico come gli altri; è un sistema assolutamente peculiare rispetto a quello economico nazionale e ciò è stato consacrato dalla Costituzione della Repubblica che, all'articolo 32, ha previsto soltanto il sistema bancario come degno di essere citato in modo specifico.
Inoltre, disgiungere la vigilanza dalla concorrenza vorrebbe dire creare due «teste», una contro l'altra armate, infondendo ulteriore confusione nel sistema bancario. Ma due «teste» - è qui la debolezza della proposta dell'onorevole Tabacci, con il quale ho avuto già un'amichevole confronto in sede di discussione sulle linee generali - che non rispondono a nessuno, mentre noi dobbiamo mantenere una «testa» sola che risponda a qualcuno.
Cari colleghi, il sistema bancario italiano ha assunto in questi anni nuovi ed importanti incarichi e poteri. Secondo una recente indagine sul sistema bancario italiano, le banche italiane sono già comproprietarie di circa 50 aziende industriali. Se le questioni della FIAT avranno un certo esito, un gruppo di banche dovrà convertire i suoi crediti in azioni della FIAT e, quindi, il sistema bancario diventerà proprietario della maggioranza relativa delle azioni della più grande impresa industriale italiana.
Siamo di fronte ad un potere reale sempre più forte che ha bisogno di qualcuno che lo guidi. Non può essere diviso


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fra due guidatori! Questa è la ragione di fondo, per la quale credo che sia la vigilanza sia la concorrenza debbano avere una guida sola.
Tuttavia (ho presentato al riguardo una proposta emendativa), la Banca d'Italia non può rispondere soltanto a se stessa o a Dio onnipotente. La Banca d'Italia deve avere un interlocutore politico e, per tale motivo, sono fortemente contrario alla posizione di quei colleghi che hanno proposto l'abolizione del Comitato interministeriale per il credito ed il risparmio.
Il Comitato interministeriale per il credito ed il risparmio è il punto di riferimento e di raccordo fra il Parlamento, il Governo e la Banca d'Italia che vigila sul sistema del credito sia dal punto di vista della gestione del sistema sia dal punto di vista della concorrenza.
Pertanto, bisogna riaffermare il concetto che la Banca d'Italia risponda ad un organismo politico, non chiedendo autorizzazioni, ma riferendo periodicamente al sistema politico circa il suo comportamento. In casi eccezionali - è il secondo punto del mio intervento - il Comitato interministeriale per il credito ed il risparmio può chiedere alla Banca d'Italia di venire a riferire sul suo comportamento.
Ponete attenzione ai due grandi casi che si sono verificati in questo momento nel mondo finanziario europeo.
È possibile che sia soltanto la Banca d'Italia a dire «sì», «no» o «come»? Credo che questi due grandi casi riguardino la politica estera e la politica finanziaria del paese; occorre un'autorità politica che li amministri!
Quindi, la mia proposta è quella di mantenere l'unità di vigilanza e di concorrenza in unica mano, che non può fare ciò che vuole, dovendo riferire al sistema politico attraverso il Comitato interministeriale per il credito e il risparmio.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pinza. Ne ha facoltà.

