Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 106 del 28/2/2002
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TESTO AGGIORNATO AL 1 MARZO 2002


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La seduta, sospesa alle 13,30, è ripresa alle 14,20.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE PIER FERDINANDO CASINI

(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 1707)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
Ricordo che è prevista la ripresa televisiva diretta degli interventi di un deputato per ciascun gruppo nonché di un rappresentante per ciascuna componente politica del gruppo misto.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Moroni. Ne ha facoltà.

CHIARA MORONI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il conflitto di interessi mi pare che in realtà non sia un problema di oggi. In altri Governi, in passato, si sono verificati casi di conflittualità senza dubbio meno pubblicizzati di oggi. Certamente, tutti noi siamo convinti che sia necessario costruire un insieme di regole che disciplinino eventuali situazioni di conflitto. Un insieme di regole che non può certo essere costruito ad uso e consumo dell'onorevole Silvio Berlusconi, ma che nemmeno possiamo accettare sia costruito con l'unica finalità di penalizzare il Presidente del Consiglio.
Ebbene, per due giorni interi, in quest'aula, il dibattito su un tema così importante e delicato per l'oggi, ma soprattutto per il domani della democrazia di questo paese si è trasformato in un insieme di insulti nei confronti del Governo e della maggioranza. Ci chiedete il confronto politico: ebbene colleghi, questo non è possibile quando un importante tema politico viene deliberatamente utilizzato come ulteriore mezzo di delegittimazione politica e sociale di una maggioranza e di un Presidente del Consiglio eletti liberamente dai cittadini italiani.
Non credo, colleghi, che questo paese costruirà un futuro solido fino a quando l'opposizione, anziché impegnarsi nel recuperare un consenso evidentemente perduto, spenderà tutte le sue energie percorrendo la via della delegittimazione, persino cavalcando piazze non sue che non le rispondono e che di nuovo la spingono sulla via dell'utilizzo del giustizialismo come arma di scontro politico.
Questo è un Governo legittimamente eletto. I cittadini non sono stati ingannati da nessuno, hanno liberamente eletto a Presidente del Consiglio l'onorevole Silvio Berlusconi sapendo perfettamente chi egli fosse e quali fossero le sue proprietà. Colleghi, mi spiace per voi, ma non esistono regimi. Questa non è una maggioranza di servi, è una maggioranza di uomini liberi, con libera coscienza.
Da uomini liberi non possiamo accettare che il tema del conflitto di interessi, dopo che in cinque anni di Governo della sinistra non è stato risolto - e capiamo fin troppo bene perché non sia stato risolto -, venga affrontato con ideologico pregiudizio di condanna morale nei confronti della


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proprietà privata. Da uomini liberi non possiamo accettare che possano fare i dirigenti politici solo i nullatenenti privi di alcun ruolo professionale nella società (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Nuovo PSI, di Forza Italia e della Lega nord Padania)...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Moroni. Sarò fiscale con tutti.

CHIARA MORONI. Signor Presidente, in tal caso le chiedo l'autorizzazione alla pubblicazione in calce al resoconto stenografico della seduta odierna della parte conclusiva della mia dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. La Presidenza la autorizza.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.

MARCO BOATO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, oggi viene scritta una pagina nera nella storia del Parlamento e della democrazia italiana. La legge che la maggioranza di centrodestra sta per approvare non è finalizzata a risolvere il conflitto di interessi, ma serve a salvaguardare le forme più eclatanti di conflitto in capo ai titolari di cariche di Governo.
La questione del conflitto di interessi è di sempre più grande rilevanza all'interno di un sistema politico istituzionale di tipo liberaldemocratico. Solo un'ignoranza abissale delle regole vigenti nei grandi sistemi democratici ha potuto far parlare, con autentico vaniloquio, di concezione comunista o di proposte incostituzionali presentate dall'Ulivo. Sono forse comunisti gli Stati Uniti d'America, la Gran Bretagna e tutte le grandi democrazie occidentali?
Noi Verdi non solo abbiamo sottoscritto la proposta unitaria dell'Ulivo, ma abbiamo riproposto al voto di quest'Assemblea persino la stessa proposta di legge Berlusconi della XII e XIII legislatura ed anche la proposta di legge votata quasi all'unanimità in quest'aula nel 1998 di cui era relatore l'allora deputato di opposizione, oggi ministro, Frattini. La maggioranza di centrodestra ha votato sistematicamente contro anche questi emendamenti. Ha votato contro le stesse proposte presentate e votate dal centrodestra nella precedente legislatura.
Sembra una farsa: era forse comunista lo stesso leader del Polo Berlusconi? Secondo il ministro Frattini erano incostituzionali anche le proposte di cui era relatore il deputato Frattini? Il ministro ha votato e fatto votare contro le sue stesse proposte; infatti, il ministro Frattini ha dichiarato incostituzionali le proposte del relatore Frattini nella scorsa legislatura: se non si trattasse di una vera tragedia democratica, si dovrebbe parlare di un'autentica farsa messa in scena dalla maggioranza di centrodestra in quest'aula.
Ci siamo trovati di fronte ad un sistematico arretramento, fino a svuotare totalmente la portata normativa del disegno di legge al nostro esame. La maggioranza ha finto di invocare il dialogo e, poi, ha chiuso, con la mera forza dei numeri e nel silenzio della quasi totalità dei suoi deputati, qualunque possibilità di effettivo confronto nel merito. È vero, questa materia poteva e doveva essere risolta già nella scorsa legislatura (è stato un errore non farlo) ma non dimentichiamoci le migliaia di emendamenti ostruzionistici al Senato, non dimentichiamoci le accuse all'Ulivo di volere impedire per legge a Berlusconi di poter diventare Presidente del Consiglio.
La questione del conflitto di interessi non è nata dal 1994 ma, in Italia, dal 1994 si pone il problema della coincidenza nella stessa persona del potere politico, economico e dell'informazione, cioè i tre grandi poteri delle società contemporanee concentrati in una sola persona: che questa sia un'anomalia assoluta rispetto ad uno Stato costituzionale di diritto è riconosciuto esplicitamente in tutto il mondo democratico.
Risolvere il conflitto di interessi non significa né delegittimare né espropriare ma scegliere fra il legittimo esercizio del potere politico e l'altrettanto legittimo esercizio del potere economico e dell'informazione. Ciò che è anomalo, ciò che snatura qualunque sistema democratico è il non voler scegliere e pretendere di


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continuare a sommare sulla stessa persona il potere politico, economico e dell'informazione.
Non c'è costituzionalista degno di questo nome che non riconosca questa anomalia, non c'è sistema politico di tipo liberaldemocratico che non si ponga il problema di risolverlo. Questa legge, invece, è il contrario di tutto ciò perché mantiene totalmente questa anomalia, questa indebita concentrazione di potere e, addirittura, cancella il conflitto di interessi: non lo risolve ma lo salvaguarda.
Mi dispiace dirlo, ma si tratta di una autentica legge truffa. Meglio l'assenza di una legge, che farebbe quanto meno emergere l'anomalia perdurante, che un provvedimento come questo che la ignora, la copre e vanifica qualunque possibilità di soluzione: noi non voteremo questa legge.
Abbiamo fatto di tutto per cambiarla ma il centrodestra ha risposto di no a tutto; una maggioranza militarizzata e silenziosa nella propria vergogna ha fatto muro contro qualunque proposta alternativa, razionale, rigorosa, equilibrata e credibile.
Per tali motivi, i Verdi, l'Ulivo e l'opposizione di centrosinistra ora si rifiutano di legittimare, anche con il loro voto contrario, questa legge scellerata. Noi non saremo partecipi di questa vergogna, ve la voterete da soli e saranno i cittadini, quando saranno messi in condizione di farlo, a giudicarla: lo faranno con un referendum abrogativo (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Verdi-l'Ulivo, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo e Misto-Comunisti italiani).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Villetti. Ne ha facoltà.

ROBERTO VILLETTI. Signor Presidente, le misure che la maggioranza si appresta a varare non risolvono il conflitto di interessi nel quale si trova il Presidente del Consiglio e non è affatto difficile dimostrarlo. Infatti, quando il disegno di legge al nostro esame diverrà legge, Berlusconi continuerà a concentrare nelle proprie mani poteri che nessun altro Capo di Governo ha avuto o ha in una democrazia liberale come la nostra. Questa grande concentrazione di poteri - che Berlusconi ha in quanto Capo del Governo, leader della maggioranza, proprietario di imprese e, specificatamente, di un vero e proprio impero televisivo - altera i rapporti istituzionali e riduce il pluralismo.
Attorno al conflitto di interessi si intrecciano problemi di natura diversa: l'assommarsi di potere politico e di potere economico crea, di fatto, non solo una sovrapposizione di interessi da regolare, ma anche eccessive capacità di condizionamento che riguardano tutti i cittadini.
Questo stato di cose ha indotto l'opposizione a portare la discussione nel merito, come hanno dimostrato i tanti interventi che sono stati fatti in aula, tra i quali voglio ricordare quelli del presidente D'Alema, dell'onorevole Rutelli e degli onorevoli Boato, Bressa, Intini e Soda.
Questo è il taglio giusto da attribuire all'opposizione, rifuggendo da intemperanze, esasperazioni, radicalismi e risse. Tanto più è grave la questione, tanto più approfondito, serio e intransigente deve essere l'intervento dell'opposizione.
Le soluzioni fornite si fondano, innanzitutto, su sanzioni politiche verso i governanti, che è difficile ipotizzare e sarà ancor più difficile veder realizzate, mentre diverso trattamento, severo e concreto, riguarda solo le imprese.
Il ministro Frattini si è adoperato per rendere credibile il testo del Governo, ricorrendo a tutto il bagaglio dei suoi strumenti tecnici. Tuttavia, se si parte dalla considerazione che la maggioranza degli italiani ha già sancito una situazione di fatto, viene meno il supporto che dovrebbe dare forza alla sanzione politica: la censura da parte dell'opinione pubblica.
Ciò che nel conflitto di interessi appare più grave sono i poteri del Presidente del Consiglio nel campo dell'informazione televisiva. Egli ha un'influenza decisiva sia sulla RAI, in quanto leader della maggioranza, sia su Mediaset, in quanto proprietario. Non si può sostenere che Berlusconi,


