XIII Commissione - Resoconto di mercoledý 1░ dicembre 2004


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AUDIZIONI INFORMALI

Mercoledì 1o dicembre 2004.

Nell'ambito dell'esame del testo unificato delle proposte di legge C. 27 Stefani, C. 291 Massidda, C. 498 Bono, C. 1417 Onnis, C. 1418 Onnis, C. 2016 Benedetti Valentini, C. 2253 Gasperoni, C. 2314 Serena, C. 3533 Pezzella, C. 3761 Bellillo, C. 4804 Cirielli e C. 4906 Tucci recanti «Modifiche alla legge 157/1992, protezione della fauna selvatica e prelievo venatorio»: Audizione rappresentanti della Conferenza dei Presidenti delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano.

L'audizione informale è stata svolta dalle 14.05 alle 14.45.

Nell'ambito dell'esame del testo unificato delle proposte di legge C. 27 Stefani, C. 291 Massidda, C. 498 Bono, C. 1417 Onnis, C. 1418 Onnis, C. 2016 Benedetti Valentini, C. 2253 Gasperoni, C. 2314 Serena, C. 3533 Pezzella, C. 3761 Bellillo, C. 4804 Cirielli e C. 4906 Tucci recanti «Modifiche alla legge 157/1992, protezione della fauna selvatica e prelievo venatorio»: Audizione dei rappresentanti dell'Istituto nazionale per la fauna selvatica.

L'audizione informale è stata svolta dalle 14.45 alle 15.25.


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SEDE CONSULTIVA

Presidenza del vicepresidente Rodolfo DE LAURENTIIS. - Interviene il sottosegretario di Stato per le politiche agricole e forestali Teresio Delfino.

La seduta comincia alle 15.25.

Decreto-legge 266/2004 - Proroga di termini previsti da disposizioni legislative.
(C. 5454 Governo, approvato dal Senato).
(Esame e rinvio).

La Commissione inizia l'esame del provvedimento.

Rodolfo DE LAURENTIIS, presidente, ricorda che il parere sul provvedimento in esame dovrà essere espresso entro la seduta di domani, in tempo utile per inviarlo alla Commissione di merito prima che questa concluda l'esame in sede referente.

Riccardo RICCIUTI (FI), relatore, osserva che il decreto-legge 9 novembre 2004, n. 136, composto in origine da 19 articoli (oltre a quello relativo all'entrata in vigore), è stato ampiamente modificato e integrato dal Senato nel corso dell'esame del disegno di legge di conversione (A.S. 3196). In particolare, il Senato ha inserito 10 nuovi articoli nel testo del provvedimento e 8 ulteriori articoli in quello del disegno di legge di conversione.
Per quanto riguarda i profili di competenza della XIII Commissione, viene anzitutto in rilievo l'articolo 4, che proroga l'attività dell'Ente irriguo umbro-toscano di un ulteriore anno (sino al 7 novembre 2005), stanziando le risorse necessarie alla copertura dei conseguenti oneri. Il comma 1 dispone la proroga di un anno dell'attività dell'Ente (fino al 7 novembre 2005). L'Ente irriguo umbro-toscano, istituito dalla legge 18 ottobre 1961, n. 1048 per la durata di trenta anni, è un ente di diritto pubblico sottoposto alla vigilanza del Ministero delle politiche agricole e forestali. Successivamente alla scadenza del termine originariamente previsto, l'Ente ha potuto continuare ad operare in virtù di una serie di proroghe, l'ultima delle quali è scaduta il 7 novembre 2004. La scadenza originaria, che decorreva dalla data di entrata in vigore della legge istitutiva (7 novembre 1961), è stata prorogata: di dieci anni dal decreto-legge 6 novembre 1991, n. 352, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 dicembre 1991, n. 411; di un anno dall'articolo 5 del decreto-legge 22 ottobre 2001, n. 381, convertito in legge, con modificazioni, dalla legge 21 dicembre 2001, n. 441; di un anno dall'articolo 69, comma 7, della legge 27 dicembre 2002, n. 289, e, da ultimo; di un anno (fino al 7 novembre 2004) dall'articolo 52-bis del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326. Secondo la relazione illustrativa che accompagna il decreto-legge, la proroga si rende necessaria per garantire la continuità operativa dell'ente, anche in vista dell'adozione dei regolamenti di individuazione degli enti pubblici considerati indispensabili e in quanto tali sottratti alla liquidazione, di cui all'articolo 28 della legge 28 dicembre 2001, n. 448, che dovranno essere emanati entro il 30 giugno 2005. Il comma 2 reca la copertura degli oneri connessi alla continuazione dell'operatività dell'ente, valutati in 38.734 euro per il 2004 (7 novembre-31 dicembre) e in 232.406 euro per il 2005, disponendo la riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 1, comma 2 del decreto legislativo n. 228 del 2001. Si tratta complessivamente, secondo quanto previsto dall'articolo 36, comma 1, dello stesso decreto legislativo, di 68,963 miliardi di euro.
Il successivo articolo 5 differisce alcuni termini contemplati dal decreto legislativo n. 99 del 2004, concernenti in particolare la concessione di un contributo, sotto forma di credito di imposta, in favore dei giovani imprenditori agricoli che accedono al premio di primo insediamento. In particolare, l'articolo 3, comma 3, del decreto legislativo n. 99 del 2004 prevede la concessione di un contributo, sotto forma di


