Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 595 del 2/3/2005
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(Esame dell'articolo 28 - A.C. 2436 ed abbinati)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 28 e delle proposte emendative ad esso presentate (vedi l'allegato A - A.C. 2436 ed abbinati sezione 18).
Nessuno chiedendo di parlare, invito il relatore per la X Commissione, onorevole Saglia, ad esprimere il parere delle Commissioni.

STEFANO SAGLIA, Relatore per la X Commissione. Signor Presidente, le Commissioni si rimettono all'Assemblea sugli identici emendamenti Armani 28.1, Liotta 28.201 e Falsitta 28.202, invitano al ritiro dell'emendamento Jannone 28.200 ed esprimono parere contrario sull'emendamento Giordano 28.3.
Inoltre, le Commissioni invitano al ritiro dell'articolo aggiuntivo Canelli 28.0201 e dell'articolo aggiuntivo Nesi 28.0200 - il cui contenuto potrebbe essere trasfuso, eventualmente, in un ordine del giorno - ed esprimono parere favorevole sull'articolo aggiuntivo Giordano 28.01.

PRESIDENTE. Il Governo?

GIANLUIGI MAGRI, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, come ha già preannunciato nella relazione il ministro, siamo favorevoli alla soppressione dell'articolo 28 e, di conseguenza, esprimiamo parere favorevole sugli identici emendamenti Armani 28.1, Liotta 28.201 e Falsitta 28.202. Per quanto riguarda i restanti emendamenti, il parere del Governo è conforme a quello espresso dalle Commissioni.
Infine, con riferimento agli articoli aggiuntivi, vorrei modificare un giudizio espresso in sede di Comitato dei diciotto (ovviamente, il Governo può cambiare il proprio parere). Concordo sulla richiesta di trasfondere il contenuto dell'articolo aggiuntivo Nesi 28.0200 in un ordine del giorno; tuttavia, per quanto concerne l'articolo aggiuntivo Giordano 28.01, vorrei ricordare che lo stesso non dovrebbe essere inteso in modo completamente sostitutivo dei poteri del CICR. In tal caso, il nostro parere è contrario. In un primo momento, con riferimento a questo articolo aggiuntivo, ci eravamo rimessi all'Assemblea, ma forse, dal punto di vista della cautela rispetto all'interpretazione, sarebbe più corretto esprimere un parere


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contrario, in modo da non considerare questa materia esaustiva e completamente sostitutiva di quella vigente. Quindi, il parere del Governo è contrario.

GIANFRANCO CONTE, Relatore per la VI Commissione. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIANFRANCO CONTE, Relatore per la VI Commissione. Signor Presidente, non volevamo sembrare ostinatamente contrari alle proposte del gruppo di Rifondazione comunista (la nostra è una sorta captatio benevolentiae). A questo punto, però, modifichiamo il parere precedentemente espresso sull'articolo aggiuntivo Giordano 28.01, nel senso che esprimiamo parere contrario.

ANTONIO BOCCIA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, vorrei avanzare la richiesta di voto segreto sull'articolo 28.

PRESIDENTE. Onorevole Boccia, lei mi aveva preannunciato la richiesta di voto segreto sull'articolo 28, relativo alla durata della carica del Governatore della Banca d'Italia.
Tale richiesta è fondata sull'asserito carattere di votazione riguardante le persone che renderebbe obbligatorio, ai sensi dell'articolo 49, comma 1, del nostro regolamento, lo scrutinio segreto. Essa deve intendersi pertanto in senso tecnico, non come richiesta, ai sensi dell'articolo 51 del regolamento, ma come invito alla Presidenza a rispettare l'obbligo di votazioni a scrutinio segreto, previste dal regolamento stesso.
La Presidenza, in questo caso, non ritiene che sussistano i presupposti per il voto segreto. Come ha già avuto modo di ricordare recentemente in occasione dell'esame del decreto-legge relativo alla proroga di termini, il regolamento, adoperando la locuzione «votazioni riguardanti persone» intende far riferimento ad una categoria specifica e ben determinata di votazioni.
La prassi e soprattutto i criteri interpretativi individuati in sede di Giunta per il regolamento il 7 marzo 2002 sono in questo senso. Si è, infatti, precisato che per votazioni riguardanti persone si intendono quelle concernenti: elezioni da parte dell'Assemblea o delle Commissioni; dimissioni di deputati; autorizzazioni a procedere per reati ministeriali; pareri in Commissione sulle proposte di nomina del Governo.
Nessuna di queste fattispecie ricorre nel caso in esame.
In questa circostanza, siamo, infatti, dinnanzi ad una deliberazione di carattere legislativo - cosa che, già di per sé, esclude la ricorrenza della nozione di «votazioni riguardanti persone» - la cui finalità è quella di regolamentare un ufficio pubblico con riferimento alla sua durata, e non ad esprimere un giudizio su una particolare persona.
I precedenti sono numerosi (sono agli atti) e sono indiscutibili. Pertanto, la votazione non può aver luogo a scrutinio segreto.
Passiamo alla votazione degli identici emendamenti Armani 28.1, Liotta 28.201 e Falsitta 28.202.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Alfonso Gianni. Ne ha facoltà.