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in quanto proprietario, non abbia alcun potere in Mediaset o in altre sue imprese, se non contraddicendo la realtà e la verità.
Un noto settimanale americano, il Times, a proposito del rapporto tra Berlusconi e le televisioni, recentemente ha scritto: equivalenti, nel mondo reale, semplicemente non esistono. Dunque, il problema esiste e seguiterà ad esistere anche dopo l'approvazione definitiva di queste misure che, Governo e maggioranza, hanno proposto.
Non si può neppure accogliere l'idea chi è il problema possa essere risolto dagli atti che Berlusconi adotterà. Su questo terreno si sono sprecate generiche rassicurazioni; si è detto che Berlusconi assicurerà alla RAI un certo grado di pluralismo, come avviene in Mediaset.
La democrazia liberale non si fonda su un potere illuminato che dà libertà, ma sul pluralismo di poteri che crea le condizioni della libertà e delle libertà. Del resto, le stesse soluzioni fornite per i vertici RAI dai Presidenti delle due Camere sarebbero state conformi al modo in cui sono state affrontate precedenti situazioni solo se il Capo del Governo non fosse anche il proprietario di Mediaset.
Si può anche osservare che la maggioranza elettorale assicurata a Berlusconi avrebbe se non sanato, almeno convalidato una situazione di fatto sia pure alquanto anomala. Ammettiamo - cosa che non ritengo vera - che la maggioranza degli italiani consideri persino positivo che Berlusconi concentri nelle sue mani così enormi poteri, fidandosi totalmente di lui come uomo politico e imprenditore.
Tuttavia, a chi invoca diritti, libertà, pluralismo informativo e televisivo, trasparenza e controllo nel rapporto tra politiche pubbliche ed economie private, non sì può rispondere: decidiamo noi perché siamo i rappresentanti della maggioranza del paese. Non si può rispondere in tal modo perché, in una democrazia, la libertà e le libertà riguardano soprattutto chi è in minoranza, chi dissente e chi è all'opposizione.
Fate attenzione, l'opinione pubblica italiana è molto sensibile, più di quanto si possa credere, ai problemi della libertà. Nelle democrazie moderne l'opinione pubblica è molto fluida e mobile; l'orientamento può cambiare rapidamente.
Ci sono, quindi, grandi questioni che riguardano la libertà e le libertà. I motivi che portano i Socialisti democratici italiani, l'Ulivo, l'opposizione ad esprimere su queste misure un giudizio negativo non sono, dunque, contingenti, ma fondano le proprie radici in principi e valori che sono alla base della democrazia liberale e che tutti dovrebbero condividere (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Socialisti democratici italiani, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo, Misto-Comunisti italiani e Misto-Verdi-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Diliberto. Ne ha facoltà.

OLIVIERO DILIBERTO. Signor Presidente, se non si trattasse di una tragedia, questo disegno di legge potrebbe ben costituire una delle barzellette che, con dubbio gusto, il Premier racconta in ogni circostanza. Purtroppo, invece, non è una barzelletta: è, per un verso, una tragedia e, per l'altro, una farsa. Si tratta dell'ennesima legge fatta su misura, a tutela di una sola persona e dei suoi interessi politici ed economici: il Capo del Governo. In fondo, da quando esiste questo Governo, sono tutte così le leggi che avete approvato. Si ispirano ad un unico criterio: chi è ricco e potente può fare quello che gli pare, è al di sopra delle leggi, non è sottoposto ad esse. È il criterio del privilegio contro i diritti.
Un paese nel quale le leggi colpiscono soltanto i deboli, dai lavoratori dipendenti - attraverso la modifica dell'articolo 18 dello statuto dei lavoratori - sino agli extracomunitari; un paese nel quale vengono sistematicamente calpestati i diritti e, innanzitutto, il principio di eguaglianza; un paese nel quale tutti i mezzi di comunicazione, anche grazie a questa legge truffa, sono in mano ad uno solo, che è poi il Presidente del Consiglio dei ministri. Bene, in un paese siffatto c'è da preoccuparsi.


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È un regime? È la domanda che è aleggiata in aula, in questi giorni. Io rispondo con chiarezza: ancora no. Ma vedo rischi serissimi e gravi, che io temo alcuni sottovalutino anche qui, da questa parte dell'emiciclo. L'allarme è reale. Chi non lo vede è accecato da un ottimismo che io non condivido.
Io non penso ad un regime con olio di ricino e manganelli, anche se dopo i fatti di Genova devo immaginare che qualche tentazione autoritaria in senso stretto vi sia stata. Penso, invece, e pavento un inedito e moderno sistema di restringimento di fatto della democrazia e dei diritti. Cos'è, altrimenti, un paese ove la legge penale è applicata nella sostanza soltanto alle classi sociali più deboli, in totale disprezzo della legalità e del principio di eguaglianza? L'impunità dei ricchi, la sopraffazione del lavoro salariato, una scuola di classe riportata agli anni cinquanta, la minaccia gravissima contro la sanità pubblica, che è quella di tutti: ecco, questa è l'Italia di Berlusconi.
Occorre, dunque, di fronte a ciò, un'opposizione all'altezza dei rischi che stiamo correndo; un'opposizione intransigente che non significa affatto - come qualcuno pensa - un'opposizione gridata o estremista; un'opposizione intransigente e propositiva insieme, che ascolti con serietà e con passione ciò che dalla società e dal nostro popolo sta oggi emergendo, dagli scioperi in difesa dell'articolo 18 dello statuto dei lavoratori - decisivi - ai movimenti per la pace, alle tante autoconvocazioni, assemblee, incontri, manifestazioni, sino a quella del Palavobis: 40 mila persone. E ieri a Napoli, come prima a Firenze, a Milano, a Roma.
Cari colleghi del centrosinistra, dobbiamo ascoltare: ascolto e sintonia con il nostro popolo, tra Parlamento, dirigenti e movimenti di massa. Questi sono per noi importantissimi: senza i movimenti di massa, fuori da qui, la battaglia qui dentro sarà inevitabilmente perduta. E, allora, se l'opinione pubblica avverte i rischi di cui ho parlato, è un bene, è salutare. Ascolto e sintonia, che non vuol dire assecondare, blandire, farsi dirigere dalla piazza; ma saper ascoltare sì, essere presenti, partecipare, farsi portatori, qui dentro, del disagio e dell'indignazione. L'indignazione: sentimento nobilissimo. E per fortuna che c'è. Ascolto e sintonia vogliono dire farsi portatori della voglia di battersi. Non sono movimenti contro la politica; anzi, essi chiedono più politica, ma una politica diversa. E, dunque, spetta a noi cambiare il nostro modo di essere, per coloro che ne hanno voglia e capacità, per coloro che hanno voglia, soprattutto, di mettersi in discussione. A partire dalla manifestazione unitaria di sabato prossimo - speriamo grandissima -, noi tutti dobbiamo dare un messaggio semplice non solo a questo Governo, ma a tutto il paese, un messaggio di tutti quelli che si oppongono al Governo Berlusconi e, dunque, non solo dell'Ulivo, ma oltre l'Ulivo.
In conclusione, voglio dire che i nostri genitori, quelli della mia generazione, hanno fatto a noi un dono grandissimo: ci hanno regalato la possibilità di vivere in una società libera, fondata sui diritti e sulla Costituzione antifascista. Io vorrei poter regalare ai figli della nostra generazione una società altrettanto giusta e libera: vedo rischi molto seri, cari colleghi, molto seri. Allora, va bene resistere, resistere e ancora resistere, ma occorre innanzitutto reagire e contraccare, con intransigenza, senza dare l'impressione, come altre volte è accaduto, purtroppo, di qualche ammiccamento, di qualche patteggiamento, di qualche rapporto.
Noi siamo diversi dalla destra e dobbiamo dimostrarlo non più soltanto a parole ma, innanzitutto, con i fatti. Vedete, sono tanti coloro che ci dicono, in occasione di nostre iniziative o quando parliamo con la gente: «ma insomma tanto siete tutti uguali». È la cosa che più ferisce, ed è diffusa. Non è vero che siamo tutti uguali, per fortuna non è vero.
Noi non siamo soltanto diversi, ma abbiamo un sistema di valori alternativo a quello delle destre e ci batteremo per affermare questo sistema di valori, fondato sulla solidarietà e non sul denaro. Questa diversità dobbiamo farla valere qui, in Parlamento, e fuori nel paese, nelle


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manifestazioni di massa. Noi non parteciperemo al voto su questa legge-truffa (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Comunisti italiani, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo e Misto-Verdi-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giordano. Ne ha facoltà.

FRANCESCO GIORDANO. Signor Presidente, signore e signori della maggioranza, oggi vi voterete da soli una legge che non risolve alcun conflitto di interessi. Anzi, con questo provvedimento santificherete il patrimonio, la proprietà, l'impresa.
Con un beffardo rovesciamento del principio costituzionale di uguaglianza, avete scelto di privilegiare nelle funzioni di governo della cosa pubblica i titolari di aziende e i detentori di strumenti eccezionali di conquista del consenso, quali le comunicazioni di massa. Sono questi, i ricchi e i potenti, che secondo voi possono e debbono, in forma privilegiata, accedere a queste cariche e vi siete affannati in questi giorni a descrivere un principio liberale, quello della separazione tra potere economico e potere politico, come una sorta di principio discriminatorio verso queste realtà. Incredibilmente dipingete come vittime coloro che possiedono ingenti risorse economiche: non vi pare un po' troppo, anche a fronte delle prevalenti condizioni economiche della stragrande maggioranza dei cittadini del nostro paese?
Un principio liberale elementare, la separazione tra potere economico e potere politico, non trova qui cittadinanza, perché incompatibile con il dilagante liberismo. È questo il problema più grave ed inquietante che emerge dalla discussione di questi giorni: la difesa strenua dei principi liberisti minaccia le basi democratiche dei nostri ordinamenti e altera autoritariamente le regole. Per attuare il vostro disegno, il vostro programma di valorizzazione degli interessi dell'impresa, mettete in mora principi di libertà e regole condivise; piegate la politica a strumento marginale e servile verso il mercato; siete rigidi ed inflessibili nel difendere le prerogative e i presunti diritti dell'impresa. Ma quando volgete lo sguardo e legiferate sul lavoro, abbandonate ogni rigidità per chiedere flessibilità e deregolamentazione, come sulla vicenda dell'articolo 18 dello statuto dei diritti dei lavoratori. Praticate e teorizzate un diritto diseguale, favorite l'impresa e penalizzate il lavoro.
Oggi sancirete che il conflitto di interessi non esiste più. A scanso di equivoci dite che la proprietà mai è incompatibile con le funzioni di Governo. Per noi lo è sempre, per voi mai. Certo, siamo agli antipodi, ma se guardiamo alla concreta attività di Governo di questi mesi, emerge chiaramente la natura dei tanti conflitti di interesse, il filo che lega il vostro operato quotidiano, la vostra politica liberista. Vi chiedo: chi trae vantaggi dalla legge sulle rogatorie? Chi trae vantaggi dalla depenalizzazione del falso in bilancio? Chi si giova di quella clamorosa amnistia dei capitali rientrati dall'estero? Non è una politica a senso unico questa?
Noi non abbiamo, per stile e vocazione culturale, la tendenza a personalizzare. Per noi, l'uso di potere pubblico volto ad incrementare, proteggere, garantire il valore patrimoniale del titolare della carica pubblica è inconciliabile con qualsiasi forma di civiltà giuridica. Non vogliamo penalizzare o perseguire nessuno, non proponiamo leggi ad personam con un sapore punitivo. Signori del Governo, ma non vi viene in mente che siete proprio voi a personalizzare e a piegare la legge ai singoli casi, di cui il più clamoroso di tutti è quello relativo al Presidente del Consiglio?
Nella discussione vi abbiamo posto un caso concreto, non ci avete risposto, ve lo riproponiamo. Cosa succede applicando il vostro testo al ministro Castelli il quale, proprietario della ditta Novicon, chiede ad un suo collega, ministro delle attività produttive nello stesso Governo, l'autorizzazione - prontamente concessa per decreto - per la certificazione di conformità in materia di acustica ambientale? Questa non è alterazione delle regole del mercato?