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credito di imposta, in favore dei giovani imprenditori agricoli che accedono al premio di primo insediamento. Il credito d'imposta può ammontare sino a 5.000 euro annui per 5 anni (2004-2008). L'ammontare complessivo del credito d'imposta concedibile (cd. «tetto di spesa») viene fissato in 10 milioni di euro per ciascuna annualità del periodo 2004-2008. Le modalità di applicazione di tale agevolazione, alla stregua dello stesso comma 3 dell'articolo 3, devono essere determinate con decreto del Ministro delle politiche agricole e forestali, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze. Tale decreto avrebbe dovuto essere emanato entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del decreto legislativo n. 99 del 2004, e cioè entro il 6 luglio 2004. L'articolo 5 in esame, al comma 1, lettera a), come modificata dal Senato, estende al 2009 il regime agevolativo previsto, e proroga al 31 dicembre 2004 il termine per l'emanazione del decreto ministeriale destinato a disciplinare le modalità di applicazione.
Il comma 1, lettera b), dell'articolo 5 in esame è diretto a porre rimedio a un errore materiale rilevato nel comma 5 del citato articolo 3 del decreto legislativo n. 99 del 2004. Nell'attuale formulazione, tale disposizione prevede che all'applicazione delle agevolazioni introdotte a favore dei «giovani imprenditori agricoli» si provveda «nell'ambito dell'attuazione dell'articolo 1, comma 2» dello stesso decreto n. 99 del 2004, che si riferisce in realtà agli accertamenti delle regioni in ordine al possesso dei requisiti necessari per il riconoscimento della qualificazione di «imprenditore agricolo professionale». La lettera b) in esame corregge quindi il richiamo dell' «articolo 1, comma 2», riferendolo al decreto legislativo n. 228 del 2001, e non più, come si desumeva dalla precedente formulazione, allo stesso decreto legislativo n. 99 del 2004. Alla stregua della nuova formulazione del comma 5 dell'articolo 3 del decreto legislativo n. 99, le disponibilità destinate a copertura delle agevolazioni contemplate dallo stesso articolo 3 sono quelle di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo n. 228 del 2001 (si tratta complessivamente, secondo l'articolo 36, comma 1, dello stesso decreto, di 68,963 miliardi di euro). Osserva che l'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo n. 228 del 2001 integra la definizione di imprenditore agricolo contenuta all'articolo 2135 del codice civile, e non appare, di per sé solo, idoneo a definire le agevolazioni alle quali è riferimento nel testo novellato, ancorché l'articolo 36 dello stesso decreto legislativo n. 228 del 2001 provveda alla copertura finanziaria richiamando la medesima disposizione. La relazione al disegno di legge sottolinea che la normativa riguardante il regime agevolativo per i giovani imprenditori agricoli è stata notificata alla Commissione europea, la quale non ha tuttavia ancora espresso il proprio assenso. Inoltre, lo schema di decreto attuativo è all'esame della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, e potrà essere discusso soltanto nel corrente mese. Pertanto, in sede tecnica le regioni hanno già chiesto di poter dare attuazione alla norma a decorrere dal 2005. La relazione afferma, infine, l'idoneità della copertura finanziaria, in quanto quella recata dall'articolo 4-bis del decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 228, per le attività che s'intendono prorogare, è a carattere continuativo. L'articolo 4-bis reca la definizione di giovane imprenditore agricolo e pertanto non sembra potersi qualificare come disposizione di copertura finanziaria.
L'articolo 12 proroga al 31 dicembre 2005 il termine entro il quale deve intervenire la revoca dell'autorizzazione all'esercizio provvisorio dell'impresa dei consorzi agrari in liquidazione coatta amministrativa da parte dell'autorità amministrativa che vigila sulla liquidazione. Il termine per la revoca dell'autorizzazione all'esercizio provvisorio, originariamente previsto in trentasei mesi dalla data di entrata in vigore della legge n. 410 del 1999 (scadenza 2 novembre 2002) è stato poi prorogato a cinquanta mesi dall'articolo 52, comma 33, della legge 28 dicembre 2001, n. 448 (finanziaria per il 2002), ed avrebbe dovuto quindi scadere il 12 gennaio 2004. A seguito di un'ulteriore proroga di dodici mesi disposta dall'articolo


