XIII Commissione - Mercoledý 12 giugno 2002


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ALLEGATO 1

Indagine conoscitiva nell'ambito dell'esame dei progetti di legge C. 817 Molinari, C. 1085 de Ghislanzoni Cardoli, C. 1198 Losurdo e C. 2635 Rocchi recanti «Agriturismo».

PROGRAMMA APPROVATO DALLA COMMISSIONE

In materia di agriturismo sono all'esame, in sede referente, della XIII Commissione le abbinate proposte di legge C. 817 Molinari, C. 1085 de Ghislanzoni Cardoli, C. 1198 Losurdo, alle quali è stata successivamente abbinata la proposta di legge C. 2635 Rocchi.
I provvedimenti in esame intendono rivedere in maniera organica la vigente legge quadro sull'agriturismo (legge n. 730 del 1985) che, al momento dell'approvazione, ha rappresentato un'anticipazione di quelle scelte, assunte poi in sede comunitaria con le riforme del 1999, volte ad ancorare il settore primario ad un'attività che non sia solo di tipo produttivo, ma anche di preservazione dell'ambiente, di gestione dei territorio e di valorizzazione delle risorse naturali, storiche e gastronomiche di una determinata area del territorio.
La Commissione ritiene che le norme contenute nella legge del 1985 richiedano oggi una complessiva riforma, date le differenti condizioni in cui è ora chiamato ad operare l'imprenditore agrituristico ed il cambiamento nei rapporti tra legislazione statale e legislazione regionale attuato dalle ultime modifiche costituzionali introdotte nel Titolo V della Costituzione. Inoltre, vi è il problema di mantenere il legame tra l'attività agrituristica e il mondo agricolo, evitando che lo sviluppo dell'agriturismo finisca per realizzare forme di «concorrenza sleale» a danno delle imprese alberghiere e della ristorazione.
Da ciò la necessità di procedere ad una compiuta valutazione dei profili indicati dall'articolo 79, comma 4, del regolamento della Camera sui testi in esame; a tal fine l'Ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, della Commissione intende procedere ad un'indagine conoscitiva ai sensi dell'articolo 79, comma 5, del regolamento della Camera.
Tale indagine ha l'obiettivo di approfondire, in particolare, la realtà economico-sociale in cui sono chiamate ad operare le aziende agrituristiche e l'ambito di intervento del legislatore statale rispetto alle competenze regionali in materia.
Così, per esempio, se risulta difficile in principio includere la materia dell'agriturismo nei settori di competenza statale, è pur vero che la regolazione della stessa interessa profili civilistici (definizione di attività agrituristica), tributari (regime fiscale applicabile) e di tutela dell'ambiente, dell'ecosistema e dei beni culturali (c.d. agricoltura multifunzionale), attribuiti alla competenza legislativa esclusiva dello Stato.
Occorre, poi, considerare che tra le materie di legislazione concorrente si ritrovano quelle attinenti a: rapporti internazionali e con l'Unione europea delle regioni (finanziamenti comunitari nell'ambito dei programmi di sviluppo rurale); professioni (nelle quali può farsi rientrare quella di imprenditore agrituristico); tutela della salute ed alimentazione (disciplina relativa alla preparazione e somministrazione di cibi e bevande propri dell'azienda agrituristica); governo del territorio (nel senso che l'agriturismo viene considerato come una delle forme più significative di gestione alternativa del territorio, rispettosa,