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Seguendo il vostro testo, il ministro Castelli sarà redarguito educatamente dall'antitrust e continuerà tranquillamente a fare quello che faceva prima: è una farsa.
Il conflitto di interessi configura un vero e proprio esercizio illegale di potere legale. Per questo abbiamo proposto, rispettando lo spirito della Costituzione, una libera scelta. L'articolo 51 della nostra Carta garantisce a tutti l'accesso a pubblici uffici e alle cariche elettive in condizioni di uguaglianza e, solo a tali condizioni, o si fa il Presidente del Consiglio o il ministro o l'imprenditore dedicandosi a valorizzare il proprio patrimonio. Quello che non si può fare, e che voi invece fate, legittimate, è mantenere la carica pubblica per valorizzare il proprio patrimonio.
Noi vi proponiamo una scelta libera, voi l'avete dipinta come una violenza, una scelta traumatica e dolorosa. Signori del Governo, converrete che non è da tutti poter scegliere se fare il Presidente del Consiglio, il ministro o il grande imprenditore. Pensate veramente che chi si trova in queste condizioni sia un perseguitato? Non vi pare di cadere nel ridicolo? Non si metterebbe sul lastrico nessuno, nessuno cadrebbe in povertà, nessuno perderebbe il posto di lavoro, come invece capita concretamente a tanti lavoratori in virtù delle vostre politiche e, purtroppo, a loro capita senza alcuna possibilità di scelta.
Voi oggi vi voterete da soli questa pessima legge, a noi viene il rammarico - come non dirlo dopo aver condotto unitariamente con il resto dell'opposizione questa battaglia - per non aver legiferato su questa materia negli anni precedenti e con altri rapporti di forze.
Rifondazione comunista, anche dall'opposizione, ha sempre mostrato disponibilità e, in questo caso, richiesto un intervento legislativo che sanasse ingiustizie; ha sempre rivendicato una legge vera sul conflitto di interessi, così come una legge sulla rappresentanza nei luoghi di lavoro.
Colleghi del centrosinistra, ovviamente anche noi pensiamo che le regole debbano essere condivise, ma quando si vuole mantenere inalterato un quadro di privilegi, quando si vogliono sancire interessi di parte, intervenire è un dovere, e se non lo si è fatto si è compiuto un tragico errore. Si è perseguito una politica sbagliata di cui oggi si pagano amaramente e dolorosamente le conseguenze.
Signori del Governo, nel paese sta crescendo un'opposizione sociale e democratica, grandi movimenti di massa che provano ad organizzare interessi opposti ed antagonisti ai vostri, ad estendere i diritti che voi volete garantire solo come privilegio ai ricchi e ai potenti.
Il movimentano no global è una realtà stabile e forte. Vi sono stati scioperi e grandi mobilitazioni sociali, vi sarà uno sciopero generale. Quelli che tentate di escludere e penalizzare con le vostre politiche si stanno organizzando. Non si lasciano intimorire dalle vostre minacce; si apre finalmente una stagione di conflitti contro i vostri interessi. Ed è su questa opposizione sociale democratica che il gruppo di Rifondazione comunista fa leva per ridare forza, qualità e nuovo senso alla politica e costruire finalmente un'alternativa (Applausi dei deputati dei gruppi di Rifondazione comunista, Democratici di sinistra-l'Ulivo e Margherita, DL-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Prima di dare la parola all'onorevole Luciano Dussin, avverto i colleghi che, al termine della seduta, il ministro per le attività produttive, onorevole Marzano, prenderà la parola sul tema evocato; ha chiesto di parlare da questa mattina. Lo ringrazio per la sensibilità ed anche per la disponibilità con cui accetterà di intervenire, al termine della ripresa televisiva. È stato corretto da parte mia preannuciarvelo.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Luciano Dussin. Ne ha facoltà.

LUCIANO DUSSIN. Signor Presidente, colleghi, in pochi minuti il gruppo della Lega nord Padania illustrerà i motivi del proprio voto favorevole al disegno di legge in esame. Abbiamo lavorato in Assemblea per tre giorni in un clima di scontro politico nell'ambito del quale sui contenuti è prevalsa la necessità, da parte della


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sinistra, di far vedere al paese che si sta contrapponendo alla maggioranza con forza, sbagliando ancora, tuttavia, per l'ennesima volta, l'argomento su cui battersi.
Il conflitto di interessi è già stato usato in altre circostanze; mi riferisco alle campagne elettorali per le ultime europee, per le ultime consultazioni regionali e, non da ultimo, per le politiche; in tutti i tre casi, tuttavia, l'esito lo abbiamo visto: vi è stata la bocciatura, da parte dell'elettorato, della politica del centrosinistra ed è stata data fiducia al nuovo Governo della Casa delle libertà.
Pertanto, con tutta probabilità al paese e ai cittadini elettori interessano quelle cose che la sinistra non ha dato negli ultimi cinque anni. Mi riferisco, ad esempio, alla viabilità che, per colpa dei veti dei Verdi, non ha avuto alcun miglioramento, oppure alla sicurezza che è stata, tra l'altro, minata dalla legge sull'immigrazione Turco-Napolitano che ci stiamo attivando a modificare in questi giorni. Non è stato fatto nulla relativamente alle pensioni minime che sono state - guarda caso - aumentate da questo Governo e non dalla sinistra.
In sostanza, l'elettorato ha dato fiducia a questo Governo e al suo Presidente; è, pertanto, inutile l'attacco della sinistra sul conflitto di interessi per delegittimare o costringere il Primo ministro a svendere le sue attività per continuare a svolgere il suo ruolo di Governo. Riteniamo che i principi liberali che ispirano la nostra proposta siano gli stessi della maggioranza dell'elettorato: dare fiducia ad un imprenditore, alla sua alleanza di Governo, senza colpevolizzarlo, prima che questo abbia commesso alcun errore a tal riguardo.
È contro la nostra cultura rinnegare il diritto alla proprietà. Siamo contrari all'alienazione forzata dei beni per chi si candida a ruoli di Governo.
Secondo noi la filosofia deve essere liberale: tutti i cittadini hanno il diritto di candidarsi con giuste garanzie che sono previste dal provvedimento che fra poco approveremo. Vi devono essere controlli, attivati da autorità già previste nel testo, ed è giusto, in caso di arricchimenti personali, che venga avvisato il Parlamento e, quindi, l'opinione pubblica la quale, secondo il nostro avviso, rimane sempre e comunque il vero arbitro di chi governa.
Per il resto, l'ordinamento attuale prevede già sanzioni civili, penali, amministrative per chi compie atti di interesse privato nella gestione della cosa pubblica. Non è quindi assolutamente vero che non sono previsti strumenti di controllo e repressione.
Per questi motivi siamo convinti della bontà del lavoro fatto. Respingiamo alla sinistra gli attacchi strumentali che in questi giorni ci ha rivolto, perché gli attacchi ed i richiami alla correttezza sulla gestione degli interessi pubblici sono falsi! Molto probabilmente hanno dimenticato i loro veri conflitti di interesse che li ha portati, nel corso della XIII legislatura, ad avere addirittura una maggioranza abusiva rispetto al volere del corpo elettorale (Applausi dei deputati dei gruppi della Lega nord Padania e di Forza Italia)! Infatti, non appena siete stati abbandonati dal gruppo di Rifondazione comunista, avete messo in piedi un bel conflitto di interessi andando a «comprare» venti deputati eletti nelle file di altri partiti (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania - Il deputato Bricolo grida: «Bravo!» - Commenti del deputato Crisci).
Questo è il vero conflitto di interessi che a noi non va bene! Avete fatto anche di peggio: con una maggioranza abusiva siete riusciti, con quattro voti di scarto, a modificare la Costituzione. Anche questo va contro i principi fondamentali di chi si candida per governare la cosa pubblica (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania)! Di recente avete compiuto altre cose che l'opinione pubblica non ha gradito: avete cercato di occupare pezzi dello Stato, dopo aver perso le elezioni. L'ho già ricordato diverse volte in questa aula, quando ho ricordato che avete assunto oltre mille alti funzionari nei ministeri, nel periodo che andava dal risultato negativo delle elezioni al giuramento dinanzi al Presidente della Repubblica dell'attuale primo ministro (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania).


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Quindi anche i richiami alla correttezza che sono stati rivolti dall'onorevole Melandri stamani erano fuori luogo, perché anche lei ha assunto venticinque suoi amici nei ministeri che doveva sgombrare (Applausi dei deputati dei gruppi della Lega nord Padania e di Forza Italia). Anche il gruppo del Misto-Verdi-l'Ulivo nei giorni scorsi ha detto la stessa cosa: tuttavia, l'ex ministro Pecoraro Scanio ha collocato cinquanta suoi amichetti nei posti che invece doveva sgombrare (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania)!

ALFONSO PECORARO SCANIO. Non dire cazzate! Vergognati!

LUCIANO DUSSIN. Allora noi continuiamo a ribadire che i conflitti di interesse che interessano i cittadini sono diversi da quelli che avete proposto voi. Le cazzate le avete commesse voi e i cittadini se ne sono accorti! Ricordavo alcuni giorni fa all'onorevole Soda che rappresenta un conflitto di interessi anche occupare un ruolo pubblico nelle regioni....

ANTONIO SODA. Vergognati! Fascista!

LUCIANO DUSSIN. Per cortesia, smettila! Se vuoi, ci troviamo fuori dopo.

PRESIDENTE. Onorevole Pecoraro Scanio, poiché è stato chiamato in causa, al termine della seduta, dopo l'intervento dell'onorevole Marzano, le darò la parola. Consentiamo però all'onorevole Dussin di terminare il suo intervento.

ALFREDO BIONDI. Signor Presidente, allora tutti dovremmo parlare. Con questo criterio tutti possono parlare.