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10 del decreto-legge 24 giugno 2003, n. 147, come modificato dalla relativa legge di conversione (legge 1o agosto 2003, n. 200), il termine di cui all'articolo 5, comma 4, della legge n. 410 del 1999 sarebbe venuto a scadenza il 12 gennaio 2005. La ratio della nuova proroga, alla stregua della relazione del Governo, è di assicurare un margine di tempo idoneo a consentire il completamento dell'esercizio provvisorio dell'impresa dei consorzi agrari in liquidazione coatta amministrativa, così da favorire l'attuazione dei rispettivi programmi di risanamento. Ricorda che, nel contesto del dissesto finanziario che ha coinvolto l'intero sistema dei consorzi agrari, seguito dallo scioglimento della Federconsorzi medesima (articolo 5, comma 2, della legge n. 410 del 1999), un numero elevato di consorzi è stato assoggetto a liquidazione coatta e gestione commissariale, disposta con provvedimento dell'autorità governativa. È previsto che la procedura di liquidazione coatta non si attui nei casi in cui sia stata medio tempore presentata ed autorizzata domanda di concordato o sia stata autorizzata cessione di azienda o di ramo di azienda in favore di un altro consorzio agrario o società cooperativa agricola operanti nella stessa regione o in regione confinante che siano in amministrazione ordinaria.
L'articolo 12-bis proroga due termini recati dal decreto legislativo n. 146 del 2001, relativi alle modalità di allevamento degli animali da pelliccia. La disposizione, in particolare: proroga dal 31 dicembre 2005 al 31 dicembre 2010 il termine entro il quale gli allevamenti dotati di gabbie con superfici superiori a 1.600 centimetri quadrati per animale e altezza superiore a 35 centimetri devono adeguare le gabbie alle nuove misure previste (2.550 centimetri per animale e altezza minima 45 centimetri); proroga dal 1o gennaio 2008 al 1o gennaio 2013 il termine entro il quale è previsto che l'allevamento di animali da pelliccia possa avvenire solo a terra in appositi recinti. Il decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 146, nel dare attuazione alla direttiva 98/58/CE, in materia di protezione degli animali negli allevamenti, ha introdotto una serie di obblighi a carico dei detentori degli animali medesimi. L'articolo 2, in particolare, dopo aver prescritto l'obbligo di adottare le misure adeguata a garantire il benessere degli animali affinché non vengano provocati dolore, sofferenze o lesioni inutili, rinvia ad un apposito allegato per la definizione di puntuali modalità di allevamento e custodia degli animali. Nell'ambito della sezione dedicata ai procedimenti di allevamento, il punto 22 dell'allegato detta norme relative ad animali da pelliccia (»con il solo e principale scopo di macellarli per il valore della loro pelliccia»), stabilendo misure minime per la superficie minima (escluso cioè il nido) di cui essi devono disporre all'interno delle gabbie e prevedendo che dal 1o gennaio 2008 l'allevamento di tali animali non possa più avvenire in gabbie, ma solo a terra in appositi recinti.

Il sottosegretario Teresio DELFINO si riserva di intervenire in sede di replica.

Aldo PREDA (DS-U) chiede al rappresentante del Governo, in vista del prosieguo dell'iter del provvedimento, e con specifico riferimento alla proroga disposta dall'articolo 12 del decreto-legge in esame, di tener presente gli impegni già assunti dallo stesso Governo in altre occasioni, in particolare in risposta ad una sua interrogazione in Commissione Agricoltura.

Rodolfo DE LAURENTIIS, presidente, nessuno chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell'esame alla già prevista seduta di domani.

Ratifica Convenzione europea del paesaggio.
(C. 5373 Governo e abb.).
(Parere alle Commissioni riunite III-VIII).
(Esame e rinvio).

