VII Commissione - Resoconto di marted́ 14 dicembre 2004


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ATTI DEL GOVERNO

Martedì 14 dicembre 2004. - Presidenza del presidente Ferdinando ADORNATO.

La seduta comincia alle 15.10.

Schema di decreto legislativo concernente il diritto-dovere all'istruzione e alla formazione.
Atto n. 432.
(Esame e rinvio).

La Commissione inizia l'esame.

Angela NAPOLI (AN), relatore, rileva preliminarmente che lo schema di decreto legislativo in titolo è volto all'attuazione del criterio di delega di cui all'articolo 2, comma 1, lettera c), della legge 28 marzo 2003, n. 53, che prevede testualmente che è assicurato a tutti il diritto all'istruzione e alla formazione per almeno dodici anni o, comunque, sino al conseguimento di una qualifica entro il diciottesimo anno di età; l'attuazione di tale diritto si realizza nel sistema di istruzione e in quello di istruzione e formazione professionale, secondo livelli essenziali di prestazione definiti su base nazionale a norma dell'articolo 117, secondo comma, lettera m), della Costituzione.
Osserva quindi che lo schema di decreto legislativo in esame, approvato in via preliminare dal Consiglio dei Ministri nella riunione del 21 maggio 2004, disciplina le modalità di realizzazione del diritto-dovere all'istruzione e alla formazione.
Passa quindi ad illustrare il contenuto dello schema di decreto legislativo, avvertendo che si soffermerà successivamente sul suo iter, con particolare riferimento alle deliberazioni assunte in proposito dalla Conferenza unificata Stato-Regioni e autonomie locali e al relativo parziale recepimento dei rilievi espressi in quella sede da parte del Governo.


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Dopo aver rilevato che lo schema è costituito da 11 articoli, si sofferma sull'articolo 1, che, nel riportare testualmente gli obiettivi enunciati sul tema nella legge n. 53 del 2003, ridefinisce ed amplia l'obbligo scolastico per una durata minima di dodici anni o, comunque, fino al conseguimento di una qualifica entro il diciottesimo anno di età. La fruizione del diritto è prevista, gratuitamente nelle scuole statali, a partire dal primo anno della scuola primaria, nelle istituzioni scolastiche e formative del primo e secondo ciclo, in quelle paritarie e nell'apprendistato. Il diritto-dovere può essere assolto anche privatamente, con riferimento all'obbligo scolastico ed è esteso ai minori stranieri e agli alunni in situazione di handicap. L'introduzione del diritto-dovere avviene gradualmente.
L'articolo 2 prevede che il diritto-dovere ha inizio con l'iscrizione alla prima classe della scuola primaria e prosegue nel sistema dei licei o della istruzione e formazione professionale. Le scuole secondarie di primo grado dovranno organizzare iniziative di orientamento sulla base dei percorsi personalizzati, al fine di favorire un'adeguata scelta dei percorsi educativi del secondo ciclo. I titoli conseguiti presso le istituzioni del secondo ciclo sono valevoli su tutto il territorio nazionale se rispondenti ai livelli essenziali di prestazione. Tali livelli comprendono anche gli standard minimi per l'accreditamento dei soggetti che offrono percorsi di istruzione e formazione professionale. Oltre alle istituzioni scolastiche e formative all'attuazione del diritto - dovere concorrono le famiglie e coloro che assumono con il contratto di apprendistato.
L'articolo 3 disciplina il funzionamento del sistema nazionale delle anagrafi degli studenti, nonché la relativa integrazione con quelle territoriali.
L'articolo 4 prevede l'adozione di piani d'intervento sulle attività di orientamento, recupero degli abbandoni e contenimento della dispersione scolastica. A tale proposito, ricorda che il decreto legislativo n. 286 del 2004, concernente la ridefinizione dell'INVALSI - il cui testo definitivo, lo sottolinea per inciso, non ha recepito la più rilevante delle condizioni espresse a suo tempo dalla Commissione nel parere di competenza -, affida a questo Istituto lo studio delle cause dell'insuccesso e della dispersione scolastica con riferimento al contesto sociale ed alle tipologie dell'offerta formativa (articolo 3, comma 1, lettera d)).
L'articolo 5 stabilisce la possibile valutazione in crediti di alcune esperienze formative e di qualsiasi segmento dei percorsi del secondo ciclo, nonché la certificazione delle competenze acquisite, anche ai fini dei passaggi tra i diversi percorsi del sistema, regolati dal successivo articolo 6. Costituisce credito formativo per i percorsi di istruzione e formazione professionale anche la qualifica professionale conseguita attraverso il contratto di apprendistato. In proposito segnalo che il 28 ottobre ultimo scorso è stato siglato un accordo per la certificazione finale ed intermedia e il riconoscimento dei crediti formativi tra il Ministero dell'istruzione, quello del lavoro, le Regioni e gli enti locali ai fini della spendibilità dei titoli su tutto il territorio nazionale.
L'articolo 7 responsabilizza i genitori per l'adempimento del diritto-dovere, delega la vigilanza al Comune, al dirigente scolastico o al responsabile dell'istituzione formativa, alla provincia o ai soggetti che assumono con contratto di apprendistato. Osserva poi che per le sanzioni si fa riferimento alle norme vigenti, che giudica discutibili e che richiederebbero forse un intervento di revisione.
L'articolo 8 dispone l'attuazione graduale del diritto-dovere, fino al raggiungimento della quale è previsto che la gratuità delle tasse copra i primi due anni del secondo ciclo.
L'articolo 9 prevede l'attività di monitoraggio annuale sullo stato di attuazione del decreto da parte dell'ISFOL, dell'INDIRE e dell'INVALSI, i cui risultati sono comunicati alla Conferenza Unificata, mentre il Ministro presenta una relazione triennale al Parlamento.