LUCIANO DUSSIN. Signor Presidente, mi avvio alla conclusione ricordando, come dicevo nella giornata di ieri, che rappresenta un conflitto di interessi anche quello che la sinistra era riuscita a gestire nelle sue regioni rosse! Nessun imprenditore privato, nemmeno Berlusconi, sarebbe mai riuscito a vincere l'appalto pubblico perché era diventato terreno di caccia delle loro cooperative rosse (Applausi dei deputati dei gruppi della Lega nord Padania, di Forza Italia e di Alleanza nazionale - Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo). Vedete quindi che non abbiamo niente da imparare da voi. Dobbiamo soltanto cercare di dimenticare gli errori che avete commesso (Applausi polemici dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo)! Con tutta probabilità, seguendo questo indirizzo, avremo ancora qualche possibilità di vederci gratificare dal consenso elettorale.
Vi hanno dato tre giorni per discutere del nulla: una settimana per discutere di un disegno di legge; abbiamo perso una settimana per approvare una legge finanziaria. Vi hanno lasciato dire di tutto! Ci avete offeso, ma non avete però convinto nessuno. Infatti, i cittadini non si aspettano il legiferare sul conflitto di interessi. Vi hanno già bocciato altre volte in campagna elettorale! Si aspettano altre risposte, che noi stiamo portando in questi giorni: una nuova legge sull'immigrazione (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania), una giustizia che funzioni, una viabilità nuova. Sono queste le cose che ci interessano (Proteste dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo e Misto-Verdi-l'Ulivo)! Termino ricordando un ultimo passaggio relativo ad un conflitto di interessi che si è sviluppato in questo paese.
Forse vi ricorderete che parte della magistratura a voi vicina, a Napoli, qualche anno fa, è arrivata a portare un avviso di garanzia ad un Presidente del Consiglio democraticamente eletto (Applausi dei deputati dei gruppi della Lega nord Padania, di Forza Italia e di Alleanza nazionale - Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo)! Non è stato quasi un tentativo di colpo di Stato? Qualcuno ha qualcosa da dire? Ebbene, anche queste sono cose che i nostri cittadini ricordano!

PRESIDENTE. Onorevole Luciano Dussin, mi scusi un secondo, così prende


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anche fiato. Dopo l'onorevole Luciano Dussin, come voi sapete, ci sono altri colleghi che hanno chiesto di parlare per dichiarazione di voto, alcuni dei quali diranno cose diametralmente opposte, ma forse non meno lievi, dell'onorevole Luciano Dussin.

KATIA ZANOTTI. Sono provocazioni, Presidente!

PRESIDENTE. Se volete aiutare il Presidente a portare a termine questa seduta, per gli uni e per gli altri, vi prego di avere un po' di clemenza e di lasciar finire l'onorevole Luciano Dussin per il minuto e mezzo che ha ancora sua disposizione.

LUCIANO DUSSIN. Se ho un minuto e mezzo disposizione, allora, visto che oggi avevo chiesto la parola per intervenire dopo il ministro Melandri, sempre sul conflitto di interessi, riprenderò adesso l'argomento, citando una pagina riportata dalla rassegna stampa della Camera dei deputati. Nell'ultimo anno di governo dell'Ulivo, c'è stata un'infornata di nomine del tutto anomala che non sarebbe dovuta avvenire (Proteste dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-l'Ulivo e Misto-Verdi-l'Ulivo). I dirigenti pubblici andrebbero indicati all'inizio della legislatura...

PIER PAOLO CENTO. Parla del conflitto di interessi!

PRESIDENTE. Onorevole Cento!

LUCIANO DUSSIN. Durante l'esecutivo Amato, a cominciare dal 30 aprile, sono state fatte complessivamente più di un migliaio di nomine, oltre un centinaio delle quali nel periodo successivo allo scioglimento delle Camere. L'onorevole ministro Melandri ha imbarcato, in un solo colpo, ben 25 dirigenti. Vedete, voi siete riusciti ad occupare pezzi dello Stato anche dopo essere stati trombati dei cittadini! Questo è il conflitto di interessi (Vivi applausi dei deputati dei gruppi della Lega nord Padania, di Forza Italia e di Alleanza nazionale e di deputati del gruppo dell'UDC (CCD-CDU) - Congratulazioni)!

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Luciano Dussin.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Volontè. Ne ha facoltà.

LUCA VOLONTÈ. Signor presidente, onorevoli colleghi, siamo noi consapevoli che il dibattito sul conflitto di interessi...

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi prego. Tra l'altro, è un collega della vostra parte politica. Prego, onorevole Volontè.

LUCA VOLONTÈ. Grazie. Siamo noi consapevoli che il dibattito sul conflitto di interessi ha riaperto questioni che toccano aspetti richiamati con durezza nella recente campagna elettorale. Vorremmo, però, andare oltre.
Probabilmente alcune soluzioni appaiono formalmente deboli, malgrado l'egregio lavoro compiuto dal ministro Frattini. Si poteva forse partire dal testo della passata legislatura, ma anche su questo la prima responsabilità sta nelle mani dell'opposizione. Le condizioni date, richiamate ieri dal collega Tabacci, riflettono l'estrema politicizzazione di questo confronto. Più delle garanzie necessarie sembra prevalere la ricerca di una riserva di polemica politica, da rilanciare per coprire le evidenti difficoltà. In questo senso, conteranno di più i comportamenti reali.
È su questo che è necessario concentrarci, come abbiamo proposto ieri: si tratta di decidere rapidamente per la massima liberalizzazione del mercato dell'informazione, dei giornali e delle radio-TV. Il Governo metta sul mercato due reti RAI, tolga il tetto della pubblicità e il divieto dell'incrocio tra editoria e radiotelevisione, in modo che l'antitrust vigili su eventuali posizioni dominanti e assuma le determinazioni del caso. Nel frattempo, però, non si modifichino i rapporti di forza tra RAI e Mediaset. In questo, una garanzia sembra venire dal nuovo consiglio di amministrazione RAI. È nell'interesse di tutti


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che la programmazione dei palinsesti risponda alla qualità dei programmi e al rilancio del posizionamento aziendale della RAI.
Onorevole Violante e onorevole D'Alema, noi non stiamo soffiando sul fuoco. Ciò non appartiene né alla nostra storia né al nostro spirito di moderazione.
Le riflessioni sul rispetto delle istituzioni - Parlamento, Governo, magistratura -, i temi del rapporto tra mercato e politica e quello del rischio di conflitto tra legalità e democrazia, ordinano i nostri comportamenti politici.

ANTONIO SODA. Bravo!

LUCA VOLONTÈ. Siamo consapevoli del travaglio della sinistra, e non tifiamo né per Zaccaria né per Pardi né, tanto meno, per Di Pietro; ma, anche voi, vedete di non tornare indietro. Perché non riflettere sulle regole generali partendo magari da una più approfondita riflessione sulla necessità di riformularle anche dentro la Costituzione attraverso un'assemblea costituente?
È nostro supremo interesse avere un'opposizione che svolga il suo ruolo con passione e con intelligenza, perché - l'abbiamo ripetuto più volte - abbiamo a cuore la democrazia, e, come ogni maggioranza responsabile, temiamo il pericolo della nostra stessa tirannide. Guai se si avessero alternative partendo dalla piazza.
Qualche rischio il nostro paese l'ha già corso e non possiamo ripercorrere binari pericolosi, perché la fonte della legittimità è il voto popolare, non la piazza. Questi sono i risvolti politici che noi teniamo in grande evidenza nel confronto maggioranza opposizione e che riteniamo di far valere all'interno della stessa maggioranza, dove qualcuno talvolta - e purtroppo ne abbiamo avuto riprova in questi giorni di dibattito - non ha ancora metabolizzato le responsabilità conseguenti. Si veda, per esempio, un'intervista che giudichiamo inopportuna sui servizi deviati. Non per tentazioni consociative, ma per garantire le migliori condizioni al Governo del paese e all'esercizio del ruolo centrale del Parlamento, un Parlamento, onorevole Presidente Casini, a volte umiliato dai comportamenti, anche nostri, tenuti in quest'aula che, tuttavia, non può essere scambiata come palestra delle tribune di piazza e anche, a volte, un po' umiliato dall'eccesso di deleghe e di decreti.
Al Senato, se cambierà il clima del confronto, se si riaprirà un dialogo ragionevole, ritengo che il Governo e la maggioranza dimostreranno, ancora di più, la loro disponibilità a riflettere su questo provvedimento.
Ringrazio di cuore il ministro Frattini, il presidente Bruno ed i componenti del Comitato dei nove e lei, signor Presidente Casini, perché, anche in questa circostanza, ha avuto la pazienza di presiedere l'Assemblea della Camera (Applausi dei deputati del gruppo dell'UDC (CCD-CDU).

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Volontè, doppiamente.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onore Castagnetti. Ne ha facoltà.

PIERLUIGI CASTAGNETTI. Signor Presidente, «piuttosto che una legge fatta così è meglio, molto meglio, lasciare le cose come stanno». Sono le ultime righe di un corsivo apparso, questa mattina, su un quotidiano nazionale, un corsivo che, peraltro, si intitolava: «Alt a questa legge, prima che sia troppo tardi». Vedete, colleghi della maggioranza, voi potete anche parlare di altro, per provocarci e perché siete in imbarazzo nel parlare di questo provvedimento, ma noi esprimiamo le nostre ragioni sullo stesso. Il Parlamento si accinge, infatti, ad approvare un disegno di legge che è una vera e propria aberrazione sul piano giuridico.
Ieri, tra i rari interventi dai banchi della maggioranza, ne abbiamo ascoltato uno critico che ha onestamente introdotto l'unica categoria ascoltabile, per quanto discutibile: nelle condizioni date. Nelle condizioni date, cos'altro potevamo fare? È come ci diceste. Le condizioni date sono quelle del Capo del Governo. Noi, quindi, siamo qui, non liberi da vincoli di mandato, come vuole la Costituzione, ma,