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da un lato dell'ambiente, e dall'altro, dall'esigenza di crescita economica del settore agricolo, in contrasto con il fenomeno dello spopolamento ed abbandono delle campagne a favore delle città); valorizzazione dei beni culturali e ambientali e promozione ed organizzazione di attività culturali (riferibile al ruolo di conoscenza delle culture locali gastronomiche e paesaggistiche che può svolgere l'attività agrituristica).
Molte regioni sono già intervenute con proprie normative sulla materia. Specifiche legislazioni regionali risultano infatti essere vigenti in Abruzzo (legge regionale n. 32 del 1994, e successive modifiche), Basilicata (legge regionale n. 24 del 1996, e successive modifiche), Campania (legge regionale 28 agosto 1984, n. 41), Emilia-Romagna (legge regionale n. 26 del 1994), Friuli-Venezia Giulia (legge regionale n. 25 del 1996), Lazio (legge regionale n. 36 del 1997), Liguria (legge regionale n. 33 del 1996 e successive modifiche), Lombardia (legge regionale n. 3 del 1992), Marche (legge regionale n. 3 del 2000), Molise (leggi regionali n. 2 del 1984 e n. 13 del 2001), Piemonte (legge regionale n. 38 dei 1995), Puglia (legge regionale n. 34 del 1985), Sardegna (legge regionale n. 18 del 1998), Sicilia (legge regionale n. 25 del 1994), Toscana (legge regionale n. 76 del 1994). Umbria (legge regionale n. 28 del 1997 e successive modifiche), Valle d'Aosta (legge regionale n. 27 del 1995), Veneto (legge regionale n. 9 del 1997, e successive modificazioni), nella provincia autonoma di Bolzano (legge provinciale n. 57 del 1988) e nella provincia autonoma di Trento (legge provinciale n. 10 del 2001).
Nell'ambito dell'indagine, la Commissione dovrebbe sentire i seguenti soggetti:
le Regioni;
il Ministro delle politiche agricole e forestali;
il Ministro dell'economia e delle finanze;
le associazioni agrituristiche;
le organizzazioni professionali agricole;
le associazioni degli albergatori;
le associazioni dei ristoratori;
le associazioni ambientaliste.

Inoltre, la Commissione potrebbe recarsi in missione in alcune Regioni nelle quali l'agriturismo e particolarmente sviluppato.
Il termine per la conclusione dell'indagine potrebbe essere quello del 31 ottobre 2002.


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ALLEGATO 2

Corpo forestale dello Stato (C. 559 Molinari, C. 1478 Volontè, C. 1480 Misuraca, C. 1486 Losurdo, C. 1535 de Ghislanzoni Cardoli, C. 1590 Pecoraro Scanio e C. 1660 Marini.