ALFONSO GIANNI. Signor Presidente, ovviamente, intervengo, perché essendo gli emendamenti in questione soppressivi dell'articolo 28, qualora fossero approvati, non potrei più intervenire sull'emendamento Giordano 28.3, sostitutivo dell'articolo 28. Allora, lei mi vorrà fare la grazia del piacere e della gioia di ripeterle quanto ho già affermato in sede di discussione sulle linee generali.
Molti colleghi - mi pare, da ultimo, anche l'assai autorevole collega La Malfa - hanno ricordato come la durata a vita del mandato del Governatore della Banca d'Italia non trovi riscontro in funzioni, responsabilità e organismi analoghi. Dunque,


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ci siamo posti la questione di quanto dovesse durare tale carica; ritenevamo non fosse sufficiente, infatti, demandare allo statuto interno della Banca d'Italia la fissazione della durata del mandato. Se mi si consente la trivialità della citazione, a Napoli si dice: «Acquaiò, l'acqua è fresca?». Questi, ovviamente, risponde di sì.
Occorre quindi sistemare la questione in modo inconfutabile. Dunque, di qui viene la nostra proposta di fissare la durata in sette anni. Lei Presidente, sa che i numeri indicano grandezze sulla cui variabilità le opinioni sono numerose, ma il significato che il termine «sette anni» intende esprimere è che la durata dell'incarico del Governatore della Banca d'Italia non deve in alcun modo potere coincidere con quella della legislatura. Vale a dire, tale è la nostra preoccupazione dell'indipendenza politica di questa figura che vogliamo, per quanto aritmeticamente possibile, fare in modo che sia praticamente verificabile l'eventualità che un Governatore della Banca d'Italia si trovi ad avere relazioni con un Governo di centrosinistra ed uno di centrodestra. O, addirittura, con uno monocolore di sinistra ed uno di centro; vede, Presidente, come non metto limiti alla provvidenza divina ed al fare umano!
A tale settennato, sia chiaro, non si fa certo riferimento sull'esempio della Presidenza della Repubblica, istituzione di tutt'altro genere e di tutt'altra funzione, ma - a prescindere dalla mia simpatia per i dispari rispetto ai pari -, sette è il numero che meglio identifica una collocazione temporale che appresta una garanzia di indipendenza dal carattere politico del Governo. Pertanto, tenendo alla proposta emendativa da noi presentata, voteremo, conseguentemente, contro gli identici emendamenti soppressivi dell'articolo i quali, se approvati, lascerebbero, se ben comprendo, immutata la situazione o rimanderebbero la soluzione della questione ad un improbabile momento futuro. Noi, invece, insistiamo su un termine temporale sufficientemente ampio per svolgere una buona attività in campo finanziario e monetario e sufficientemente ristretto per non dare origine né ad un diritto divino né ad un diritto reale.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole La Russa. Ne ha facoltà.