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L'articolo 10 salvaguarda le competenze delle Regioni a statuto speciale e delle Province autonome.
L'articolo 11, infine, reca le norme per la copertura finanziaria prevedendo che ai relativi oneri si provveda con quote parte della spesa autorizzata dall'articolo 3, comma 92, della legge n. 350 del 24 dicembre 2003.
Fa poi presente che, nonostante il testo sia stato trasmesso, per l'acquisizione della prescritta intesa, alla Conferenza unificata il 3 giugno 2004 e si siano svolti diversi incontri - l'ultimo dei quali il 14 ottobre -, dopo ben quattro mesi e mezzo essa non è stata raggiunta.
Osserva che, più in particolare, le Regioni hanno formalmente negato l'intesa in ordine agli articoli 4, 5 e 6, comma 1. Invece, in ordine agli articoli 1, 2, 3, 6, comma 2, 7, 8, 9 e 10, alcune Regioni hanno espresso un orientamento negativo ed altre positivo. Rileva inoltre che l'ANCI, l'UPI e l'UNCEM hanno espresso parere negativo sugli articoli 1, 2, 3 e 6, comma 2, 7, 8, 9 e 10 ed hanno chiesto il rinvio dell'espressione dell'intesa sui rimanenti articoli.
Sottolinea quindi che la mancata intesa è dovuta, secondo quanto affermato in sede di Conferenza unificata, alla previa mancata intesa sul piano programmatico previsto dall'articolo 1, comma 3, della legge n. 53 del 2003, e all'asserita insufficienza della prevista copertura degli oneri.
Rileva che il Ministero dell'istruzione ha ritenuto infondate le citate pregiudiziali per due ragioni, ritenendo che il piano programmatico degli interventi finanziari non possa condizionare l'emanazione dei decreti legislativi attuativi della delega, dal momento che esso è predisposto a sostegno di una serie di iniziative finalizzate, oltre che all'attuazione della legge n. 53 del 2003, anche al complessivo miglioramento e riqualificazione della scuola e che gli oneri sono stati scrupolosamente quantificati dal Ministero medesimo, verificati dal Ministero dell'economia e coperti con una quota dello stanziamento previsto dalla legge finanziaria 24 dicembre 2003, n. 350.
Osserva che, ciò nonostante, il Ministero ha recepito alcune modificazioni proposte dalle Regioni, relative agli articoli 1, comma 3, e 8, per la cui puntuale illustrazione rinvia alla relazione di accompagnamento al provvedimento.
La Conferenza unificata ha tenuto conto dell'accoglimento da parte del Ministero di alcune proposte di modifica, ma ha evidenziato il permanere di alcune questioni irrisolte, quali l'insufficienza delle risorse finanziarie per l'attuazione del diritto-dovere, il non accoglimento della richiesta di procedere alla definizione delle norme in oggetto contestualmente al decreto di riordino del secondo ciclo, l'inadeguato riconoscimento del ruolo delle Regioni e delle autonomie locali in materia di istruzione e di istruzione e formazione.
A seguito della mancata intesa, in base alle ragioni testé indicate e per le quali il Ministero dell'istruzione ha ritenuto infondate le pregiudiziali poste dalla Conferenza unificata, il Governo ha ritenuto necessario, poiché il provvedimento riveste «essenziale importanza ai fini della riforma della scuola», attivare la procedura di cui all'articolo 3, comma 3, del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, secondo la quale, quando un'intesa espressamente prevista dalla legge non è raggiunta entro trenta giorni dalla prima seduta della Conferenza Stato-Regioni in cui l'oggetto è posto all'ordine del giorno, il Consiglio dei Ministri provvede con deliberazione motivata.
Rileva che il diritto-dovere di istruzione e di formazione costituisce un punto centrale della riforma scolastica recentemente avviata, ricordando peraltro che la Commissione, nel gennaio dell'anno in corso, allorquando ha formulato il parere favorevole sullo schema di decreto legislativo concernente la definizione delle norme generali relative alla scuola dell'infanzia e al primo ciclo di istruzione, ha osservato l'opportunità di procedere in tempi celeri