NOTA TECNICA TRASMESSA DALL'UFFICIO LEGISLATIVO DEL MINISTERO DELLE POLITICHE AGRICOLE E FORESTALI

La proposta di legge in oggetto, testo unificato delle numerose proposte di legge in materia di riordino del Corpo forestale dello Stato, mira a disciplinare in modo organico le funzioni e l'organizzazione del Corpo forestale dello Stato alla luce anche delle modificazioni intervenute al Titolo V della Costituzione ad opera della legge costituzionale n. 3 del 2001.
L'articolo 1 definisce la natura giuridica ed i compiti istituzionali del Corpo forestale dello Stato, riaffermandone la qualifica di «forza di polizia dello Stato ad ordinamento civile specializzata nella difesa del patrimonio agroforestale della Nazione e nella tutela dell'ambiente e dell'ecosistema». In tal senso non vi è innovazione nell'ordinamento vigente, tenuto conto che già l'articolo 16, comma 2, inserisce a pieno titolo il Corpo forestale dello Stato tra le forze di polizia dello Stato, casi come l'articolo 57 del codice di procedura penale già qualifica ufficiali di polizia giudiziaria, «gli ufficiali superiori e inferiori e i sottufficiali dei carabinieri, della guardia di finanza, degli agenti di custodia e del corpo forestale dello Stato». Conseguentemente non vi sono nuovi o ulteriori oneri per il bilancio dello Stato.
L'articolo 2 elenca le funzioni esercitate dal Corpo forestale dello Stato. Anche in questo caso non vi è innovazione nell'ordinamento vigente, essendo l'elenco di cui al comma 1 una ricognizione di funzioni già assegnate dalla legislazione - anche a seguito del trasferimento di competenze discendente dalla legge n. 59 del 1997 - al Corpo forestale dello Stato e di stretta competenza statale. Le predette funzioni risultano altresì conformi al nuovo titolo V della Costituzione, come confermato dal parere favorevole sul Testo unificato reso dalla I Commissione affari costituzionali della Camera dei deputati nella seduta del 6 febbraio scorso.
Dalla conferma delle attribuzioni attualmente svolte dal Corpo forestale dello Stato - si ribadisce come l'elenco non contempli alcuna nuova attribuzione rispetto a quelle attualmente assegnate dall'ordinamento al Corpo forestale dello Stato - non discendono, pertanto, nuovi o ulteriori oneri per il bilancio dello Stato.
L'articolo 3 disciplina l'organizzazione del Corpo forestale dello Stato. Anche in questo caso l'assetto normativo indicato dal Testo unificato è coerente con quello del decreto legislativo 3 aprile 2001, n. 155, con il quale sono state, tra l'altro dettate norme per l'organizzazione della struttura del Corpo. Il comma 5, al riguardo, specifica che «L'organizzazione del Corpo forestale dello Stato e la determinazione, nei limiti delle dotazioni organiche complessive, delle piante organiche degli uffici centrali, nonché periferici a livello regionale, sono stabiliti con uno o più regolamenti emanati ai sensi dell'articolo 17, comma 4-bis, della legge 23 agosto 1988, n. 400». Non sono pertanto previsti nuovi o ulteriori oneri per il bilancio dello Stato.
Il comma 5 disciplina la possibilità del trasferimento, a domanda, del personale del Corpo forestale dello Stato nei ruoli delle forze di polizia ad ordinamento civile,


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nell'ottica di una sempre maggiore armonizzazione tra le forze di polizia ad ordinamento civile. Trattasi di spostamenti all'interno del medesimo comparto contrattuale e quindi senza oneri aggiuntivi per il bilancio dello Stato.
Il comma 6 prevede che la Scuola del Corpo forestale dello Stato provveda alla formazione, all'addestramento, all'aggiornamento ed alla specializzazione del personale del Corpo forestale della Stato, nonché, a richiesta, di quello dipendente da altre pubbliche amministrazioni, ivi compreso quello dei corpi tecnici forestali regionali e di altri operatori dell'ambiente. Non si tratta di un'innovazione in quanto la Scuola del Corpo forestale dello Stato già svolge, su basi convenzionali, tale attività: anche in questo caso, comunque, a maggiore chiarezza che non vi sono ulteriori oneri a carico del bilancio dello Stato si propone che all'articolo 3, comma 6, sia aggiunto in fine il seguente periodo: «Gli oneri relativi alla formazione da espletare nei confronti degli operatori dell'ambiente non appartenenti alla Pubblica Amministrazione sono a carico degli operatori medesimi».
L'articolo 4 disciplina i rapporti tra il Corpo forestale dello Stato e le regioni, nel quadro della devoluzione di funzioni alle stesse prevista dalla legge n. 59 del 1997 e dalla legge costituzionale n. 3 del 2001.
Fondamentale, al fine di verificare se l'articolo in questione - che modifica le disposizioni di trasferimento di beni e risorse umane dettate nel corso della precedente legislatura dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 11 maggio 2001 - reca oneri per il bilancio dello Stato in termini di mancato trasferimento alle regioni del personale del Corpo forestale dello Stato, è l'esame delle disposizioni discendenti dalla legge n. 59 del 1997 in tema di funzioni esercitate dal Corpo forestale dello Stato. Si rende, cioè, preliminarmente necessario ricostruire il contesto normativo entro cui il DPCM opera.
Com'è noto il decreto legislativo n. 143/97 costituisce esercizio della delega conferita con la legge n. 59 del 1997. Esso, all'articolo 1, comma 2, attribuisce alle regioni l'esercizio di tutte le funzioni e compiti svolti dal soppresso Ministero delle risorse agricole, alimentari e forestali nelle materie di «agricoltura, foreste, pesca, agriturismo, caccia, sviluppo rurale, alimentazione», ad eccezione di quelli tassativamente elencati nel successivo articolo 2 e riservati al neo-istituito Ministero per le politiche agricole.
Un primo punto fondamentale da sottolineare è che il C.F.S., anche dopo il predetto decreto legislativo, continua a svolgere le stesse identiche funzioni che esercitava prima della sua entrata in vigore, poiché tale provvedimento non ha minimamente inciso sul complesso delle attribuzioni del C.F.S.. riferendosi esclusivamente alle materie espressamente indicate, in relazione alle quali il processo di conferimento di funzioni e compiti alle regioni si era ormai concluso negli anni '70. In proposito si evidenzia che già con i DD.PP.RR. nn. 11/72 e 616/77 emanati in attuazione dell'articolo 117 Cost., erano state trasferite alle Regioni tutte le funzioni amministrative svolte dal CFS, in materia di boschi e foreste, nonché gran parte dei beni dell'Azienda di Stato per le foreste demaniali e del personale tecnico del C.F.S.
Successivamente, il conferimento di funzioni e compiti amministrativi alle regioni ed agli enti locali, previa individuazione dei compiti di rilievo nazionale, è proseguito attraverso vari interventi normativi, tra cui quello realizzato con il decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, il cui ambito di operatività è espressamente circoscritto, all'articolo 1, comma 1, alle materie non disciplinate, tra l'altro, dal decreto legislativo n. 143 del 1997. Tale provvedimento normativo incide su svariati «campi di azione» del C.F.S., quali la protezione della natura e dell'ambiente, i parchi e le riserve naturali, la tutela dell'ambiente dagli inquinamenti, la gestione dei rifiuti, le risorse idriche e la difesa del suolo, la protezione civile, l'ordine pubblico e la sicurezza pubblica, riservando allo Stato proprio le competenze oggetto dell'azione del Corpo forestale