IGNAZIO LA RUSSA. Signor Presidente, annuncio il voto favorevole di Alleanza Nazionale sugli identici emendamenti soppressivi in discussione.
Voglio sottolineare che la valutazione sottesa al testo che le proposte intendono sopprimere non intendeva, a nostro avviso, né ha mai inteso, mettere in discussione la previsione che il mandato dell'attuale Governatore della Banca d'Italia proseguisse a tempo indeterminato, tant'è che il testo di cui vogliamo la soppressione non prevedeva vi fosse un mandato a termine per il Governatore della Banca d'Italia ma prevedeva, invece, fosse lo statuto della Banca d'Italia a fissare entro quattro mesi le modalità future. Riteniamo, però, che, per il futuro, quando la carica di Governatore sarà rivestita da un'altra persona, sia giusto non manchi ancora l'indicazione di un termine del mandato; termine che, nel parere richiestole, la stessa Banca centrale europea considera espressione della normalità mentre ritiene sia un'eccezione, pur comprensibile, la situazione italiana.
Poiché, però, si ritiene che l'inserimento di questa norma all'interno del provvedimento in esame possa costituire un vulnus, se non altro di immagine, vorrei rappresentare che non abbiamo nessun motivo per infliggere tale vulnus, o per contribuire a creare una situazione complicata.
Dunque, ben volentieri il gruppo di Alleanza Nazionale, attraverso una proposta emendativa presentata anche dai suoi deputati, sopprime questo articolo del provvedimento, che valuteremo se ripresentare separatamente, nell'ambito un'altra proposta di legge, chiarendo che tale scelta non riguarda l'attuale Governatore.
La nostra proposta, infatti, indicherà che, per il futuro, la condizione «normale»


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attualmente esistente in Europa, vale a dire il mandato a termine del Capo della banca centrale, sia fatta propria anche dalla Banca d'Italia, su cui oggi stiamo discutendo.
In conclusione, pertanto, anche alla luce del parere ricevuto dalla Banca centrale europea, confermo il voto favorevole del gruppo di Alleanza Nazionale sugli identici emendamenti soppressivi al nostro esame.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Patria. Ne ha facoltà.

RENZO PATRIA. Signor Presidente, intervengo per preannunziare il voto favorevole del gruppo di Forza Italia, per ricordare all' Assemblea che, nel testo presentato dal Governo quando era in carica il ministro Tremonti, tale materia non era contemplata e per aderire all'attuale «tesi-stralcio» avanzata dall'attuale ministro dell'economia e delle finanze, professor Siniscalco.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Agostini. Ne ha facoltà.

MAURO AGOSTINI. Signor Presidente, il testo introdotto all'interno del provvedimento in esame deriva dall'approvazione di una proposta emendativa, presentata dall'opposizione, in sede di Commissioni, la quale riprende pedissequamente l'unica proposta che è stata scritta nero su bianco in questo anno e mezzo. Mi riferisco al fatto che vi è stato un grande dibattito, soprattutto all'inizio della discussione su questa materia. Infatti, vi sono stati attacchi da parte del ministro dell'economia e delle finanze dell'epoca nei confronti del Governatore della Banca d'Italia: uno schierarsi del tutto improprio rispetto agli argomenti in discussione.
La proposta che abbiamo avanzato, contenuta nel citato emendamento, è al contempo semplice e di grande equilibrio. A nostro avviso, il punto fondamentale è garantire l'autonomia e l'indipendenza della Banca d'Italia contro ogni forma di ingerenza, soprattutto quella forma di ingerenza che abbiamo riscontrato essere presente all'avvio della discussione di questo provvedimento: mi riferisco al tentativo del Governo di travalicare le sue competenze ed il suo ruolo.
Il nostro emendamento, dunque, si ispirava alla piena valorizzazione dell'indipendenza e dell'autonomia della Banca d'Italia e, oltre ad essere equilibrato, sosteneva una tesi molto semplice. Esso affermava, infatti, che deve essere lo statuto della stessa Banca d'Italia, nella sua autonomia, a definire la durata del mandato del Governatore, nonché le stesse modalità ed i tempi di attuazione. Si tratta di una scelta molto semplice, che fa chiarezza rispetto ad una discussione che vorrei ribadire essere del tutto impropria, che ha visto uno schierarsi su un lato o sull'altro di una barricata inesistente, ma che abbiamo rifiutato sin dall'inizio.
Come ho già affermato intervenendo sui temi degli assetti di competenza, il nostro punto di riferimento è ciò che è avvenuto e sta avvenendo nel resto d'Europa, nonché in altri ordinamenti. Con lo stesso equilibrio e con lo stesso rispetto dell'autonomia della Banca centrale, riteniamo che da lì debba prendere le mosse un processo che vada, per l'appunto, nella direzione di una modifica statutaria che può allinearci agli orientamenti ormai prevalenti in tutto il mondo.
Lo facciamo senza sottovalutare l'importanza di tale aspetto, ma anche senza porre un'enfasi eccessiva. Si tratta di una questione di «allineamento», e come tale va trattata; pertanto, ci sembra del tutto strano che la soppressione dell'articolo in esame venga accettata dai relatori, i quali, peraltro, ormai stanno abbandonando completamente il sostegno di un loro testo, approvato in sede di Commissioni.
È ben singolare che sia l'opposizione a svolgere questo ruolo, ma - come affermavo in precedenza - noi parliamo questo linguaggio nelle aule parlamentari - e fuori da esse -, con un senso di equilibrio e con il pieno rispetto dell'autonomia di Bankitalia. Questo è il modo migliore,