ROBERTO PINZA. Mi ha colpito una frase dell'onorevole Saglia - che oggi ha tenuto comportamenti un po' particolari, anche se ciò non può in nessun modo toccare l'eccellente lavoro che ha svolto in questi mesi - del seguente tenore: anch'io la penserei così, ma non è il tempo! Quando viene questo tempo? Se ci consultiamo uno per uno, tranne qualcuno convinto che la situazione attuale debba essere conservata essendo la migliore possibile, forse la stragrande maggioranza pensa che ci sia qualcosa da innovare nel mondo delle autorità. Tuttavia si afferma: non è il tempo!
Allora, tutti i nostri vicini di casa, tutti gli altri paesi europei, che tempi si sono dati? Due popoli supertradizionalisti, come gli inglesi e i tedeschi, hanno realizzato qualcosa che è mille volte più avanzato di quel passettino che oggi intendiamo realizzare: hanno creato un'autorità unica per tutto il mondo di banche, finanza e assicurazioni. Gli inglesi hanno realizzato il servizio finanziario e i tedeschi hanno creato un'istituzione unica chiamata BaFin e noi oggi ci spaventiamo ritenendo che non sia ancora arrivato il tempo. In realtà, dovremmo immaginare che il tema della concorrenza sia trattato dall'Autorità antitrust, dall'autorità naturale, sia pure con le mille cautele introdotte in questo progetto.
I due relatori non devono votare per la soppressione del loro testo, ciò non si pretendeva neanche nel Medioevo! Nel loro pregevole testo hanno circondato l'attribuzione di tali poteri all'Autorità antitrust di una serie di giuste cautele, prevedendo addirittura che, se la Banca d'Italia ritiene che vi siano prevalenti esigenze di stabilità, è possibile che quella operazione si realizzi anche se lesiva della norma sulla concorrenza. E si poteva anche andare avanti con altre cautele, tanto è vero che su ciò vi è stata sempre ampia disponibilità anche da parte nostra.
Ma cosa vuole dire presentare un emendamento soppressivo? Vuol dire sopprimere addirittura il primo provvedimento del Governo che, potendo decidere se approvare solo alcuni articoli della tutela del risparmio o mettere mano anche all'architettura delle autorità, ritenne che


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anche questo punto fosse essenziale. Devo difendere io il Governo di centrodestra? Devo difendere io questa connessione logica tra modificazioni di norme sull'architettura delle autorità e la tutela del risparmio?
Accogliere l'emendamento soppressivo vuol dire cancellare tutto il lavoro che abbiamo svolto insieme e che voi avete fatto soprattutto nell'ultima fase, visto che fino ad un certo punto vi erano relatori di maggioranza e di minoranza ma, successivamente, solo relatori di maggioranza.
Insisto su tale argomento in quanto non sono convinto che ci dobbiamo relegare sempre in posizioni basse. Non possiamo, ogni volta che c'è una modificazione positiva da introdurre nel nostro ordinamento, fare un passettino sulla modernizzazione rispetto ai chilometri che altri stanno compiendo.
Adesso si oppone il problema che le banche straniere comprerebbero le nostre e che, quindi, non sarebbe il momento giusto. Forse il prossimo anno questo «momento» cambierà? Forse tra due o tre anni cambierà l'orientamento delle banche straniere nei confronti di quelle italiane o quello delle nostre verso quelle straniere? In questi ultimi anni non hanno forse le banche italiane comprato impunemente banche straniere, quantomeno in mezza Europa?
Visto che tale provvedimento è nato bipartisan, non voglio insistere ulteriormente su questo argomento. Tuttavia, uniamoci almeno in uno sforzo per fare quei passi avanti ragionevoli che possano essere compiuti. Pertanto, vi pregherei di non approvare questi emendamenti soppressivi.
Forse può esser fatto qualcosa per migliorare ulteriormente il testo e l'onorevole Agostini ha avanzato un suggerimento prezioso. Devono essere dettati i tempi e chiariti i processi di adeguamento. Benissimo, questo può essere fatto!
Esistono talune spersonalizzazioni che possono e devono essere fatte, ma che storia è mai quella di arruolarsi sempre in «squadre» a favore di una persona o di un'altra? Ma la funzione dei parlamentari è forse quella di essere aggregati e arruolati in «squadre»? È forse questo il modo in cui ci dobbiamo presentare?
Ebbene, credo che non si debba approvare un emendamento soppressivo. Al contrario, ritengo che si debba ancora lavorare perché esiste lo spazio per migliorare il testo. Sarebbe questa una risposta del Parlamento almeno minimamente adeguata verso le richieste di un paese che da un anno osserva le nostre evoluzioni intorno ad un problema chiamato nientemeno «tutela del risparmio» (Applausi dei deputati del gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Alfonso Gianni. Ne ha facoltà.