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dello Stato, sottratte al conferimento alle regioni ed agli locali in quanto annoverate tra i «compiti di rilievo nazionale».
Peraltro, anche per effetto del D.Lgs. n. 122 del 1998, l'unica funzione della quale è stato «spogliato» il C.F.S. è, ai sensi dell'articolo 78, quella di gestione di alcune riserve naturali non collocate nei parchi nazionali, ma è evidente che questa «sottrazione» è talmente marginale da giustificare soltanto il corrispondente trasferimento del personale appartenente alla dotazione organica dell'ex Azienda di Stato per le Foreste Demaniali con la qualifica di operaio a tempo indeterminato, necessario allo svolgimento delle attività inerenti alle riserve trasferite. Di ciò il Testo unificato tiene conto nel dispositivo dell'articolo 4, commi 4 e seguenti.
Il DPCM 11 maggio 2001, invece, prescindendo dall'analisi delle competenze trasferite - o meglio, nel caso del C.F.S., non trasferite - ha previsto un trasferimento alle Regioni del 70 per cento del personale del Corpo, senza appunto che alcuna funzione sia stata assegnata alle regioni stesse da parte della legge n. 59 del 1997. Al riguardo si fa presente che il DPCM 11 maggio 2001 sarà oggetto, nei prossimi giorni, di esame da parte del TAR Lazio in ordine a numerosi ricorsi presentati proprio per i molteplici profili di illegittimità, configurabili che sembrano aver trovato riscontro anche da parte dell'Avvocatura generale dello Stato.
L'articolo 4 del Testo unificato in esame prende dunque atto dell'assenza di trasferimento alle regioni di funzioni esercitate dal Corpo forestale dello Stato disponendo che le regioni, con specifiche convenzioni, possano affidare al Corpo forestale dello Stato di compiti e funzioni propri delle regioni medesime in materia agroambientale e forestale. La natura convenzionale - di tali rapporti, sancita a monte anche da uno specifico accordo quadro approvato dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome, assicura l'assenza di nuovi e ulteriori oneri a carico del bilancio dello Stato. Peraltro anche il richiamo, al comma 1, ai corpi forestali regionali non deve indurre a pensare che il mancato trasferimento alle regioni del personale del Corpo forestale dello Stato comporti oneri per le regioni in ordine alla costituzione di tali corpi. Questi, infatti, svolgono i compiti tecnici e sanzionatori già trasferiti alle regioni sin dagli anni settanta: ci si chiede, semmai, perché le regioni non li abbiano istituiti prima.
Al fine, comunque, di evitare che il venir meno della possibilità per tutte le regioni di utilizzare il Corpo forestale dello Stato per compiti di loro competenza possa dar luogo ad oneri per i bilanci delle regioni stesse, si propone di inserire il seguente emendamento al testo unificato: «all'articolo 4, comma 1, le parole: «Nelle Regioni che non intendono istituire propri servizi tecnici forestali» sono sostituite dalle seguenti «Fermo restando quanto previsto dall'articolo 11 del decreto del Presidente della Repubblica 15 gennaio 1972, n. 11»;
Tenuto conto dei rapporti convenzionali ed operativi che possono crearsi tra le varie strutture regionali ed il Corpo forestale dello Stato il comma 2 istituisce uno specifico «Comitato di coordinamento delle attività del Corpo forestale dello Stato con quelle dei corpi forestali regionali». Al fine di evitare oneri aggiuntivi per il bilancio dello Stato, si propone il seguente emendamento: all'articolo 4, comma 2, è aggiunto in fine il seguente periodo «ai cui componenti non compete alcuna indennità o compenso né rimborso di spese».
In relazione alla previsione di trasferimento di personale operaio attualmente assuma ai sensi della legge 5 aprile 1985, n. 124, occorre specificare che tale transito deve avvenire mantenendo inalterata la tipologia dei rapporti di lavoro in atto, onde evitare la trasformazione automatica di rapporti di lavoro a tempo determinato in tempo indeterminato.
In tal senso si propone il seguente emendamento: l'articolo 4, comma 6, è così riformulato: «Con, il medesimo provvedimento di cui al comma 4 è trasferito alle Regioni, senza mutamento delle condizioni contrattuali di lavoro, il personale necessario