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secondo noi, per sancire tale rispetto e per avviare un processo di riforma che trova nella stessa Banca d'Italia il soggetto che mette in movimento sia i tempi sia le modalità di attuazione (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Lettieri. Ne ha facoltà.

MARIO LETTIERI. Signor Presidente, non parteciperò a nessun «festival dell'ipocrisia». Lo dico con molta amarezza, perché ciò che è successo in precedenza sull'articolo 26 ed ora sull'articolo 28 del provvedimento in esame dimostra che il nostro paese è ancora molto provinciale. Nel corso della discussione generale dinanzi al ministro, lo tranquillizzai, facendogli capire che nei miei pensieri non vi è il Governatore della Banca d'Italia, ma la preoccupazione di un assetto moderno delle authority che si allinei a ciò che avviene negli altri paesi. L'Italia si deve «sprovincializzare»! È mutato profondamente lo scenario nel quale ci troviamo ad operare. In questo contesto, occorre tener presente che altre autorità - in altri paesi ed anche in Italia - hanno una durata temporale ragionevole.
In sinergia con l'altra nostra forte convinzione, ossia quella dell'indipendenza e dell'autonomia della Banca d'Italia, abbiamo proposto che sia lo statuto della Banca d'Italia stessa a determinare la durata di tale incarico. Non vi è nessuno scandalo, nessuna lotta alle persone, ma una necessità di camminare con l'Europa, perché questo Parlamento deve prendere atto che vi è ancora molta, molta strada da fare e nessuno, nel votare una norma, deve considerare che essa possa essere fatta contro qualcuno. Noi siamo abituati a lavorare per qualcosa. Ecco perché condividevamo ciò che diceva il professor Monti, a proposito del trasferimento della concorrenza all'antitrust. Egli affermava, pochi giorni fa, sul Corriere della sera che «il trasferimento della concorrenza all'antitrust non può essere visto come lesivo delle prerogative essenziali della Banca d'Italia». Credo che, nel voler stabilire una durata del mandato del Governatore della Banca d'Italia, il termine non sia lesivo per nessuno. Sarebbe lesivo, invece, se questo Parlamento piegasse la testa a diktat esterni (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)!

BRUNO TABACCI, Presidente della X Commissione. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BRUNO TABACCI, Presidente della X Commissione. Signor Presidente, sono convinto che il Parlamento dovrà tornare su questa materia tra non molto tempo. Mi sembra che il Parlamento abbia una propria continuità storica, anche nel succedersi delle legislature. Questo tema credo sia stato posto all'interno dell'indagine conoscitiva sulla vicenda Parmalat; non è stato inventato da qualcuno. Non vedo, dunque, dove possa essere la meraviglia. Tra l'altro, il richiamo che si fa al tema della cosiddetta autoriforma, è stato smentito nei giorni scorsi, dalla Banca d'Italia che, con una nota ufficiale, ha detto che essa non ha allo studio nessun'autoriforma.
Vorrei anche ricordare le assicurazioni date circa il fatto che si sarebbe intervenuti in tema di capitale. Vi è anche un emendamento presentato dall'onorevole Nesi che non tiene conto del fatto che l'assetto bancario del paese e quello del capitale della Banca d'Italia è profondamente mutato.
La legge istitutiva della stessa Banca d'Italia sosteneva che le sue quote non potevano essere possedute che da casse di risparmio, istituti di credito di diritto pubblico, istituti di previdenza e da istituti di assicurazione, tutti pubblici. Di essi non ve n'è più uno pubblico. Quindi, quel vincolo del sessanta per cento che è nello statuto della Banca d'Italia non è ottemperato e il Governatore è designato in materia irrituale dal sistema bancario. Il principale azionista di Bankitalia è Bancaintesa,