La Commissione inizia l'esame del provvedimento.


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Saverio LA GRUA (AN), relatore, osserva che il disegno di legge in esame, cui sono abbinate due proposte di legge di iniziativa parlamentare, autorizza il Presidente della Repubblica a ratificare la Convenzione europea sul paesaggio, fatta a Firenze il 20 ottobre 2000 e vi dà piena ed intera esecuzione.
La Convenzione europea sul paesaggio, adottata in seno al Consiglio d'Europa, è stata aperta alla firma a Firenze il 20 ottobre 2000, ed è entrata in vigore tra gli Stati ratificanti - sinora 13 - a partire dal 1o marzo 2004. La Convenzione mira a incoraggiare le pubbliche autorità dei vari Paesi ad adottare a tutti i livelli di governo politiche e misure di protezione, gestione e organizzazione dei paesaggi europei. La Convenzione riguarda tutti i tipi di paesaggio, e non si limita solo a quelli più conosciuti e ammirati, e li considera nella loro interazione con la qualità della vita delle popolazioni interessate. L'approccio che la Convenzione suggerisce è assai flessibile, e va dalla più rigorosa attività di conservazione fino alla vera e propria creazione di contesti paesaggistici, con tutta la gamma delle sfumature intermedie (protezione, gestione, miglioramento). Gli strumenti giuridici e finanziari proposti dalla Convenzione tanto a livello nazionale che internazionale mirano alla formulazione di politiche del paesaggio e ad incoraggiare la collaborazione tra autorità centrali e locali, nonché tra le collettività a livello transfrontaliero. Il controllo sull'attuazione della Convenzione è demandato ad alcuni Comitati intergovernativi del Consiglio d'Europa.
La Convenzione in esame consta di un Preambolo e di 18 articoli. Nel Preambolo le Parti contraenti richiamano tra l'altro una lunga serie di Trattati internazionali in materia ambientale. L'articolo 1, recante definizioni, è assai importante per la corretta comprensione del prosieguo della Convenzione: si intende per «paesaggio» una porzione di territorio percepita come tale dalle popolazioni interessate e i cui caratteri sono la risultante dell'interazione di fattori naturali e/o umani. D'altro canto, con «obiettivo di qualità paesaggistica» si designa la formulazione, da parte delle competenti autorità, delle aspirazioni delle popolazioni per quanto riguarda le note paesaggistiche del loro contesto di vita. L'articolo 1 definisce infine come «gestione del paesaggio» le azioni volte, in una prospettiva di sviluppo durevole, al mantenimento del paesaggio nel contesto delle trasformazioni indotte dall'evoluzione sociale, economica e ambientale. L'articolo 2 riguarda il campo di applicazione della Convenzione, la quale concerne - salvo quanto disposto dal successivo articolo 15 - l'intero territorio delle Parti contraenti nei suoi spazi naturali, rurali, urbani e periurbani. La Convenzione riguarda sia i paesaggi considerati di rilievo che quelli della vita quotidiana e quelli degradati. L'articolo 3 ribadisce gli obiettivi della Convenzione, e l'articolo 4 salvaguarda la ripartizione di competenze e i principi costituzionali di ciascuna delle Parti contraenti nell'attuazione della Convenzione, nel corso della quale ciascuna delle Parti terrà in debito conto il principio di sussidiarietà.
L'articolo 5 contiene gli impegni delle Parti a: riconoscere giuridicamente il paesaggio quale componente essenziale del contesto di vita delle popolazioni, del loro patrimonio culturale e della loro identità; attuare politiche del paesaggio miranti alla protezione, alla gestione e alla pianificazione di esso; porre in essere procedure di partecipazione pubblica, nonché di autorità locali e regionali e di altri possibili attori delle politiche del paesaggio; integrare il paesaggio nelle politiche di organizzazione del territorio, tanto dal punto di vista urbanistico quanto dal punto di vista culturale, ambientale, agricolo, sociale, economico. In base all'articolo 6 ciascuna delle Parti si impegna ad accrescere la sensibilizzazione dei diversi attori sociali rispetto ai valori paesaggistici, anche promuovendo la formazione di specialisti nella conoscenza e negli interventi sul paesaggio, nonché programmi interdisciplinari di