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«all'adozione di un decreto legislativo concernente la materia del diritto-dovere all'istruzione».
Osserva quindi che ben si comprende l'importanza dell'intervento in oggetto, ove si consideri l'inadeguatezza della normativa attualmente vigente, considerato che esso reintroduce nell'ordinamento il diritto all'istruzione e formativo previsto dalla legge n. 9 del 1999, abrogata dalla legge n. 53 del 2003, e introduce la figura del diritto-dovere all'istruzione e alla formazione presentandola con le caratteristiche proprie dei diritti soggettivi, ai quali si accompagnano imprescindibili doveri. Ricorda al proposito che l'articolo 68 della legge n. 144 del 1999 non parla di diritto alla formazione, ma di obbligo di formazione, a cui i giovani sono chiamati a corrispondere nella scuola, nella formazione professionale o durante l'apprendistato dopo aver assolto all'obbligo d'istruzione.
Ritiene che il superamento del vecchio concetto di «obbligo» e la sua riconversione in «diritto-dovere» costituisca l'indispensabile premessa per attenuare il fenomeno della dispersione scolastica, che raggiunge, ancora oggi, livelli inaccettabili per un Paese moderno. Non solo, ma è proprio il diritto-dovere all'istruzione e alla formazione che pone al centro del percorso formativo la persona, con le sue necessità e le sue aspirazioni.
Ferma restando la valutazione delle considerazioni e dei rilievi che emergeranno nel prosieguo dell'esame, considerata l'importanza e l'urgenza del varo del decreto legislativo in esame, propone fin da ora di esprimere parere favorevole sul medesimo.

Antonio RUSCONI (MARGH-U) chiede chiarimenti in ordine alle modalità e ai tempi di organizzazione dei lavori della Commissione in merito al provvedimento in titolo.

Ferdinando ADORNATO, presidente, ricorda che il termine per l'espressione del parere sul testo in esame scade il 22 gennaio 2005. Osserva quindi che sussistono margini temporali congrui per un esame approfondito del provvedimento. Auspica peraltro che, qualora si giunga, come avvenuto in analoghe occasioni, alla decisione di svolgere audizioni informali, i gruppi che le propongono assicurino un'adeguata partecipazione alle relative sedute.

Angela NAPOLI (AN), pur condividendo l'opportunità di dar luogo ad un approfondimento dell'attività istruttoria attinente al provvedimento in titolo, sottolinea la necessità di una sua sollecita emanazione, stante l'urgenza di intervenire in materia e la sua estrema importanza ai fini della lotta al fenomeno della dispersione scolastica.

Carlo CARLI (DS-U) ritiene fondamentale assicurare un esame adeguatamente approfondito del testo in esame, ricordando che il tema della scuola costituisce una delle questioni in cui più acceso, nel corso dell'intera legislatura, è stato il confronto tra maggioranza e opposizione.

Ferdinando ADORNATO, presidente, avverte che in ogni caso le decisioni in ordine alle modalità e ai tempi di esame del provvedimento saranno assunte in sede di ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, nella riunione che si terrà domani.
Rinvia il seguito dell'esame alla seduta di domani, mercoledì 15 dicembre 2004.

La seduta termina alle 15.35.

SEDE CONSULTIVA

Martedì 14 dicembre 2004 - Presidenza del presidente Ferdinando ADORNATO.