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ossia il professor Bazoli, con un evidente conflitto tra controllanti e controllato; è il principale azionista, con il 27 per cento delle azioni ed è, quindi, colui che influisce nelle indicazioni del «consiglio della corona» in ordine all'indicazione del Governatore.
Il non aver fissato questo punto la dice lunga sull'intreccio rispetto al quale il Parlamento finge di non capire e di non vedere. Perché - e concludo - è entrato nel merito della vicenda Parmalat? Questo è un tema sul quale non bisogna scherzare! Troppa gente è stata raggirata e sembra quasi che tutto ciò che è avvenuto con riferimento alla Parmalat (oggi, peraltro, si è svolta l'audizione del dottor Bondi) sia la conseguenza delle malversazioni di Tanzi e Tonna. Certo, ci sono queste responsabilità, ma non sono le sole! Senza la copertura del sistema bancario internazionale e nazionale ciò che è accaduto non si sarebbe mai potuto verificare (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
Volete una riprova di ciò? La riprova è la seguente. Chi legge i dati provenienti dalla centrale rischi? L'onorevole Nesi lo sa benissimo: la centrale rischi è in dotazione esclusiva alla Banca d'Italia. Orbene, già dal 1998, chi avesse voluto leggere i dati della centrale rischi (e, eventualmente, non lo ha fatto) avrebbe riscontrato uno scostamento evidente tra i dati dell'indebitamento del gruppo Parmalat, così come venivano formulati all'interno del bilancio consolidato, e quelli che emergevano dalla centrale rischi. Vi era uno scostamento del 30-40 per cento in più, che è andato progressivamente crescendo negli esercizi 1999, 2000, 2001, 2002 e 2003. Questi dati ce li ha portati il Governatore; non me li sono inventati!
Nessuno, però, ha voluto effettuare un controllo incrociato dei dati contenuti nel bilancio consolidato e di quelli che emergevano dalla centrale rischi. Allora, si rivendica l'uso esclusivo di un strumento e poi non lo si guarda! Ma non lo si guarda perché non lo si sa leggere, oppure perché non lo si vuol guardare?
Egregi colleghi, fate pure come credete. Sono molto contento che, almeno, il Parlamento ne abbia parlato, perché, fino a poco tempo fa, questi temi erano off limit. Il fatto che si sia parlato di ciò è, comunque, una grande conquista democratica. Sono convinto, però, che tra un po' di tempo ci dovrete ritornare sopra (Applausi dei deputati dei gruppi dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo e di Rifondazione comunista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Milioto. Ne ha facoltà.

VINCENZO MILIOTO. Signor Presidente, vorrei aggiungere la mia firma agli identici emendamenti soppressivi e preannunciare il voto favorevole dei deputati socialisti.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Villetti. Ne ha facoltà.

ROBERTO VILLETTI. Signor Presidente, nell'itinerario di questo provvedimento si coglie, oltre alle divisioni interne della maggioranza (comprensibili e, in un certo modo, apprezzabili, perché si tratta di autonomie di giudizio), la propensione a togliere progressivamente dei pezzi al testo così come è stato costruito.
Siamo arrivati a questa misura perché non hanno funzionato i controlli di fronte ad uno degli scandali più evidenti che hanno coinvolto l'opinione pubblica del paese: mi riferisco alla vicenda della Parmalat. Cosa non ha funzionato sicuramente? Non si sono messi insieme una serie di dati che potevano creare allarme. Questo allarme non è stato lanciato! Ecco perché vengono individuate responsabilità ripartite, non solo quelle penali che appartengono a Tanzi, Tonna ed altri, ma anche quelle di un sistema che non è riuscito ad effettuare i propri controlli.
Allora, in questo quadro, affermiamo l'assoluta necessità che sia garantita l'indipendenza