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almeno una parte di questo Parlamento, denuncia di subire il vincolo delle condizioni date, date dalla situazione personale del Presidente del Consiglio.
Del resto, il principio - se proprio vogliamo chiamarlo così - delle condizioni date ha ispirato anche tutti i sofismi del ministro Frattini, abilissimo a piegare la logica e la dottrina, appunto, alle condizioni date.
Dunque, stavolta non è l'opposizione, com'è avvenuto in occasione del falso in bilancio o delle rogatorie, ad accusare la maggioranza di fare leggi nell'interesse del Presidente del Consiglio, ma siete voi stessi ad ammetterlo. Voi stessi riconoscete la personalizzazione di questa legge e, dopo aver ammesso che siete costretti ad accettare il vincolo al mandato parlamentare esercitato dalle condizioni date, ora fate saltare il principio dell'astrattezza della legge e del velo dell'ignoranza sugli effetti, che è un principio fondamentale nelle democrazie liberali.
Per risolvere un problema specifico, che affligge il Presidente del Consiglio, introducete un principio generale secondo il quale il conflitto di interessi non riguarda l'imprenditore proprietario ma l'amministratore dipendente, né riguarda l'imprenditore concessionario di un bene pubblico ma il suo dipendente: un principio generale che devasta l'ordinamento, che apre la strada a mille altri possibili abusi e che - sia detto pure questo - introduce disparità di trattamento con tutti gli altri amministratori, anche locali, colpiti da ben più modeste incompatibilità.
Fate questo - ci dite - per evitare un ingiusto esproprio all'onorevole Presidente del Consiglio. Intanto, imparate il significato delle parole: «esproprio» è una parola che non è mai stata pronunciata; nessuno l'ha proposto. Trasformare il proprio patrimonio, sospenderne parzialmente e temporaneamente la redditività, concordare modalità di controllo sull'uso del patrimonio stesso non significa confiscare. Del resto, l'autorità antitrust ha la facoltà di proporre simili provvedimenti in tutti i paesi liberali senza che alcuno li definisca espropriativi ed anticostituzionali.
Ancora, varrebbe la pena ricordare, signori del Governo, che lo stesso Berlusconi, nella XII e nella XIII legislatura, presentò proposte di legge, su questo tema, che prevedevano la possibilità di dismissione, totale o parziale, del patrimonio. Evidentemente, quelli erano tempi di maggiore generosità!
Con il vostro ragionamento, operate un altro strappo ad un principio fondamentale della nostra Costituzione, sancito dall'articolo 41, che è bene ricordare e rileggere insieme: «L'iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana». Ammetterete che la proprietà del monopolio informativo televisivo privato, come accade nel caso di Berlusconi, ha qualche rilevanza di utilità sociale e si intreccia con il tema della libertà!
Assolutizzare, ideologizzare, anteporre il diritto di proprietà privata all'interesse generale, cioè all'interesse della generalità dei cittadini, costituisce un altro strappo rispetto ad un modello di valori semplicemente liberali!
Non a caso, dopo il compianto Montanelli, le critiche e gli allarmi più intensi fuori da qui sono venuti non certo da comunisti, ma da un uomini moderati e liberali come Sartori, Biagi, ed ultimi ma non ultimi, da Casavola, Caianiello e Galli della Loggia, che non sono comunisti.
Ma vi è un'altra questione su cui vi inviterei a riflettere. Il ministro Frattini ci ha esortato ad un paragone con altri sistemi anglosassoni governati da leggi elettorali maggioritarie; a parte una certa confusione tra sistemi elettorali maggioritari e sistemi istituzionali presidenziali, dove sono previsti pesi e contrappesi e culture di etica pubblica da noi del tutto assenti, mi permetto di contestare il ragionamento secondo cui un leader può utilizzare il consenso elettorale per legittimare ogni ulteriore scelta rispetto al dato elettorale. Le elezioni servono a scegliere


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chi governa, ma le modalità e le condizioni con cui si governa sono dettati dalle leggi.
Passare dal governo della legge al governo dell'aritmetica del consenso e della discrezionalità degli uomini introduce un'altra grave anomalia nel sistema democratico. Più di un secolo fa Luigi Sturzo - lo cito perché so che piace al Presidente del Consiglio - diceva: il consenso della maggioranza, non la ragione ed il diritto, comandano la cosa pubblica. Vedeva già un secolo fa questo rischio.
Può la maggioranza avere torto? Questo si chiede Luciano Cafagna nel suo ultimo libro. Sì, rispondiamo noi, se pretende di mettere ai voti i principi; sì, se pretende di piegare le istituzioni alle proprie convenienze; non è morale e, dunque, non è giusto sotto il profilo democratico e liberale; non è giusto, anche se lo decide la maggioranza; non è giusto anche se si evoca la maggioranza dei consensi elettorali ottenuti; non è giusto fare una legge con cui si dice che è legittimo che si concentri nella stessa persona il massimo del potere politico, del potere economico e del potere mediatico, i tre poteri moderni la cui separazione netta resta la condizione minima per evitare quello scivolamento verso il dispotismo dolce di cui parlava de Tocqueville. Non è giusto che una tale concentrazione di poteri determini lo svuotamento sostanziale di un potere fondante la democrazia quale quello parlamentare. Questo potere totale diventa così totalizzante anche nei confronti del Parlamento. Le leggi sono blindate, immodificabili, perché ogni legge ha il vincolo delle condizioni date; in questo modo si diffonde il convincimento dell'inutilità del Parlamento e della necessità di spingere la democrazia, o almeno la ricerca di altri luoghi di democrazia, fuori dal Parlamento.
Signori del Governo, colleghi della maggioranza, riflettete sulla deriva alla quale, al di là delle vostre intenzioni, questa mostruosa anomalia, che voi definite condizioni date, sta portando.
Cari colleghi, di fronte ad un provvedimento che pretende di dettare una regola che non regola, che regala all'uomo più ricco di Italia una parte della nostra personale più preziosa ricchezza, la libertà, non possiamo offrire neppure il nostro voto contrario. Portate voi soli e tutta intera la responsabilità di una legge che è vostra e resta solo vostra (Vivi prolungati applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-l'Ulivo, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, di Rifondazione comunista, Misto-Comunisti italiani, Misto-Socialisti democratici italiani e Misto-Verdi-l'Ulivo - Molte congratulazioni)!

MARCO STRADIOTTO. Bravo!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Anedda. Ne ha facoltà.

GIAN FRANCO ANEDDA. Signor Presidente, con serenità e con tranquilla coscienza il gruppo di Alleanza nazionale voterà a favore del disegno di legge in discussione, per meditata convinzione, ancora più ferma perché non scalfita dagli argomenti e dagli scomposti atteggiamenti della opposizione. Abbiamo subito con pazienza, degenerata in sopportazione, gli insulti dei parlamentari dell'opposizione. Da sempre, siamo convinti che né l'urlo, né l'insulto attribuiscono la ragione, anzi celano il torto.
Non ripeterò valutazioni tecniche ma mi limiterò a poche considerazioni di ordine politico.
La sinistra si è posta da tempo due obiettivi: portare via le televisioni al gruppo creato dall'onorevole Berlusconi (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo) oppure allontanare l'onorevole Berlusconi...

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, il dibattito deve ancora continuare, vi prego.
L'onorevole Castagnetti è stato ascoltato in assoluto silenzio (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo). Non capisco cosa abbiate da urlare, ciascuno dice quello che ritiene, l'onorevole


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Anedda non sta offendendo nessuno, sta sostenendo delle sue tesi politiche, discutibili come quelle di tutti.
Onorevole Anedda, coraggio!

GIAN FRANCO ANEDDA. Il desiderio di allontanare l'onorevole Berlusconi dalla politica ed anche il riflesso del risentimento per la sconfitta elettorale, sulla quale la sinistra, che oggi pare intenda abbandonarsi ai clamori della piazza, non ha forse ancora sufficientemente meditato (Applausi del deputato Malgieri), il desiderio di spazzare via il gruppo Mediaset è la manifestazione della nostalgia dell'epoca nella quale l'unico monopolio settario della televisione era largamente dominato dalla sinistra (Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo) tanto che fate finta di dimenticare che Mediaset ha spezzato quel monopolio ed ha introdotto in Italia il pluralismo della informazione televisiva (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale, di Forza Italia e del deputato Rizzi).
Il vostro comportamento si spiega perché non desiderate la soluzione del problema bensì desiderate il problema per risvegliarlo, sospingerlo, enfatizzarlo nei momenti di stanca giacché l'argomento consente di dire qualcosa anche quando non si ha niente da dire (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale, di Forza Italia e dell'UDC (CCD-CDU della Lega nord Padania). Lo dimostra il fatto, se ancora vi fosse necessità di dimostrazione, che non avete approvato la legge quando avevate i numeri per farlo e per giustificare l'omissione avete rivelato l'arcano: gli italiani, gli elettori avrebbero interpretato la legge come un atto punitivo nei confronti dell'onorevole Berlusconi ed i consensi sarebbero andati aumentando, così come aumenteranno dopo il vostro comportamento di questi giorni (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale e di Forza Italia).
Ciò che ci divide non è la legge bensì la concezione dell'uomo e della società. Voi vi alimentate della cultura del sospetto che porta alla persecuzione e sbocca nel carcere e nelle manette (Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo). Noi crediamo nell'uomo e nella sua coscienza, voi credete nelle leggi solo se è possibile puntellarsi sull'antico adagio che le leggi si applicano ai nemici e si interpretano per gli amici (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale e di Forza Italia).
Avete accompagnato la indignazione falsa e strumentale, perché falsi e strumentali ne sono e ne erano i presupposti. È falso che abbiate inteso richiamare la normativa esistente negli Stati Uniti; è falso che il Presidente degli Stati Uniti non possa essere proprietario di imprese private; è falso che non possa avere azioni di società quotate in borsa; è falso che la legge imponga, negli Stati Uniti, la cessione delle attività mobiliari in un fondo cieco; è falso che la legge in votazione non imponga sanzioni (Commenti del deputato Maura Cossutta), non solo la sanzione politica che è già di per sé grave e insuperabile - e abbiamo avuto l'esempio di un sottosegretario che, per una sanzione politica, ha lasciato il suo incarico - ma l'autorità controlla, verifica, indica le misure idonee a porre i rimedi; è falso che la legge sia limitativa dei poteri giacché impone di non assumere atti che abbiano specifica incidenza sul patrimonio del titolare.
Ancora una volta, prevale la cultura del sospetto perché immaginate gli altri a vostra immagine e somiglianza. Per noi non è così (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale, di Forza Italia e dell'UDC (CCD-CDU)).
Prevale la cultura del sospetto laddove voi pretendete di colpire il titolare di azioni immobiliari non per un contrasto esistente, non per un contrasto attuale, ma per un contrasto che potrebbe essere e che voi giudichiate potrebbe esservi in base ad una congettura. Il sospetto, appunto.

MAURA COSSUTTA. Siete tutte fotocopie!

GIAN FRANCO ANEDDA. Noi, invece, intendiamo sanzionare il contrasto quando compare, quando si manifesta, quando si


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realizza (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale e di Forza Italia).
Voi vi affidate allo slogan «trascinati dalla piazza del triplice resistere»; noi ci affidiamo al triplice grido «liberare, liberare, liberare» (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale, di Forza Italia e della Lega nord Padania )! Liberare l'Italia dalla rete dei vincoli e dei divieti che avete costruito in tanti anni; liberare gli italiani da un autoritarismo burocratico tanto più forte quanto surrettizio, quello della burocrazia e del burocrate, che pretende che gli italiani passino sotto l'autorizzazione del ras per conseguire ciò cui hanno diritto; liberare gli italiani da uno Stato che compare solo con la spada e mai con la comprensione (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e Misto-Comunisti italiani).

MAURA COSSUTTA. Infatti vi alleate con Rauti per liberare l'Italia!

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi prego! Onorevole Anedda, si riposi pure, così vediamo se c'è un clima che consente di proseguire.