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alla gestione dei beni trasferiti, assunto ai sensi della legge 5 aprile 1985, n. 124 con rapporto di lavoro a tempo indeterminato nonché quello a tempo determinato in servizio alla data di entrata in vigore della presente legge e che nei dodici mesi precedenti a tale data ha svolto oltre centocinquanta giornate lavorative».
Per quanto riguarda la previsione dell'articolo 4, comma 7, circa la possibilità per il personale del Corpo forestale dello Stato di transitare, a domanda e ove consentito dalle singole normative regionali, nei ruoli dei corpi forestali regionali, ove già istituiti o successivamente alla loro istituzione, essa è analoga a quanto già previsto per il personale direttivo e dirigente della Polizia di Stato dall'articolo 5, comma 3, della legge 31 marzo 2000, n. 78, con il quale è stata data la possibilità agli appartenenti alla PS di transitare, a domanda, nei ruoli di altre amministrazioni civili, senza che ciò comporti oneri aggiuntivi per il bilancio dello stato.
Si propone, al riguardo, il seguente emendamento: l'articolo 4, comma 7, è così riformulato: «Entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, il personale del Corpo forestale dello Stato può chiedere di transitare a domanda e ove consentito dalle singole normative regionali, nei ruoli dei servizi tecnici forestali regionali. La dotazione organica del Corpo forestale dello Stato viene conseguentemente ridotta in misura corrispondente alle unità di personale che esercitano la facoltà prevista dal presente comma».
Si segnala inoltre, che all'articolo 4, comma 8, il riferimento al comma 5 va sostituito con il comma 4; al riguardo si propone il seguente emendamento: all'articolo 4, comma 8, le parole «comma 5» sono sostituite dalle seguenti «comma 4».
L'articolo 5, in conseguenza di quanto già osservato per l'articolo 4 relativamente all'assenza di trasferimento di competenze alle regioni a valere sulla legislazione connessa alla legge n. 59 del 1997, modifica l'articolo 4, comma 1, del decreto legislativo 4 giugno 1997, n. 143, sopprimendo i riferimenti al trasferimento di beni e risorse finanziarie, umane, strumentali e organizzative del Corpo forestale dello Stato.
Al comma 1 viene inoltre confermata la possibilità per il Corpo forestale dello Stato di operare ai sensi della legge n. 124 del 1985 in ordine alle assunzioni di personale forestale: si propone tuttavia di tener conto dei possibili trasferimenti di personale connessi alla previsione dell'articolo 4, comma 4, attraverso il seguente emendamento: all'articolo 5, comma 1 è aggiunto in fine il seguente periodo: «limitatamente alle unità di personale non trasferite alle Regioni ai sensi dell'articolo 4, comma 6 della presente legge».
Alla luce di quanto sopra illustrato e con gli emendamenti proposti, che per migliore chiarezza vengono allegati alla presente relazione, il provvedimento in esame non reca nuovi o ulteriori oneri a carico dal bilancio dello Stato.