ALFONSO GIANNI. Signor Presidente, ho chiesto la parola dopo aver ascoltato l'onorevole Tabacci. Tuttavia, lei giustamente - avendo, a mio avviso, presieduto assai correttamente questa fase intricata del nostro dibattito - ha dato corso ad altre priorità riguardanti l'ordine dei lavori.
Comunque, l'intervento del presidente Tabacci è risultato chiave ed assai importante perché ha riproposto «la questione delle questioni», ovvero il problema che nel 1992 le banche erano pubbliche, mentre nel 2005 le banche sono private. La sostanza della questione è che questo enorme processo di privatizzazione ha comportato una concentrazione monopolistica che fa capo sostanzialmente a quattro grandi gruppi bancari - e quindi può essere definita oligopolistica - che, come abbiamo visto durante i lavori dell'indagine conoscitiva o nei corridoi delle Commissioni finanze e attività produttive - esercitano pressioni sul potere politico per avere consensi e misure a loro favore.
Allo stesso tempo, come ricordato dall'onorevole Nesi, di cui rispetto l'esperienza, anche se in questo caso esprimerò voto contrario sul suo emendamento, l'attività finanziaria si è complicata. Non vi è dubbio che in tutto il secolo trascorso e


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con maggiore rapidità negli ultimi anni la presenza delle banche all'interno della proprietà dell'azienda è diventata più intensa e diffusa.
Da questo punto di vista, un anno fa, ovvero il 18 marzo 2004, a conclusione delle attività dell'indagine conoscitiva, nella relazione di minoranza mi permettevo di suggerire una soluzione molto semplificata che, tuttavia, ritengo sostanzialmente rigorosa.
Mi riferisco alla riconfigurazione del sistema di controllo, dando a ciascuna Autorità il compito di garantire una sola finalità. Da questo punto di vista, è evidente che non condivido le opinioni di chi ritiene di poter unificare il controllo della stabilità del sistema bancario con quello della vigilanza. Invece, ritengo che l'intero sistema finanziario ed economico debba ricomprendere tre grandi autorità, procedendo verso una sostanziale semplificazione rispetto al quadro esistente. Anzitutto da un lato, la Banca d'Italia, dotata di autonomia dal potere politico, messa però a garanzia del sistema bancario.
In tal senso, allora, posso concordare con l'onorevole Nesi: il Comitato interministeriale per il credito ed il risparmio (CICR) non dovrebbe essere abolito; forse si possono contenere le sue funzioni ma è comunque necessaria una relazione con il Governatore della Banca d'Italia ed il suo establishment, per verificare che la stabilità sia reale.
Penso che i compiti della Consob debbano essere incrementati, garantendo la trasparenza dei mercati e degli operatori, comprese le banche, le società di intermediazione finanziaria e le assicurazioni.
Ritengo, infine, che le funzioni dell'Antitrust, Presidente Casini, sulla nomina del cui vertice lei detiene dirette responsabilità, debbano essere intensificate, al fine di garantire la concorrenza non solamente nei mercati finanziari ma anche all'interno del settore bancario. Quindi, la materia della concorrenza non può più essere oggi circoscritta in ciò che gli economisti definivano i mercati reali (è un'espressione desueta, ma non ne esiste una migliore), cioè nei mercati dove interviene la transazione delle merci in quanto oggetti. Pertanto mi rifaccio alle ragioni ricordate dal collega Nesi e da tanti autorevoli studiosi; ossia, preso atto dell'esistenza del capitale finanziario e quindi della commistione e della contaminazione inestricabile tra finanza ed impresa (con una prevalenza della prima sulla seconda) qualora l'Antitrust agisse semplicemente sui mercati reali, cioè sulla transazione, sul commercio delle merci in quanto oggetti e non entità finanziarie, fallirebbe totalmente la sua funzione.
È per tale motivo che, in un sistema con queste caratteristiche, l'Antitrust ricopre un ruolo fondamentale e deve mantenere determinate funzioni.

PRESIDENTE. Onorevole Alfonso Gianni, la invito a concludere.

ALFONSO GIANNI. Sarò breve, signor Presidente.
Non ritengo abbia senso abolire l'articolo 26; sarebbe più opportuno modificarlo, come ipotizzato in alcune proposte emendative.
Vorrei aggiungere anche, in riferimento al successivo emendamento 26.202 del collega Grandi, che tale proposta mi sembra priva di senso ed invito il collega a ritirarla. Non comprendo le motivazioni per dilazionare i tempi, andando oltre il termine di questa legislatura. Che senso ha far riferimento alla data del primo gennaio 2007, quando vi saranno un altro Governo ed un altro quadro politico? Se sono necessari tempi più lunghi possiamo stabilirlo, ma comunque restando nell'ambito della scadenza di questa legislatura. Non penso sia corretto demandare l'esecutività delle nostre decisioni a coloro che verranno, che ci auguriamo siano di un certo tipo, ma non lo sappiamo...