GIAN FRANCO ANEDDA. Se con noi può non esserci tutto il meglio, i vostri comportamenti ci hanno convinto che contro di noi vi è sicuramente tutto il peggio (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale, di Forza Italia e della Lega nord Padania)! Di questa certezza siamo orgogliosi (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale, di Forza Italia e della Lega nord Padania)!
Né cechi, né sordi, né addomesticati, né servi, ma attenti sempre alla salvaguardia ed alla tutela del pubblico interesse perché sappiamo che in questa maniera si apre in Italia una nuova stagione di libertà (Vivi applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale, di Forza Italia, dell'UDC (CCD-CDU), della Lega nord Padania e Misto-Nuovo PSI - I deputati del gruppo di Alleanza nazionale si levano in piedi e gridano: «Bravo!» - Molte congratulazioni)!

PRESIDENTE. Per una sorta di par condicio dell'annuncio, devo dichiarare che mi ha chiesto la parola per fatto personale anche l'onorevole Melandri. Così come il ministro Marzano e l'onorevole Pecoraro Scanio, anche l'onorevole Melandri avrà la parola una volta esaurito l'esame del provvedimento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Violante. Ne ha facoltà.

LUCIANO VIOLANTE. Onorevole Anedda, ho seguito con attenzione (I deputati del gruppo di Alleanza nazionale fanno: «sccc») ... Colleghi, c'è la televisione che vi riprende! Non penso che facciate una bella figura!

NITTO FRANCESCO PALMA. Ma pensa per te!

LUCIANO VIOLANTE. Devo dire, onorevole Anedda, che ho seguito con attenzione il suo intervento. Lei sa che la stimo, l'ho asserito varie volte, lei è un professionista serio. Proprio per questo, però, sono ulteriormente colpito dal fatto che lei abbia scatenato dieci minuti di insulti, infondati, nei confronti di questa parte politica. C'è però un punto di soddisfazione: da quei banchi è venuto un impegno alla libertà dall'autoritarismo, e con la vostra storia credo che ciò sia un fatto importante (Vivi applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo, Misto-Comunisti italiani, Misto-Socialisti democratici italiani, Misto-Verdi-l'Ulivo - Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale e della Lega nord Padania - La deputata Mussolini lancia in aria un fascicolo).

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, mi rendo conto che le affermazioni possono essere anche spiacevoli, ma ho ascoltato le une ed ora sento le altre. Rimaniamo tutti tranquilli ed attendiamo la fine della seduta. Prego, onorevole Violante (Commenti dei deputati del gruppo di Forza Italia).
È la stessa cosa da entrambe le parti, non è possibile! Onorevole Biondi, lei lo


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sa, anche lei presiede, come me, quest'Assemblea! Onorevole Violante, continui pure il suo intervento.

ALFREDO BIONDI. Ma la libertà non è una loro esclusiva (Proteste dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo, di Rifondazione comunista, Misto-Comunisti italiani, Misto-Socialisti democratici italiani e Misto-Verdi-l'Ulivo)!

PRESIDENTE. Onorevole Biondi, lei ha un equilibrio che è per tutti noi punto di riferimento, per cui cerchiamo di tranquillizzare la situazione. Tra le altre cose, sono costretto ad interrompere il calcolo dei tempi ogni volta che vi è un'interruzione. Prego, onorevole Violante.

LUCIANO VIOLANTE. Grazie, signor Presidente. Tornando alle cose serie di questi giorni di battaglia parlamentare, la questione - lo dico ai colleghi che hanno esposto con compiutezza l'argomento ed anche ai nostri avversari (mi riferisco al collega Bruno, al collega Bondi, ai colleghi Tabacci e Volontè e così via) - che abbiamo cercato di porre - la poniamo qui, la porremmo nel paese, la si porrà al Senato - è un fatto di moderna libertà. La libertà, dal settecento in poi, è lotta contro le posizioni dominanti, è lotta contro la costruzione di posizioni dominanti.
Riteniamo che la legge che è stata predisposta favorisca la costruzione di una posizione dominante, perché tiene in sé un soggetto che è un imprenditore nel mercato e un soggetto che è la più forte autorità politica del paese. Riteniamo che questo sia il problema e che non sia stato risolto.
Onorevole Frattini, lei non ha risposto quando, credo ieri, mi sono permesso di sollevare tale questione; ha fatto un'allusione, francamente, non degna di lei; dopodiché non ha risposto. Il fatto che, sia il collega Tabacci ieri sia il collega Volontè oggi, abbiano parlato di soluzioni formalmente deboli e, sostanzialmente, di stato di necessità, non fa che sottolineare questo aspetto. Dico ciò perché credo che in molti di voi vi sia un problema di sensibilità: l'abbiamo visto in questi giorni. Allora, come si risolve tale questione?
La moderna libertà esige una magistratura indipendente, ma mi sembra che vi sia da parte vostra un'azione diretta al controllo politico della magistratura; esige un Parlamento libero, ma qui, cari amici, non si è discusso nulla, perché da parte vostra non è venuto alcun elemento di discussione, salvo che in un paio di interventi.
In Commissione Affari costituzionali siamo stati costretti ad uscire dall'aula perché non era possibile discutere di nulla. Un Parlamento è fatto per confrontare le idee e quando le idee non si possono confrontare vi è un problema di continuum tra maggioranza parlamentare e Governo; vi è un'idea di continuità che non separa il Parlamento dal Governo, come deve essere in un sistema democratico. Colleghi, questo è un elemento di preoccupazione in ordine all'evoluzione del nostro sistema democratico.
Se vi è una continuità e non una distinzione tra Parlamento e Governo, tra maggioranza parlamentare ed esecutivo, mi chiedo chi garantisca i diritti di libertà.

Una voce dai banchi del gruppo di Forza Italia: Voi, allora?.

LUCIANO VIOLANTE. Chi garantisce la differenza di poteri? Questa è una domanda che devono porsi tutti e non soltanto noi. Sarebbe assurdo che ce la ponessimo solo noi e non una parte che si definisce liberale. Questo è il punto politico che abbiamo sottoposto alla vostra attenzione. Questa legge ha, sostanzialmente, amnistiato il conflitto di interessi.
Colleghi, si è detto che noi abbiamo approvato la legge costituzionale sul federalismo con quattro voti di differenza: è vero, ma si trattava della stessa legge che avevate votato prima voi in sede di Commissione bicamerale.
La questione è un'altra: cari colleghi, ricordo che durante il governo di centrosinistra i presidenti dei consigli regionali del Veneto e della Lombardia, Galan e


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Formigoni, rivendicavano ogni giorno autonomia, libertà e federalismo. Essi si sono azzittiti totalmente con il Governo di centrodestra e non parlano più (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo e Misto-Comunisti italiani)! Dov'è finita l'autonomia? Dov'è finito il federalismo? Avete approvato leggi di un centralismo feroce, a cominciare dalla legge Lunardi sulle infrastrutture che ha sottratto a regioni ed enti locali poteri enormi. Ma loro stanno zitti!
Allora, il problema del pluralismo istituzionale è anche questo. Come mai questi presidenti, che fino a pochi mesi fa urlavano, ora tacciono? Queste sono le nostre preoccupazioni.
Se me lo permettete, vorrei fare una considerazione un po' più leggera. In questa legge c'è una sanzione e c'è una vittima. La sanzione è che l'onorevole Berlusconi non potrà fare più il presidente onorario del Milan: è l'unica. La vittima, cari amici, è il ministro Lunardi. Egli, infatti, è l'unico ministro che, trovandosi in una posizione di conflitto di interessi, ha venduto la sua azienda (alla moglie ed ai figli, ma l'ha comunque venduta) ed è l'unico ad essere stato penalizzato; infatti, avrebbe potuto non venderla, visto che l'emendamento presentato dal Governo consente al proprietario di una azienda, purché la gestisca un'altra persona, di ricoprire comunque il ruolo di ministro. L'unica vittima è il ministro Lunardi: non ve ne sono altre (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo e Misto-Comunisti italiani).
Ho notato la particolare violenza che ha contraddistinto l'intervento dell'onorevole Dussin. Lo capisco. Credo che l'onorevole Dussin abbia ancora nelle orecchie e nel cuore le feroci parole pronunciate dal presidente del suo partito, onorevole Bossi, contro il Presidente Berlusconi. Non sto qui a ripeterle per rispetto alla carica di Presidente del Consiglio. Se non ricordo male, avete detto che era affiliato ad una potente organizzazione criminale siciliana (Commenti dei deputati del gruppo di Forza Italia e del deputato Luciano Dussin). Dopodiché avete aggiunto altro: l'attuale ministro della giustizia ha proposto la vendita e la separazione dei beni dalla Presidenza. Lo diceva l'altro giorno il segretario Fassino. Capisco che, poiché dovete difendervi dal vostro passato, ora dite quelle menzogne.

ALFREDO BIONDI. Non sono i soli!

LUCIANO VIOLANTE. Risponderà la collega Melandri e risponderà il collega Pecoraro Scanio. Non è vero ciò che avete detto e ciò che ha affermato l'onorevole Dussin e vi saranno fornite delle risposte.

LUCIANO DUSSIN. L'ho letto sul giornale!

LUCIANO VIOLANTE. Lasci stare i giornali. Verifichiamo le cose che ha detto! Onorevole Dussin, le ho dato una spiegazione. Ho spiegato che voi siete costretti ad usare questa violenza perché dovete coprire un passato che è in contraddizione con l'attuale presente; questo è tutto (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).
Onorevole Frattini, lei è di nuovo tornato alla questione del voto.
Il voto è costitutivo del potere, sono d'accordo con lei, ma poi c'è il momento operativo. Il momento operativo si svolge nelle regole perché è vero che gli elettori sapevano che il Presidente del Consiglio attuale era in conflitto di interessi, ma il Presidente del Consiglio aveva promesso che avrebbe risolto il conflitto di interessi nei famosi cento giorni.

IGNAZIO LA RUSSA. Lo stiamo facendo!

LUCIANO VIOLANTE. Non è così! Non è l'unica promessa. Ora ci stanno ascoltando alcuni milioni di italiani: tra questi vi sono cinque milioni di pensionati sotto il minimo che non hanno preso una lira, ma che hanno votato il centrodestra nonostante le promesse (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo,


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della Margherita, DL-l'Ulivo, Misto-Comunisti italiani, Misto-Socialisti democratici italiani e Misto-Verdi-l'Ulivo)!

GIANCARLO GIORGETTI. Sono i vostri dell'INPS che non pagano!

LUCIANO VIOLANTE. Onorevole Frattini - e ci sono autorevoli colleghi e amici al banco del Governo - lei sa che nella storia europea c'è stato anche un dittatore eletto, in Germania. L'elezione non basta - questo voglio dire -, bisogna, poi, stare dentro le regole. Se si usa l'elezione per stravolgere le regole, quello è autoritarismo, è un'altra cosa (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo, Misto-Comunisti italiani e Misto-Socialisti democratici italiani)!
Ieri l'onorevole Adornato ha ringraziato il presidente del nostro partito per aver detto che non c'è un regime. Io sono d'accordo con Massimo D'Alema: non c'è un regime sulla base dei nostri criteri. Però, cari amici e colleghi, se dovessi applicare i vostri criteri, quelli che avete applicato voi nella scorsa legislatura contro di noi, che non avevamo fatto una legge sul conflitto di interessi, non avevamo tolto le televisioni all'onorevole Berlusconi (Commenti dei deputati di Forza Italia e di Alleanza nazionale)... Onorevole Anedda, la invito a consultare l'onorevole Berlusconi perché lui sa per certo che gli è stata data la garanzia piena - non adesso, nel 1994, quando ci fu il cambio di Governo - che non sarebbero state toccate le televisioni. Lo sa lui e lo sa l'onorevole Letta.