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formazione e insegnamenti a livello scolastico e universitario. Ciascuna delle Parti si impegna inoltre all'identificazione dei propri paesaggi, analizzandone altresì le caratteristiche e il contesto evolutivo, e alla qualificazione dei paesaggi identificati, tenendo conto dei valori ad essi attribuiti dalle popolazioni interessate. Infine ciascuna delle Parti si impegna a formulare obiettivi di qualità paesaggistica previa pubblica consultazione. Sulla scorta dell'articolo 7 le Parti si impegnano a collaborare per far sì che le politiche e i programmi a livello internazionale includano la dimensione paesaggistica. Tale collaborazione, ai sensi dell'articolo 8, si concretizzerà mediante reciproca assistenza tecnica e scientifica in materia paesaggistica, e mediante scambi di specialisti della formazione e dell'informazione nel settore. L'articolo 9 contiene l'impegno delle Parti a incoraggiare la cooperazione transfrontaliera a livello locale e regionale al fine della valorizzazione dei paesaggi interessati, se del caso con l'attuazione di programmi comuni tra le diverse collettività.
L'articolo 10 riguarda il monitoraggio sull'attuazione della Convenzione, che sarà operato dai Comitati intergovernativi di esperti costituiti dal Comitato dei Ministri in base all'articolo 17 dello Statuto del Consiglio d'Europa: il Segretario Generale del Consiglio d'Europa trasmetterà al Comitato dei Ministri un rapporto sull'attuazione della Convenzione dopo ogni riunione dei Comitati di esperti. Questi ultimi sono altresì competenti per la proposta al Comitato dei Ministri dei criteri di attribuzione di un «Premio del paesaggio» del Consiglio d'Europa, il quale (articolo 11) potrà essere attribuito a singole collettività locali o a loro raggruppamenti, come anche a organizzazioni non governative, che si siano distinte per la messa in campo di misure efficaci ed esemplari di tutela o di organizzazione del paesaggio. L'articolo 12 una clausola di salvaguardia di eventuali norme più rigorose in materia di protezione o pianificazione del paesaggio contenute in altra normativa nazionale o internazionale che sia o che entrerà in vigore.
Gli articoli 12-18 contengono le clausole finali della Convenzione, aperta alla firma di tutti gli Stati membri del Consiglio d'Europa: dopo l'entrata in vigore della Convenzione, il Comitato dei Ministri potrà invitare, con decisione a maggioranza qualificata, la Comunità europea e ogni altro Stato europeo ad aderire alla Convenzione. Ciascuno degli Stati ovvero la Comunità europea, al momento della firma o del deposito dello strumento di ratifica, accettazione, approvazione, adesione, potranno indicare esplicitamente i territori ai quali desiderano che la Convenzione si applichi, ma in seguito ciascuna delle Parti potrà estenderne l'applicazione ad altri fra i territori sotto la propria sovranità. Ciascuna delle Parti potrà altresì in ogni momento denunciare la Convenzione in oggetto mediante notifica al Segretario Generale del Consiglio d'Europa. Ciascuna delle Parti, o i Comitati di esperti di cui all'articolo 10, potranno proporre emendamenti alla Convenzione, che saranno sottoposti al Comitato dei Ministri, che ne voterà l'adozione a maggioranza qualificata, prima di trasmetterne il testo alle Parti contraenti per l'accettazione.

Il sottosegretario Teresio DELFINO si riserva di intervenire in sede di replica.

Lino RAVA (DS-U), anche a prescindere dal provvedimento in esame, invita la Presidenza della Commissione a prevedere tempi più ampi per l'esame dei provvedimenti, in modo tale da assicurare una più accurata illustrazione delle relazioni sui testi dei progetti di legge assegnati in sede consultiva.

Rodolfo DE LAURENTIIS, presidente, nessuno chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta.

La seduta termina alle 15.35.


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DELIBERAZIONE DI RILIEVI SU ATTI DEL GOVERNO

Presidenza del vicepresidente Rodolfo DE LAURENTIIS. - Interviene il sottosegretario di Stato per le politiche agricole e forestali Gianpaolo Dozzo.

La seduta comincia alle 15.35.

Schema di decreto legislativo recante sanzioni per le violazioni ai regolamenti (CE) n. 1829/2003 e n. 1830/2003 sulla tracciabilità e sull'etichettatura di alimenti e mangimi ottenuti da organismi geneticamente modificati.
(Atto n. 427)
(Rilievi alla II Commissione).
(Esame, ai sensi dell'articolo 96-ter, comma 4, del regolamento, e rinvio).

La Commissione inizia l'esame del provvedimento.