La seduta comincia alle 15.35.

Ratifica Accordo Italia-Sud Africa sulla coproduzione cinematografica.
C. 5335 Governo.
(Parere alla III Commissione).
(Esame e conclusione - Parere favorevole).


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La Commissione inizia l'esame.

Gabriella CARLUCCI (FI), relatore, evidenzia l'importanza dell'Accordo in esame, in quanto teso ad introdurre condivisibili meccanismi di finanziamento del settore cinematografico e ne auspica la tempestiva approvazione, anche alla luce degli esigui fondi ad esso destinati, a seguito della progressiva diminuzione della consistenza finanziaria del Fondo unico per lo spettacolo.
Rileva che l'Accordo di coproduzione cinematografica tra la Repubblica italiana e la Repubblica del Sud Africa costituisce, congiuntamente all'allegato, un importante quadro normativo per lo sviluppo delle relazioni culturali e commerciali tra i due Paesi, tramite la facilitazione della produzione in comune di film, che per le loro qualità artistiche e tecniche, possano contribuire ad una maggiore conoscenza reciproca e siano competitivi dal punto di vista commerciale, sia nei rispettivi territori nazionali che in quelli degli altri Paesi.
Fa quindi presente che l'Accordo, dopo aver definito la categoria dei «film in coproduzione», riconosce agli stessi tutti i benefici accordati nella Repubblica italiana e nella Repubblica del Sud Africa ai rispettivi film nazionali. A tal fine, l'allegato all'Accordo detta tutte le condizioni richieste per l'accesso della coproduzione a detti benefici.
Dopo aver osservato che l'Accordo si compone di un breve preambolo, di 23 articoli e di un allegato, si sofferma sull'articolo 1, in cui si precisa che il termine «coproduzione audiovisiva» comprende ogni progetto di film, di qualsiasi durata, realizzato su qualsiasi supporto tecnico e che venga diffuso nelle sale cinematografiche, in televisione, nonché attraverso videocassette, videodischi e CD-ROM o attraverso altre forme di distribuzione.
L'articolo 2 stabilisce che i film realizzati in coproduzione beneficeranno di tutti i vantaggi di cui godono i film nazionali e che tali vantaggi andranno a favore del produttore della Parte che li accorda (comma 1). La realizzazione dei film in coproduzione è soggetta, ai sensi del comma 2, alla preventiva approvazione delle rispettive Autorità competenti, e cioè - come specificato nell'articolo 3 - alla direzione generale del cinema del Ministero per i beni e le attività culturali per quanto riguarda l'Italia, e al dipartimento delle arti e della cultura per la Repubblica sudafricana.
Per godere dei benefici della coproduzione, i film dovranno essere realizzati, in base al dettato generale dell'articolo 4, da produttori che abbiano come requisiti una buona organizzazione tecnica e finanziaria, e una esperienza e qualificazione professionale riconosciuta.
L'articolo 5, comma 1, consente che le riprese vengano effettuate anche in Paesi che non partecipano alla coproduzione, previa autorizzazione.
Il comma 2 consente la partecipazione alla realizzazione del film di produttori, soggettisti, registi e altro personale che, pur non essendo cittadini delle Parti, siano cittadini degli Stati membri dell'UE o dell'Unione africana. In tali casi, tuttavia, la partecipazione di tale personale deve essere autorizzata dalle Autorità competenti, a norma del comma 3.
L'articolo 6 determina la proporzione dei rispettivi apporti dei coproduttori dei due Paesi, che può variare dal 20 all'80 per cento per film. In linea di massima, l'apporto di ciascun Paese, seppure proporzionale al suo investimento, deve includere una partecipazione tecnica ed artistica effettiva.
L'articolo 7 prevede la possibilità che la realizzazione di coproduzioni possa essere estesa a paesi con i quali una delle due Parti abbia siglato un Accordo di coproduzione ufficiale. Il comma 2 definisce le modalità di partecipazione a coproduzioni multilaterali: la partecipazione più bassa non può essere inferiore al 20 per cento del costo, percentuale alla quale si debbono conformare anche gli apporti artistici e tecnici.
In base all'articolo 8 ciascun coproduttore è proprietario di un negativo o di un controtipo del film, che deve essere realizzato sia in inglese che in italiano.