PIERFRANCESCO EMILIO ROMANO GAMBA. C'è stato un referendum!

LUCIANO VIOLANTE. A parte questo, la questione è un'altra. Voi ci avete accusato di regime nonostante non avessimo fatto il conflitto di interessi, avessimo dichiarato eleggibile Berlusconi nonostante le concessioni...

IGNAZIO LA RUSSA. C'era il ribaltone!

LUCIANO VIOLANTE. Durante i governi di centrosinistra il fatturato di Mediaset è aumentato di 25 volte. Dunque, non c'è stata alcuna operazione di questo genere. Ora, se dovessimo applicare i criteri che avete applicato voi a noi, altro che regime, cari amici! Non è stato così.
Però, non posso non sottolineare la china pericolosa che prende la democrazia (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale). In questa legge, l'ipotesi di affidare alle maggioranze parlamentari - quali esse siano, di destra o di sinistra, è ugualmente pericoloso - il criterio di priorità nell'esercizio dell'azione penale e nello stabilire quali atti si perseguono e quali no, e il continuum maggioranza parlamentare-Governo che sfibra il Parlamento sono cose pericolose.
Vi prego di riflettere: credo che a tutti stiano a cuore la libertà e la democrazia nel nostro paese, ma questa legge non difende né la libertà né la democrazia, anzi pone una mina grave all'interno dell'edificio democratico del nostro paese. Onorevole Tabacci...

PRESIDENTE. Onorevole Violante, la prego di concludere.

LUCIANO VIOLANTE. Concludo, signor Presidente.
Vorrei dire soltanto che noi abbandoneremo l'aula...

FILIPPO ASCIERTO. Andiamo!

IGNAZIO LA RUSSA. Andiamo!

LUCIANO VIOLANTE. La cosa mi costa perché più volte, come ben sapete, ho detto che abbandonare l'aula costituiva una scorrettezza, tranne che vi fossero questioni di particolare peso, di particolare rilievo (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale).
Colleghi, voi avete abbandonato l'aula quando si trattava di far entrare l'Italia nell'Unione monetaria europea, noi l'abbandoniamo quando si tratta di difendere la libertà, la democrazia e il pluralismo


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nel nostro paese! Questa è la differenza tra noi e voi (Vivi, prolungati applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo, Misto-Comunisti italiani, Misto-Socialisti democratici italiani e Misto-Verdi-l'Ulivo - I deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e Misto-Comunisti italiani si levano in piedi - Molte congratulazioni)!

SANDRO DELMASTRO DELLE VEDOVE. Buffone!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Saponara. Ne ha facoltà.

ROBERTO BARBIERI. Frattini, consigliere di Stato: vergognati!

PRESIDENTE. Onorevole Barbieri, stia calmo.
Prego, onorevole Saponara.

MICHELE SAPONARA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il gruppo di Forza Italia voterà convinto e senza vergognarsi a favore della legge Frattini (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo - Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale). Stiamo assolvendo ad un impegno assunto nella campagna elettorale dal Presidente Berlusconi e da tutti noi della maggioranza.
Quello del conflitto di interessi è un tema serio, che colpevolmente non è stato affrontato e risolto dalla precedente maggioranza nella scorsa legislatura, così come ha ammesso onestamente l'onorevole Maccanico. Abbiamo saputo dai banchi dell'opposizione i motivi di questa colpevole mancanza: essi temevano che l'onorevole Berlusconi (Commenti del deputato Rizzi)...

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi prego, ci sono milioni di ascoltatori che seguono i nostri lavori. Voi avete sentito con quanta attenzione è stato seguito l'intervento dell'onorevole Violante e, quindi, vi prego di usare la stessa cortesia all'onorevole Saponara. Credo che fareste una buona figura, come tutti noi, se vi atteneste a questa regola. Onorevole Saponara, prosegua pure.

MICHELE SAPONARA. ...si dichiarasse, si sentisse e fosse ritenuto vittima e che, quindi, il popolo italiano l'avrebbe premiato con una valanga di voti. In questo modo, il conflitto di interessi non è stato risolto e l'opposizione non vuole risolverlo perché esso rappresenta un'arma da brandire contro Berlusconi, contro il Governo e, soprattutto, per ricompattarsi.
Questa opposizione divisa, frastagliata, frastornata ha bisogno di ricompattarsi e l'unico argomento serio, importante, demagogico è rappresentato proprio dal conflitto di interessi. Così l'opposizione ha abbandonato l'aula della I Commissione e così abbandonerà anche l'aula al momento del voto, condizionata e richiamata dalla piazza, da Moretti, da Dario Fo (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo - Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia), da Flores D'Arcais, da Zaccaria (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale), il quale, onorevoli colleghi ...(I deputati Pecoraro Scanio, Boato, Lion, Cima, Bulgarelli e Zanella si levano in piedi e, abbandonando l'aula, indossano un naso da pinocchio - Il deputato Cento grida: «Pinocchio», all'indirizzo del ministro Frattini).

PRESIDENTE. Onorevole Pecoraro Scanio, la prego. Onorevoli colleghi, vi richiamo alla calma. Uscite che, forse, è meglio, piuttosto che fare queste scene veramente vergognose.

ALFREDO BIONDI. Buffoni! Non è cortesia, è dovere!

PASQUALE VIESPOLI. Buffoni! Uscite!

ALFREDO BIONDI. Andate al carnevale di Viareggio!


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PRESIDENTE. Onorevole Saponara, le chiedo scusa io per l'interruzione.

MICHELE SAPONARA. Signor Presidente, per carità non mi meraviglio, ho le spalle larghe. Egli è andato sugli spalti per dire parole volgari nei confronti del suo successore, il professor Baldassarre, Presidente emerito della Corte costituzionale, quasi che lo stesso non potesse rappresentare un presidente di garanzia e, onorevoli colleghi, ha financo lambito le alte cariche dello Stato nella persona del Presidente Ciampi. Ci troviamo davanti a questa sinistra, ad una sinistra che ha bisogno di ricorrere a questi suoi supporter e non parliamo, poi, del ricorso al giustizialismo più becero.
Hanno richiamato in servizio finanche Antonio Di Pietro (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale e della Lega nord Padania), nonostante che lo stesso avesse inferto una delusione a Massimo D'Alema - che lo aveva candidato nel Mugello, garantendogli un'elezione sicura - e all'onorevole Prodi, allorché, nell'interrogatorio del 3 luglio del 1993 per il processo SME, ha detto: «Non mi convinse affatto».
Quando si è costretti a ricorrere a tali supporter significa che non si hanno argomenti seri da usare nel dibattito politico.
Quindi, abbiamo portato avanti questa legge; è chiaro che si tratta di una legge difficile. I professori Cheli e Cassese hanno detto che in nessuna parte del mondo, si è individuata una legge efficace per la soluzione del conflitto di interessi. Diceva l'onorevole Castagnetti che non vi è una regola unica, non vi è una soluzione univoca (I deputati dei gruppi dei Democratici di Sinistra-l'Ulivo, di Rifondazione comunista e Misto-Comunisti italiani abbandonano l'aula).
Siamo d'accordo, non vi è una soluzione univoca, ma dobbiamo cercarla nel rispetto della nostra Costituzione. E la legge che noi ci apprestiamo ad approvare rispetta la Costituzione, mentre le proposte presentate dall'opposizione sono incostituzionali, quando prevedono la vendita forzata delle aziende e delle proprietà dei titolari di cariche di governo e, nella specie, di Berlusconi (Prolungati applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale, dell'UDC (CCD-CDU) e della Lega nord Padania). Le proposte di legge presentate da Rifondazione comunista e dall'Ulivo prevedono, attraverso una lunga procedura, anche la vendita forzata.
Noi dobbiamo attenerci alla Costituzione che, all'articolo 42, prevede che il diritto di proprietà è garantito dalla legge e che, all'articolo 51, garantisce a tutti i cittadini, dell'uno o dell'altro sesso, di partecipare agli uffici pubblici e alle cariche elettive. Questi sono i paletti e i parametri da cui non possiamo prescindere.
Si dice che, in questa legge, non vi è nessuna vigilanza. Non è vero, la vigilanza c'è, c'è l'authority, che ha funzionato in tanti campi e che abbiamo voluto rafforzare, e ci sono le sentenze del Consiglio di Stato che provano che l'authority ha inflitto pene pecuniarie elevate.
Sono previste censure politiche, in particolare, si prevede che l'autorità riferisce al Parlamento con comunicazione motivata diretta ai Presidenti del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati, quando dall'esecuzione o dall'attuazione di atti o deliberazioni derivino, in danno del pubblico interesse, trattamenti privilegiati o agevolati di specifici interessi privati. Inoltre, con la segnalazione è formulato un parere sulle misure idonee a porre rimedio tempestivo alle conseguenze pregiudizievoli e ad evitare che casi analoghi si ripetano. Quindi, onorevoli colleghi, è il Parlamento ad essere sovrano. Avete o non avete fiducia nel Parlamento? Avete o non avete fiducia in voi stessi? Le sanzioni sono anche quelle politiche.
L'onorevole Violante, l'altro giorno, rispondendo ad un collega che gli faceva presente che il popolo italiano, nel votare Berlusconi, aveva già giudicato inesistente il conflitto di interessi con riferimento alla sua persona, diceva: ma la democrazia è fatta di regole, è fatta di consensi. Inoltre, l'onorevole Sabattini diceva: alle prossime


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elezioni sarete spazzati via (I deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo abbandonano l'aula).
Ebbene, onorevoli colleghi, noi sottoporremo al giudizio del popolo italiano la legge che ci apprestiamo ad approvare. Sono sicuro che gli italiani, così come hanno votato Berlusconi, nonostante si brandisse l'arma del conflitto di interessi, a maggior ragione, voteranno a favore di Silvio Berlusconi quando avrà mantenuto l'impegno, assunto in campagna elettorale, di provvedere alla risoluzione del conflitto di interessi laddove, in tanti anni, gli altri non avevano provveduto, pur avendo tempo (I deputati del gruppo di Alleanza nazionale gridano: «Buonasera!»).
Ugualmente, non avevano provveduto sul falso in bilancio né sulle rogatorie e ne avevano la possibilità ed il tempo (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia). E noi abbiamo mantenuto fede ai trattati internazionali e abbiamo proceduto alla ratifica, perché era nostro dovere; laddove ora l'opposizione rinfaccia questi nostri comportamenti dovuti.
Dice D'Alema: non aiutate, non date una mano a coloro che ci contestano. No, onorevole D'Alema. Siete voi che non dovete dare una mano a coloro che contestano voi e che contestano noi e che non si fidano nemmeno di voi, perché non avete l'autorevolezza politica di guidare questo movimento, verso il quale sappiamo di dovere grande attenzione (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia ). Si tratta di movimenti che, ovviamente, passano alla storia. Io concludo, signor Presidente.