PRESIDENTE. Saluto le studentesse dell'istituto professionale di Stato «Quintino Sella» di Asti, che stanno assistendo ai nostri lavori dalle tribune (Applausi).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole D'Agrò. Ne ha facoltà.


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LUIGI D'AGRÒ. Signor Presidente, noi tutti sapevamo perfettamente - e lo abbiamo constatato nel corso del dibattito - che quello attualmente in esame è un aspetto discriminante dell'intero provvedimento. Successivamente, nel prosieguo dei nostri lavori dovremo affrontare un altro passaggio del testo che riveste analoga portata, il quale, probabilmente, avrà un impatto della stessa natura cui stiamo assistendo in questa fase.
Credo vi siano tre elementi da evidenziare. Anzitutto, mi permetto di dare pubblicamente atto al presidente Tabacci della coerenza manifestata, non da oggi. Tale atteggiamento è stato perseguito con precisione e determinazione tali da fargli onore, anche perché all'interno del gruppo si sono manifestate diverse e difformi intenzioni su alcuni aspetti fondamentali del provvedimento di legge in discussione. Abbiamo, peraltro, verificato che il tema ha provocato una sorta di lacerazione anche nello stesso Comitato dei diciotto.
Quindi, non è chiaro fino in fondo che anche la maggioranza abbia su questo tema un'indicazione precisa e serena. Anche da parte dell'opposizione esistono alcune voci che, in qualche modo, escono dal coro; mi riferisco, in particolare, all'onorevole Nesi, il quale, secondo me, ha puntualizzato in maniera precisa e con molta attenzione quale problema potrebbe insorgere se la concorrenza fosse posta nelle mani dell'Antitrust, secondo una logica di capacità di accelerazione del contesto del mercato mobiliare ed immobiliare bancario, tenuto anche conto del fatto che tale mercato detiene la comproprietà di circa cinquanta imprese italiane (e che tale numero è fortemente sottostimato).
Di fronte ad una turbolenza dei mercati con capacità di aggredire in termini di concorrenza il mercato finanziario italiano, potrebbe anche accadere che gran parte delle imprese, anche quelle cui si tiene in particolare, per vedere proiettata in avanti la capacità competitiva del sistema economico italiano, diventino di capitale straniero.
So che molti dicono che non sono interessati alla proprietà, quanto alla situazione dell'occupazione italiana. A tale proposito ho qualche perplessità, perché ho visto che Francia e Germania in questo campo adottano misure assolutamente diverse rispetto alle nostre.
Noi qualche volta utilizziamo il mercato come se questo fosse la panacea di tutti i mali e la concorrenza come se fosse il punto di riferimento essenziale per trovare un equilibrio del nostro sistema, mentre gli altri che lo hanno sperimentato in molte occasioni hanno la capacità di arrivare a proteggere fino in fondo il proprio mercato ed il proprio tessuto economico.
Proprio per questo motivo, ritengo che a questo punto, quando l'onorevole Pinza dice che, in qualche modo, la posizione che si va ad assumere attraverso la soppressione dell'articolo 26 farebbe regredire il Governo e la posizione da esso assunta già da qualche mese, il gruppo dovrebbe trovare una linea di sintesi politica.
Mi è parso conveniente far presente che, poiché il Governo su tale emendamento soppressivo dell'articolo 26 aveva ed ha dato anche poco fa un'indicazione precisa, la posizione non potrebbe che essere questa in termini di coerenza.
Svolgo un'ultima osservazione. È vero, non credo che risolveremo tutti i problemi sopprimendo l'articolo, ma sul tema delle cosiddette authority il dibattito aperto a suo tempo non era quello se mantenerle tutte o meno; il problema più importante era come ristrutturare complessivamente anche il sistema delle autorità, la qual cosa non è assolutamente avvenuta e siamo tornati indietro anche rispetto a quel punto di riferimento.
Non so quindi se, per gli interessi dei cittadini e della tutela del risparmio in senso generale, effettivamente questo articolo ci stia come «i cavoli a merenda» (Applausi dei deputati dei gruppi dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro e di Alleanza Nazionale).