Rodolfo DE LAURENTIIS, presidente, avverte che i rilievi dovranno essere espressi entro la seduta di domani.

Francesco ZAMA (FI), relatore, osserva che lo schema di decreto legislativo in esame reca la disciplina sanzionatoria per le violazioni di due regolamenti comunitari (n. 1829/2003 e n. 1830/2003) in materia di organismi geneticamente modificati (OGM). Lo schema di decreto legislativo in esame è stato adottato in attuazione della delega di cui all'articolo 3, comma 1, della legge 31 ottobre 2003, n. 306 (legge comunitaria 2003), che prevede l'introduzione di sanzioni per le violazioni delle disposizioni delle direttive (recepite in via regolamentare o amministrativa ed indicate negli allegati della medesima legge n. 306) e dei regolamenti comunitari applicabili nel nostro ordinamento giuridico.
Il provvedimento introduce e disciplina sia sanzioni penali che amministrative. La necessità di una apposita normativa nazionale in materia si spiega con la circostanza che le fonti comunitarie (sia le direttive recepite in via regolamentare o amministrativa, sia i regolamenti che, come è noto, non necessitano di interpositio legislatoris, essendo direttamente applicabili all'interno dell'ordinamento) non possono recare disposizioni sanzionatorie di natura penale.
In base al disposto della legge n. 306 del 2003 le sanzioni di natura amministrativa e penale per le infrazioni alle norme comunitarie, dirette ad assicurarne la piena integrazione nell'ordinamento nazionale, devono consistere, rispettivamente, nell'ammenda fino a 103,29 euro e nell'arresto fino a 3 anni: esse possono essere previste, in via alternativa o congiunta, solo nei casi in cui le infrazioni ledano o espongano a pericolo interessi costituzionalmente protetti. In particolare, la pena dell'ammenda alternativa all'arresto deve sanzionare le infrazioni che espongano a pericolo o danneggino l'interesse protetto, mentre la pena dell'arresto congiunta a quella dell'ammenda va contemplata nelle ipotesi di infrazioni da cui derivi un danno di particolare gravità. La sanzione amministrativa del pagamento di una somma non inferiore a 103 euro e non superiore a 103,29 euro, infine, deve comminarsi per le infrazioni che ledano o espongano a pericolo interessi diversi da quelli sopra indicati.
Nell'ambito dei limiti minimi e massimi previsti, le sanzioni sopra indicate devono essere determinate nella loro entità tenendo conto della diversa potenzialità lesiva che ciascuna infrazione presenta in astratto, di specifiche qualità personali del colpevole, comprese quelle che impongono particolari doveri di prevenzione, controllo o vigilanza, nonché del vantaggio patrimoniale che la commissione dell'illecito può recare al colpevole o alla persona o ente nel cui interesse egli agisce. In ogni caso per le violazioni che siano omogenee e di pari offensività rispetto a quelle già oggetto di apposita disciplina legislativa devono essere previste pene identiche a quelle già comminate dalle disposizioni vigenti.