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della Banca d'Italia, che quest'ultima, per quanto riguarda la stabilità, svolga il suo ruolo di vigilanza, che la concorrenza sia affidata all'Antitrust (anche se il Parlamento ha già deciso che ciò non deve avvenire) e che la carica di Governatore (così come avviene in tutte le altre democrazie) sia a tempo. Questa scelta è volta ad innovare fortemente il sistema dei controlli. Infatti, questo sistema non ha funzionato!
Non staremmo discutendo una nuova legge se il sistema precedente avesse funzionato.
Durante l'iter parlamentare di questo provvedimento man mano una serie di elementi innovativi vengono meno e ci troviamo di fronte ad un provvedimento che viene depotenziato in alcuni punti essenziali. Penso, invece, che il dibattito dovrebbe essere svolto con assoluta serenità, non dovrebbe essere personalizzato (cioè non dovrebbe riguardare la persona dell'attuale Governatore della Banca d'Italia) e dovrebbe essere svolto sui sistemi di controllo. Da tale punto di vista penso che la soluzione che si era adottata affidando la durata della carica allo statuto della Banca centrale costituisse anche un elemento di rispetto dell'autonomia della Banca d'Italia.
Nella storia della Banca d'Italia vi sono stati elementi positivi e negativi, come nella storia di tutte le nostre istituzioni. Sicuramente la Banca d'Italia ha svolto nel complesso un ruolo molto positivo. Oggi, però, dobbiamo aggiornare sistemi di controllo e capacità di intervento perché dobbiamo capire che il mercato non è un meccanismo automatico. Il mercato è regole, istituzioni, culture, tradizioni, norme. Soltanto se il mercato è questo si riesce ad assicurare effettivamente una possibilità di sviluppo ed una garanzia per i risparmiatori e per tutti i cittadini (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Socialisti democratici italiani e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Armani 28.1, Liotta 28.201 e Falsitta 28.202, interamente soppressivi dell'articolo 28, accettati dal Governo e sui quali le Commissioni si rimettono all'Assemblea.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti 409
Votanti 405
Astenuti 4
Maggioranza 203
Hanno votato
217
Hanno votato
no 188).

Prendo atto che l'onorevole Gastaldi non è riuscito ad esprimere il proprio voto.
Passiamo all'articolo aggiuntivo Canelli 28.0201.
Onorevole Canelli, accede all'invito al ritiro formulato dal relatore?

VINCENZO CANELLI. No, signor Presidente, e chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

VINCENZO CANELLI. Signor Presidente, ritengo che l'articolo aggiuntivo in esame sia ragionevole. Compito del Parlamento, a mio avviso, è non soltanto quello di legiferare, ma anche quello di far rispettare le leggi. Poco fa il collega Tabacci ricordava che la legge del 1936 ricollocava il capitale della Banca d'Italia sotto un indiretto controllo dello Stato. Anche recentemente il problema si era posto tant'è che con il decreto 6 marzo 1992 veniva ribadita la necessità di conservare all'allora Ministero del tesoro il controllo, seppure indiretto, della Banca d'Italia.
Per tali ragioni, ma soprattutto per assicurare quell'autonomia ed indipendenza di cui molti colleghi hanno parlato,


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ho presentato l'articolo aggiuntivo in esame che sottopongo alla valutazione dell'Assemblea.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Canelli 28.0201, non accettato dalle Commissioni né dal Governo, e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 394
Votanti 385
Astenuti 9
Maggioranza 193
Hanno votato
16
Hanno votato
no 369).

Passiamo all'articolo aggiuntivo Nesi 28.0200.
Onorevole Nesi, accede all'invito al ritiro formulato dal relatore?