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GIORGIO LA MALFA. Presidente della VI Commissione. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIORGIO LA MALFA, Presidente della VI Commissione. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ovviamente siamo giunti al cuore della questione da affrontare ed io parlerò contestualmente degli articoli 26 e 28, che sono inscindibili nella valutazione del contenuto del provvedimento.
Consentitemi anche di dire che ieri abbiamo approvato undici articoli in poche ore e che stamattina nel Comitato dei diciotto si respirava un clima molto costruttivo. Con sorpresa, pur in tale clima favorevole, mi è tornato in mente il punto di un'opera di Mozart, nella quale un protagonista dice: «Troppo dolce comincia la scena: in amaro potrìa terminar»: e questa è la situazione nella quale ci stiamo avviando in questo dibattito!
Noi vogliamo rivendicare, e ritengo di poter parlare anche a nome dell'onorevole Tabacci, l'impegno con il quale le Commissioni attività produttive e finanze della Camera dei deputati hanno impostato l'esame di questa difficile e complessa materia, nella convinzione che si trattasse di una materia su cui il Parlamento doveva affermare la propria sovranità di fronte ai troppi poteri esterni che cercano di condizionare le nostre decisioni. Proprio per questa ragione, rivendichiamo di avere cercato di uscire dai confini ristretti della maggioranza, perché tanto più ristrette sono le maggioranze tanto più esse sono dominabili dagli interessi esterni. Pertanto, esprimo il mio ringraziamento ai colleghi dell'opposizione e ai relatori della maggioranza per aver cercato in ogni momento con il sostegno dei presidenti delle due Commissioni di trovare quei punti comuni che rappresentano la tutela del Parlamento rispetto alle interferenze esterne dei grandi poteri economici, pubblici e privati, che troppo spesso condizionano la libertà della vita politica e quindi i doveri che ciascuno di noi ha nei confronti del paese e della collettività.
Siamo contenti di aver portato questo provvedimento all'esame del Parlamento e rispetteremo la libertà di coscienza e di valutazione di ciascun collega. Pur nel dissenso, debbo esprimere la mia solidarietà all'onorevole Saglia, relatore per la X Commissione, perché egli deve essere stato assoggettato a pressioni scandalose rispetto alla sua libertà di parlamentare che noi, colleghi, abbiamo il dovere di difendere proprio di fronte alla svolta che l'onorevole Saglia è stato costretto a compiere.
I due temi contenuti negli articoli 26 e 28 sono connessi, e in seguito dirò perché. Poiché su questi due temi formulerò una proposta di voto diversa, li tratterò separatamente.
Sul tema della concorrenza, su cui si sono soffermati il collega Nesi ed altri colleghi, è stato usato, da parte dei difensori dell'assetto attuale, cioè del mantenimento dei poteri in materia di concorrenza alla Banca d'Italia, un argomento che ritengo debole ed essenzialmente sbagliato. È stato detto, in particolare, che non vi è contrasto tra la difesa della stabilità e la difesa della concorrenza. Si è affermato che banche più stabili sono anche più concorrenziali e possono quindi meglio assicurare questo risultato. Onorevoli colleghi, questo non è vero! Onorevole Nesi, non è così! C'è un conflitto fra l'obiettivo della stabilità e l'obiettivo della concorrenza. Quest'ultima distrugge la stabilità; e questa è la sua funzione perché per poter apportare i suoi benefici ai consumatori essa deve essere in grado di distruggere la stabilità, deve cioè mandare qualcuno fuori dal mercato attraverso l'abbassamento del prezzo o dei costi. Conseguentemente, nella tutela della concorrenza vi è qualcosa di intrinsecamente contraddittorio rispetto alla tutela della stabilità. Onorevole Pinza, questo argomento è stato affrontato non allo stesso modo negli altri paesi. Ad esempio, negli Stati Uniti la concorrenza bancaria è affidata alla Federal Reserve; cioè, in quel paese si riconosce una situazione analoga a quella che è riscontrabile in Italia, senza per questo utilizzare necessariamente l'argomento