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Segnala che, pur non essendo presente nel vigente ordinamento una specifica disciplina sanzionatoria concernente la vendita di prodotti alimentari contenenti OGM, può comunque ritenersi applicabile alla fattispecie in questione l'articolo 6 della legge 283 del 1962, come modificato dal decreto legislativo n. 507 del 1999. Tale disposizione punisce con l'arresto fino ad un anno o con l'ammenda da lire seicentomila a lire sessanta milioni (ora da 309,77 a 30.987,41 euro) il reato contravvenzionale consistente nell'impiego e nella preparazione di alimenti o bevande, nella detenzione per la vendita o nella distribuzione per il consumo di sostanze alimentari private, anche in parte, dei propri elementi nutritivi, ovvero mescolate a sostanze di qualità inferiore o comunque trattate in modo da variarne la composizione naturale. La Corte di cassazione (3o sezione penale, sentenza 9 ottobre 2003, n. 38577) ha ritenuto che la contravvenzione di cui alla norma citata sia applicabile anche alla preparazione e alla vendita di alimenti contenenti OGM, «atteso che la norma intende tutelare la genuinità naturale dell'alimento garantendo che esso non venga manipolato nella sua struttura biochimica».
Lo schema di decreto legislativo in esame è diretto ad individuare le sanzioni penali ed amministrative applicabili alle ipotesi di violazioni di disposizioni dei regolamenti comunitari n. 1829/2003 e 1830/2003: in tale materia, ai sensi dell'articolo 117, secondo comma, lettera a) (politica estera e rapporti dello Stato con l'Unione europea; diritto di asilo e condizione giuridica dei cittadini di Stati non appartenenti all'Unione europea) e lettera l) (giurisdizione e norme processuali; ordinamento civile e penale; giustizia amministrativa) della Costituzione, lo Stato ha legislazione esclusiva.
Il provvedimento si compone di 13 articoli, suddivisi in 3 titoli. Il Titolo I riguarda la disciplina sanzionatoria per le violazioni del regolamento (CE) n.1829/2003. Il Titolo II riguarda la disciplina sanzionatoria per le violazioni del regolamento (CE) n.1830/2003. Il Titolo III reca disposizioni sull'applicazione delle sanzioni amministrative pecuniarie.
Il Titolo I, relativo alla disciplina sanzionatoria per le violazioni del regolamento (CE) n.1829/2003, è suddiviso in cinque Capi. Il Capo I contiene disposizioni di carattere generale che individuano l'oggetto e la finalità del provvedimento. Il Capo II definisce la disciplina sanzionatoria per le violazioni relative agli alimenti geneticamente modificati, mentre il Capo III la disciplina relativa ai mangimi geneticamente modificati. Detti Capi sono, a loro volta, ripartiti, in maniera speculare, in due Sezioni: la prima relativa alle sanzioni per violazioni delle disposizioni del regolamento concernenti l'autorizzazione e la vigilanza (articoli 4, 7, 8, 9, 10, 11, 16, 19, 20, 21, 22 e 23 del regolamento), la seconda relativa alle sanzioni per violazioni delle disposizioni sull'etichettatura (articoli 13 e 25 del regolamento). Il Capo IV estende agli OGM autorizzati ai sensi del regolamento comunitario l'applicazione delle sanzioni stabilite dal decreto legislativo n. 224 del 2003 per le ipotesi di utilizzo degli OGM per fini diversi da quelli indicati nella notifica, di non rispetto delle condizioni specifiche di impiego previste dall'autorizzazione e, infine, di mancata osservanza di obblighi di comunicazioni previsti dalla stesso decreto n. 224; estende, inoltre, agli OGM autorizzati ai sensi del regolamento comunitario l'applicazione delle sanzioni stabilite all'articolo 36 del decreto legislativo n. 224 in caso di danni provocati alla salute umana ed all'ambiente. Il Capo V, infine, introduce una disposizione transitoria in caso di presenza accidentale o tecnicamente inevitabile di un OGM che è stato oggetto di una valutazione di rischio favorevole.
Il Titolo II, relativo alla disciplina sanzionatoria per le violazioni del regolamento (CE) n.1830/2003, è suddiviso in due capi: il Capo I contiene disposizioni di carattere generale che individuano l'oggetto e la finalità del provvedimento, mentre il Capo II stabilisce le sanzioni in caso di violazione degli obblighi di informazione