SANTINO ADAMO LODDO. E meno male!

MICHELE SAPONARA. Signor Presidente, onorevoli colleghi è stato un dibattito aspro, ampio, anche alto, benché inquinato a volte da insulti, che io comprendo, perché ovviamente ricordano il rancore di una sconfitta elettorale. Noi abbiamo adempiuto ad un nostro dovere.

ANTONIO BOCCIA. Presidente, non ha 20 minuti!

MICHELE SAPONARA. Il disegno di legge non è blindato. Lo abbiamo dimostrato e sono convinto che in Senato, se ci saranno argomenti validi, il Governo non esiterà a raccoglierli, purché si rispettino la Costituzione, il diritto di proprietà e la partecipazione di tutti alle cariche pubbliche (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia - Congratulazioni).

DONATO BRUNO, Relatore per la maggioranza. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DONATO BRUNO, Relatore per la maggioranza. Signor Presidente, questo è il mio terzo intervento sul provvedimento in esame. Nel primo ho affrontato e illustrato il contenuto del provvedimento governativo; nel secondo ho cercato di spiegare come le osservazioni e le proposte dell'opposizione non avessero il pregio di risolvere il conflitto di interessi, in quanto, per un verso, inidonee, e, per l'altro, lesive di taluni principi di costituzionalità.
Ora, a conclusione dell'esame, vorrei soffermarmi brevemente su alcune critiche che, con maggiore insistenza, sono state avanzate dai colleghi dei gruppi di opposizione rispetto al contenuto e alla disciplina che il presente disegno di legge vuole introdurre per risolvere il conflitto di interessi. I colleghi dell'opposizione, infatti, hanno concentrato le loro obiezioni soprattutto su alcuni specifici aspetti. In particolare, si tratta: della scelta di fondo fatta nel disegno di legge del Governo e confermata dalla Commissione e dall'Assemblea circa i meccanismi e le modalità attraverso i quali risolvere il conflitto di interessi; della delineazione delle sanzioni che devono conseguire alla violazione delle norme, nonché della disciplina da applicare alle situazioni in cui si trovano i soggetti legati da rapporti di concessione o di autorizzazione con lo Stato.
Riguardo alla prima questione, non posso far altro che ribadire ciò che è stato puntualmente affermato dal ministro Frattini, che ringrazio sentitamente per la pazienza e per la competenza dimostrate


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anche in quest'occasione (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale, dell'UDC (CCD-CDU) e della Lega nord Padania). Ringrazio tutti i colleghi della maggioranza e dell'opposizione; però, mi sia consentito, in questa sede, ringraziare in particolar modo i colleghi della maggioranza e del Governo (Applausi di deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale), soprattutto per aver dovuto subire una serie di sproloqui ed offese che hanno consentito all'opposizione di entrare in una sorta di competizione, che alla fine avrebbe visto premiare chi era in condizioni di dirla o di farla più grossa. Abbiamo assistito ad un'esercitazione deprimente e deludente, soprattutto per chi l'ha posta in essere.
Dunque, riguardo alla prima questione, il disegno di legge prevede, infatti, la disciplina di un articolato sistema di incompatibilità che viene accompagnato con la previsione di un controllo sugli effetti dell'azione del titolare di cariche di governo e, quindi, sull'attuazione degli atti concretamente adottati in situazione di conflitto di interessi.
Tale scelta privilegia, quindi, un sistema tendente a colpire e a sanzionare i concreti effetti di un'attività compiuta in situazione di conflitto di interessi, anziché prevedere un sistema tendente a colpire situazioni di conflitto anche solo potenziale ed eventuale. Infatti, a tale proposito, mi corre l'obbligo di ribadire che qualsiasi altro meccanismo che anticipi oltre misura la soglia del pericolo del verificarsi di situazioni di conflitto di interessi, tra l'altro, incidendo su diritti costituzionalmente riconosciuti, contrasta, come ho già detto nei miei primi interventi, con il favor mostrato dall'articolo 51 della Costituzione verso lo ius activae civitatis e con il principio di ragionevolezza e di proporzionalità, che la stessa Corte costituzionale richiede per prevedere deroghe al principio sancito dall'articolo 51 della Costituzione.
A proposito del sistema sanzionatorio, non si può non ribadire, anche sulla base dell'esperienza maturata in altri paesi su tale materia, come per chi svolge funzioni e assume cariche pubbliche non ci sia controllo e, quindi, sanzione più stringente e più efficace di quella esercitata dall'organo politico per eccellenza quale è il Parlamento in un sistema democratico basato su di una forma di Governo parlamentare, nonché il controllo esercitato dall'opinione pubblica attivabile attraverso la piena conoscenza e la trasparenza, da un lato, della situazione patrimoniale e, dall'altro, dell'attività in concreto esercitata da chi ricopre cariche di Governo.

PRESIDENTE. Onorevole relatore....

DONATO BRUNO, Relatore per la maggioranza. Mi avvio alla conclusione, signor Presidente.
Per quanto riguarda lo specifico riferimento alle situazioni di conflitto di interessi derivante dal rapporto di concessione e autorizzazione o comunque di natura contrattuale con lo Stato, ricordo che questo disegno di legge, fin dal primo comma dell'articolo 1, impone a chi ricopre cariche di governo un obbligo generale e stringente di astensione dal porre in essere atti e dal partecipare a deliberazioni collegiali in situazioni di conflitto di interessi. Tale obbligo generale di astensione è poi affiancato dal divieto di ricoprire cariche comportanti compiti di amministrazione in qualsiasi tipo di impresa, nonché da un controllo generalizzato sugli effetti dell'azione del titolare della carica di Governo fino alla possibilità di vedere sanzionata tale attività davanti al Parlamento.
Comprendo le difficoltà in cui versa l'opposizione, ma credo si dovrebbero evitare argomenti, frasi, aggettivi inutili, offensivi e dannosi per ritornare ad un clima che consenta un dialogo costruttivo che, come più volte è stato detto, è il sale della politica.
Per concludere, signor presidente, nel ringraziare lei e il Presidente Biondi, sento altresì il dovere di porgere un sentito ringraziamento a tutti i dipendenti, i funzionari e i collaboratori della I Commissione e della Camera (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale).


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PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Craxi. Ne ha facoltà. Le ricordo che ha un minuto a disposizione.

BOBO CRAXI. Signor Presidente, ritengo che un'anomalia sia sempre un'anomalia, che si può tollerare e, naturalmente, non si può non evitare di risolvere. Non posso condividere l'atteggiamento aventiniano dell'opposizione, pregiudiziale, capriccioso, fazioso; anche le parole dell'onorevole Violante non mi son piaciute: esse rievocavano l'omino con i baffi, che non è l'onorevole D'Alema, ma Adolf Hitler. D'altronde, vi devo anche confessare con grande sincerità che ritengo, allo stato - allo stato -, su questo terreno del conflitto di interessi, insufficiente ed inadeguata l'azione del Governo. Immagino e spero che vi sarà sempre la possibilità al Senato di correggere un'impostazione.
Lo dico anche qui, senza che mi faccia velo del rispetto, dell'amicizia e della stima nei confronti del Presidente Berlusconi. Il conflitto di interessi non riguarda solo lui e non riguarderà nel futuro soltanto Berlusconi. Però è evidente che...

PRESIDENTE. Onorevole Craxi, la prego di concludere.

BOBO CRAXI. Presidente, ho già esaurito il tempo?

PRESIDENTE. Concluda pure, onorevole Craxi.

BOBO CRAXI. ... Non so come concludere (Applausi - Si ride)!

PRESIDENTE. Questo fa parte del merito, non del metodo! Va bene, abbiamo capito.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Biondi. Ne ha facoltà.

ALFREDO BIONDI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho sentito in varie occasioni pronunciare l'aggettivo «liberale». Io amo questo aggettivo e ho vissuto tutta la vita convinto con difficoltà di interpretarne il significato, che non è fatto di adesione pedissequa, ma è fatto di senso critico, di capacità di valutare le ragioni degli altri, di avere nel proprio seno quel giudice severo ed imparziale che si chiama coscienza. Nel nome di questo giudice severo ed imparziale, mi dolgo che la sinistra abbia adoperato l'aggettivo «liberale» per offendere quelli che sono liberali e che intendono difendere la libertà militando nelle condizioni in cui si trovano per un principio, onorevole Craxi, anche di coerenza (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale).

IGNAZIO LA RUSSA. Bravo!

ALFREDO BIONDI. Vedete, la coerenza richiede una corrispondenza tra i propri sentimenti, la propria ragione e i propri doveri. Quando si coniugano questi tre sentimenti e si sta dalla parte nella quale siamo stati eletti, non si accetta che gli altri ci ritengano meno liberali di loro, avendo avuto nella vita la possibilità di esprimere quello che nel nostro paese è - quando la libertà in certi paesi era un delitto - un diritto, che anche questa sera vogliamo riaffermare (Vivi applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale, dell'UDC (CCD-CDU), della Lega nord Padania e Misto-Nuovo PSI).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Polledri. Ne ha facoltà.

MASSIMO POLLEDRI. Signor Presidente, mi rivolgo ai colleghi ed alle colleghe e, soprattutto, all'onorevole Violante che ieri ha detto una cosa vera ed una falsa. Ha parlato del merito della sua forza politica di essersi opposta alla violenza e credo che, effettivamente, la sinistra abbia pagato un debito di sangue nella lotta contro il terrorismo. Però ha evocato, per Reggio Emilia, le squadre fasciste e si rivolgeva ad un gruppo di cittadini - sicuramente vicini alla Lega - che, armati


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di telefonino, cercavano innocentemente di difendere e di presidiare il territorio.
Signor Presidente, sono un leghista emiliano e sono anche figlio di un antifascista partigiano che è stato imprigionato dai nazisti. L'onorevole Violante dovrebbe ricordare che circa tre anni fa i cittadini del quartiere Crocetta, a Modena, fecero lo stesso ed erano dalla sua parte e de La Canonica e Civitanova sono partite le stesse ronde.
Signor Presidente, è molto difficile vivere in Emilia sotto il regime rosso. Lo dico a titolo personale perché, per le mie idee politiche, da un candidato della sinistra sono stato minacciato di licenziamento. Questa confessione, questa riflessione vorrei rivolgerla all'onorevole Violante (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania - Commenti del deputato Rizzi).

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Polledri. Ho dato la parola a tutti quelli che si erano iscritti in tempo, non la darò ad altri.
Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.

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