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ALLEGATO 3

Corpo forestale dello Stato (C. 559 Molinari, C. 1478 Volontè, C. 1480 Misuraca, C. 1486 Losurdo, C. 1535 de Ghislanzoni Cardoli, C. 1590 Pecoraro Scanio e C. 1660 Marini.

ULTERIORI EMENDAMENTI PRESENTATI DAL RELATORE

ART. 3.

Al comma 6, aggiungere in fine il seguente periodo: Gli oneri relativi alla formazione da espletare nei confronti degli operatori dell'ambiente non appartenenti alla pubblica amministrazione sono a carico degli operatori medesimi.
3. 100. Il relatore.

ART. 4.

Al comma 1, sostituire le parole: Nelle regioni che non intendano istituire propri servizi tecnici forestali, con le seguenti: Fermo restando quanto previsto dall'articolo 11 del decreto del Presidente della Repubblica 15 gennaio 1972, n. 11,.
4. 100. Il relatore.

Al comma 2, aggiungere in fine il seguente periodo: Ai componenti di tale Comitato non compete alcuna indennità o compenso né rimborso di spese.
4. 101. Il relatore.

Sostituire il comma 6 con il seguente: Con il medesimo provvedimento di cui al comma 4 è trasferito alle regioni, senza mutamento delle condizioni contrattuali di lavoro, il personale necessario alla gestione dei beni trasferiti, assunto ai sensi della legge 5 aprile 1985, n. 124, con rapporto di lavoro a tempo indeterminato, nonché il personale con rapporto di lavoro a tempo determinato in servizio alla data di entrata in vigore della presente legge e che nei dodici mesi precedenti a tale data ha svolto oltre centocinquanta giornate lavorative.
4. 102. Il relatore.

Sostituire il comma 7 con il seguente: Entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, il personale del Corpo forestale dello Stato può chiedere di transitare, a domanda e ove consentito dalle singole normative regionali, nei ruoli dei servizi tecnici forestali regionali. La dotazione organica del Corpo forestale dello Stato è conseguentemente ridotta in misura corrispondente alle unità di personale che esercitano la facoltà prevista dal presente comma.
4. 103. Il relatore.

Al comma 8, sostituire le parole: comma 5 con le seguenti: comma 4.
4. 104.Il relatore.

ART. 5.

Al comma 1, aggiungere in fine le seguenti parole: , limitatamente alle unità di personale non trasferite alle regioni ai sensi dell'articolo 4, comma 6, della presente legge.
5. 100.Il relatore.