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e di etichettatura previsti agli articoli 4 e 5 del regolamento a carico di chi immette in commercio un prodotto contenente OGM ovvero un prodotto per alimenti o mangimi ottenuto da un OGM.
Il Titolo III, infine, considerato che, in base all'attuale riparto delle competenze fra le amministrazioni statali, la disciplina del rilascio deliberato nell'ambiente di OGM rientra nelle attribuzioni istituzionali del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio, individua in quest'ultima amministrazione l'autorità competente ad irrogare le sanzioni amministrative pecuniarie previste dallo schema di decreto in esame limitatamente ai casi di violazione delle disposizioni concernenti l'immissione in commercio di OGM destinati ad essere utilizzati come alimento o come mangime ovvero l'immissione in commercio di alimenti e di mangimi che contengono o sono costituiti da OGM e nelle Regioni le autorità competenti ad irrogare le predette sanzioni in tutti gli altri casi di violazione di disposizioni riferite a prodotti in cui non sono presenti organismi transgenici.
Allo schema risulta allegato il parere della Conferenza Stato-regioni, espresso il 14 ottobre 2004. Nel proprio parere favorevole la Conferenza fa presente la necessità di apportare modifiche all'articolo 13, riguardante le autorità competenti all'irrogazione delle sanzioni amministrative pecuniarie, evidenziando anche che trattasi di modifiche concordate con il Ministro delle politiche agricole e forestali. In particolare, la Conferenza sollecita, mediante l'eliminazione dell'ultima parte dell'articolo 13, comma 1, del provvedimento, l'attribuzione alle regioni (e non già al Ministero dell'ambiente) della competenza ad irrogare le sanzioni amministrative pecuniarie per le violazioni delle disposizioni di cui all'articolo 5 del regolamento (CE) n. 1230/2003, in materia di tracciabilità dei prodotti per alimenti o mangimi ottenuti da OGM.
Ricorda che il 31 agosto 2004 la Commissione europea ha presentato una relazione (COM(2004)575), concernente l'esperienza acquisita dagli Stati membri in materia di immissione in commercio di OGM a norma della direttiva 2001/18/CE sull'emissione deliberata di OGM nell'ambiente. Nella relazione la Commissione valuta l'impatto della direttiva sulla diversità dei sistemi legislativi dei diversi Stati membri, nonché alcune opzioni relative al miglioramento dell'efficacia della normativa.
Sottolinea infine che il Consiglio dei ministri ha approvato, nel corso della seduta dell'11 novembre 2004, il decreto-legge 22 novembre 2004, n. 279 (C. 5463), diretto ad assicurare la coesistenza fra colture transgeniche, convenzionali e biologiche, secondo criteri che garantiscano la non contaminazione dei diversi generi, anche nel rispetto di specifici indirizzi comunitari in materia. Il decreto-legge prevede specifiche responsabilità in capo all'imprenditore agricolo che intenda mettere a coltura organismi geneticamente modificati, nonché sanzioni per chi non rispetti il divieto di impiantare colture transgeniche, prima dell'adozione da parte delle Regioni (entro il 31 dicembre 2005) dei cosiddetti piani di coesistenza.
Anche sulla base delle sue personali convinzioni in materia, desidera aggiungere ulteriori considerazioni di carattere politico sul provvedimento in esame. Rileva anzitutto che gli OGM sono regolati da un quadro normativo che non ha eguali nel campo alimentare e che pertanto risultano essere controllati più di qualunque altro prodotto destinato agli umani o agli animali. Gli OGM attualmente in commercio, avendo superato con successo tutte le analisi prescritte e il previsto iter autorizzativo, sono perciò da ritenersi sicuri per l'uso alimentare sia umano che animale. Si domanda conseguentemente se sia effettivamente necessario terrorizzare l'opinione pubblica con un decreto legislativo che prevede arresti immediati e anni di galera per chi viola disposizioni comunitarie in materia di OGM. È ben vero che la legge delega n. 306 del 2003 prevede che lo Stato italiano possa introdurre sia sanzioni penali che amministrative per violazioni delle direttive comunitarie recepite, ma ritiene eccessiva, nella fattispecie, l'introduzioni


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di sanzioni penali che le disposizioni comunitarie non prevedono. Rileva che gli agricoltori italiani devono affrontare già molti problemi e giudica eccessivo che essi si trovino davanti il rischio di essere soggetti anche alla privazione della libertà personale per infrazioni relative ad un prodotto che rappresenta la nuova frontiera per la produzione agricola e per l'alimentazione.
Nel pieno rispetto della normativa comunitaria, auspica pertanto che la Commissione richieda l'abolizione, nello schema di decreto legislativo in esame, di tutte le sanzioni di natura penale, conservando solamente quelle amministrative, che appaiono tra l'altro non certamente leggere. Nello schema in esame compaiono inoltre norme relative ad adempimenti ridondanti o difficilmente percorribili, come quella di cui all'articolo 7, comma 2, ove si prescrive che l'agricoltore debba dimostrare che l'eventuale presenza di una modesta percentuale di OGM sia veramente accidentale e di aver assunto comunque tutte le misure appropriate per evitarne la presenza. Criticabile appare altresì la norma transitoria di cui l'articolo 9, che fissa per tre anni la soglia massima tollerata allo 0,5 per cento: si tratta di una soglia molto bassa, stante il fatto che con tale dosaggio non risulterebbero nocivi per la salute umana e animale neppure prodotti velenosi, come ad esempio l'arsenico. Ricorda infine che attualmente gli animali allevati in Italia sono nutriti per l' 80 per cento con mangimi provenienti da Paesi esteri, spesso realizzati anche grazie ad OGM.

Il sottosegretario Gianpaolo DOZZO si riserva di intervenire in sede di replica.

Rodolfo DE LAURENTIIS, presidente, nessuno chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta.

La seduta termina alle 15.40.

UFFICIO DI PRESIDENZA INTEGRATO DAI RAPPRESENTANTI DEI GRUPPI

L'ufficio di presidenza si è riunito dalle 15.40 alle 15.55.