NERIO NESI. No, signor Presidente, e chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

NERIO NESI. Signor Presidente, in questo caso siamo di fronte ad un'anomalia evidente che il Governo ha riconosciuto. Che il capitale della Banca d'Italia appartenga a privati i quali potrebbero, il 31 maggio, votare contro il bilancio della Banca d'Italia creando una situazione di assoluta ingovernabilità del sistema del credito in Italia è una situazione che non consente ritardi. Vorrei dire al sottosegretario Magri, che segue tali questioni con attenzione, che si porrà un problema serio: come la Banca d'Italia debba ricomprare le sue azioni. Su questo punto si può discutere molto perché lo Stato non è in condizione di comprare le azioni della Banca d'Italia.
Molti di noi stanno già pensando a formule di acquisto delle proprie azioni da parte della Banca d'Italia, con la trasformazione di quest'ultima in una fondazione. Tutto ciò, però, è estremamente urgente, signor sottosegretario (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Comunisti italiani).

GIANLUIGI MAGRI, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIANLUIGI MAGRI, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Purtroppo non posso esprimere un parere favorevole sull'articolo aggiuntivo in esame. Anche se il Governo riconosce che quanto detto dall'onorevole Nesi è vero e giusto, tuttavia c'è un problema di tempistica e di concretizzazione dell'auspicio, che ci rende oggi impossibile esprimere un parere favorevole su questo articolo aggiuntivo, pur riconoscendone, ripeto, la validità, la giustezza ed in una certa misura, anche l'urgenza. Invito l'onorevole Nesi a trasfondere il contenuto del suo articolo aggiuntivo 28.0200 in un apposito ordine del giorno, che il Governo potrebbe accettare.

PRESIDENTE. Prendo atto che l'onorevole Nesi ritira il suo articolo aggiuntivo 28.0200.
Passiamo alla votazione dell'articolo aggiuntivo Giordano 28.01. Chiedo ai relatori ed al Governo di ricordare il parere formulato su di esso.

STEFANO SAGLIA, Relatore per la X Commissione. Il parere è contrario, signor Presidente.

PRESIDENTE. Prendo atto che il Governo concorda con il parere espresso dal relatore per la X Commissione.


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ALFONSO GIANNI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ALFONSO GIANNI. Mi scusi, Presidente, ma questo è un modo un po' singolare di procedere. Inizialmente, le Commissioni avevano espresso un parere favorevole sull'articolo aggiuntivo in esame. Dopodiché, il sottosegretario ha fornito una sua personale interpretazione sul merito della proposta emendativa - che potrei anche contestare - e ciò ha fatto sì che i relatori immediatamente modificassero la loro opinione, senza però una preventiva riunione del Comitato dei diciotto. Dunque, c'è qualcosa che non funziona, Presidente.

PRESIDENTE. Ha ragione lei, onorevole Alfonso Gianni. Adesso avevo perso il filo, ma ricordo benissimo l'episodio: il relatore aveva espresso parere favorevole, ma dopo il parere contrario espresso dal Governo, il relatore ha cambiato opinione.
Naturalmente questo è un po' un caso derubricato, tipo quello di prima... Pertanto, manteniamo il parere favorevole delle Commissioni ed il parere contrario del Governo, dopodiché ciascuno si regolerà di conseguenza...

PIERLUIGI CASTAGNETTI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PIERLUIGI CASTAGNETTI. Intervengo solo per fare presente - poi decida lei, Presidente, se è il caso di sospendere la seduta - che sono assenti i presidenti La Malfa e Tabacci. Le agenzie di stampa ci dicono che un esponente della maggioranza, l'onorevole La Russa, ha chiesto loro di dimettersi. Mi domando pertanto se in queste condizioni, senza la presenza dei due presidenti delle Commissioni competenti sul provvedimento, sia opportuno procedere nei nostri lavori o se convenga invece sospendere la seduta in attesa di un qualche chiarimento (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Onorevole Castagnetti, poiché sono presenti i due relatori e dato che si tratta di un provvedimento che si trascina da un anno, mi assumo la responsabilità di proseguire nell'esame (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e della Lega Nord Federazione Padana).
Passiamo dunque ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Giordano 28.01, accettato dalle Commissioni e non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 385
Votanti 230
Astenuti 155
Maggioranza 116
Hanno votato
16
Hanno votato
no 214).

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