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nazionalistico. Pertanto, ritengo sbagliato affermare che noi saremmo deboli rispetto ai concorrenti.
Onorevoli colleghi, la mia opinione su questo aspetto, e i colleghi che hanno seguito i lavori la conoscono da molti mesi, è che, proprio perché concorrenza e stabilità possono essere in contrasto tra loro, al fine di evitare una paralisi, forse sarebbe meglio mantenerle nelle stesse mani. Mi preparavo quindi ad annunziare in questa sede che sono, come peraltro auspica l'onorevole Nesi e i colleghi capigruppo, per il mantenimento alla Banca d'Italia, almeno fino a quando sarà operata quella più ampia riorganizzazione di tutte le autorità indipendenti, dei poteri che essa ha attualmente. Questo perché, ripeto, penso che proprio dove c'è un conflitto possibile tra concorrenza e stabilità dobbiamo scegliere se tali poteri debbono essere collocati nelle mani di chi ha la stabilità o nelle mani di chi ha la concorrenza.
Alla luce dell'episodio molto grave di cui è stato vittima, se così posso esprimermi, l'onorevole Saglia, comunico ai colleghi della maggioranza che, sull'articolo 26, non sono in grado di mantenere la posizione in precedenza specificata. Quindi, mi asterrò, anche se, dal punto di vista concettuale, dovrei votare per la soppressione dell'articolo.
Per quanto riguarda, invece, il successivo articolo 28 ...

PRESIDENTE. Onorevole La Malfa...

GIORGIO LA MALFA, Presidente della VI Commissione. ... concernente la durata della carica del Governatore della Banca d'Italia, chiedo all'Assemblea di votare per l'introduzione di un mandato a termine, in conformità al testo dell'articolo medesimo, per i seguenti motivi: una norma analoga è accolta in tutti i paesi del mondo; non vi sono esempi diversi; se, votando per conservare le competenze in materia di concorrenza alla Banca d'Italia, la Camera lascia quest'ultima nelle mani delle banche commerciali, allora bisogna dare al Governatore quell'indipendenza che viene dal mandato a termine, affinché egli non debba prendere le sue decisioni sotto il controllo di coloro i quali hanno la proprietà della Banca d'Italia.
Un voto a favore dell'articolo 28 è un voto a favore dell'indipendenza della Banca d'Italia: mi auguro che il Parlamento voglia esprimerlo!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Ruggeri. Ne ha facoltà.

RUGGERO RUGGERI. Signor Presidente, nel dichiarare di essere d'accordo con il collega Pinza, tengo a rimarcare che vi è un contrasto anche all'interno della maggioranza.
Il Governo ha fatto la politica dei condoni, ha snaturato la Cassa depositi e prestiti, ha tentato di mettere le mani sulle fondazioni, ha voluto mettere le mani sulla Banca d'Italia: con Tremonti questo è avvenuto! Oggi, ci troviamo di fronte ad una posizione sconcertante: ora il premier ha cambiato idea ed ha un rapporto idilliaco con Fazio e con la Banca d'Italia. Così non si fa la politica monetaria! Così non si fa la politica economica di un Governo! Altro che concorrenza! Altro che liberalizzazione del mercato!
Potremmo fare lo stesso discorso per il settore dell'industria (perché il problema non riguarda solo le banche). Quindi, amici, meno ipocrisia! Pressioni vi sono state dall'esterno, ma anche dall'interno ...

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Antonio Pepe 26.2 e Nesi 26.203, interamente soppressivi dell'articolo 26, accettati dal Governo e sui quali le Commissioni si sono rimesse all'Assemblea.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).


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(Presenti 424
Votanti 419
Astenuti 5
Maggioranza 210
Hanno votato
237
Hanno votato
no 182).

Prendo atto che l'onorevole Tedeschi ha erroneamente espresso un voto favorevole mentre avrebbe voluto esprimerne uno contrario.
Avverto che, per effetto dell'esito della precedente votazione, sono preclusi i restanti emendamenti presentati all'articolo 26 e non si procederà alla votazione dell'articolo.

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