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Facilitazioni all'importazione temporanea e alla successiva riesportazione di attrezzature necessarie alla realizzazione del film sono previste dall'articolo 9.
L'articolo 10 pone come condizione necessaria per il godimento dei benefici derivanti dalla coproduzione il versamento del saldo da parte del coproduttore minoritario entro 60 giorni dalla data di consegna del materiale necessario alla realizzazione della versione nella lingua del Paese minoritario.
L'articolo 11 introduce, in deroga all'articolo 5, la possibilità di realizzare coproduzioni gemellate con una partecipazione esclusivamente finanziaria. A tal fine, è necessaria un'autorizzazione delle Autorità competenti che sarà rilasciata a patto che le Parti garantiscano un equilibrio generale rispetto alle condizioni di ripartizione delle entrate dei coproduttori e che le produzioni gemellate godano delle medesime condizioni di distribuzione nelle due Parti.
In merito alla ripartizione dei proventi e dei mercati, l'articolo 12 stabilisce che questa sia, in linea di massima, proporzionale agli apporti forniti dai rispettivi coproduttori. Le relative clausole contrattuali saranno tuttavia subordinate all'approvazione delle Autorità competenti dei due Paesi.
L'articolo 13 fornisce l'indicazione degli oneri finanziari a carico dei coproduttori che vanno chiaramente specificati nei contratti.
L'articolo 14 specifica che l'approvazione di un progetto da parte delle Autorità competenti non è condizione automatica per la diffusione dello stesso.
L'articolo 15 definisce le condizioni di esportazione dei film realizzati in coproduzione in Paesi ove vige il contingentamento delle importazioni di opere cinematografiche.
Ai sensi dell'articolo 16 i film realizzati in coproduzione devono recare la dizione «coproduzione italo-sud africana» o «coproduzione sud africana-italiana» nei titoli di testa, nella pubblicità e nella presentazione dei film a manifestazioni e nei festival internazionali. In quest'ultimo caso, l'articolo 17 prevede che la presentazione sia, in linea di massima, effettuata dal coproduttore maggioritario o, in caso di partecipazione uguale, dalla Parte di cui il regista ha la nazionalità.
L'articolo 18 stabilisce che le norme di procedura della coproduzione siano fissate di comune accordo dalle Autorità competenti nel rispetto delle reciproche legislazioni vigenti; l'istanza per l'ammissione del film ai benefici della coproduzione deve essere presentata almeno 30 giorni prima dell'inizio della lavorazione del film stesso, secondo quanto stabilito dall'allegato all'Accordo in esame.
L'articolo 19 istituisce una Commissione mista con il compito di esaminare le condizioni di applicazione dell'Accordo, di risolvere eventuali difficoltà attuative e di verificare il rispetto dell'equilibrio numerico e percentuale nelle coproduzioni. La Commissione mista si riunisce di regola ogni due anni, alternativamente in Italia e nella Repubblica del Sud Africa, salvo convocazioni straordinarie, su richiesta di una delle due Autorità competenti.
Per quanto riguarda l'importazione, la distribuzione e la programmazione dei film italiani nella Repubblica sudafricana e di quelli sudafricani in Italia, l'articolo 20 non prevede alcun tipo di restrizione; le Parti si impegnano inoltre a favorire la distribuzione nei loro rispettivi Paesi di produzioni provenienti dall'altra Parte.
In base a quanto stabilito dall'articolo 21, l'Accordo entrerà in vigore alla ricezione della seconda notifica; esso ha durata quinquennale ed è tacitamente rinnovabile per periodi successivi di durata identica, salvo denuncia, da notificarsi almeno sei mesi prima della data di scadenza. L'articolo 22 prevede che l'Accordo possa essere modificato consensualmente e il successivo articolo 23 prevede che eventuali controversie, infine, saranno risolte per via amichevole.
Osserva inoltre che l'allegato al testo dell'Accordo, relativo a norme di procedura, disciplina i contenuti e le modalità di presentazione dei progetti di coproduzione allo scopo di ottenerne l'accoglimento da parte delle autorità competenti


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di ciascuna Parte. La richiesta per l'approvazione dei progetti deve essere presentata simultaneamente dalle due Parti almeno 30 giorni prima dell'inizio delle riprese. Alla richiesta vanno allegati, tra l'altro, un trattamento dettagliato, un documento comprovante la proprietà dei diritti di autore, il contratto di coproduzione concluso con riserva di approvazione, il piano di finanziamento, l'elenco del personale e il piano di lavorazione. Prima dell'inizio delle riprese del film, la sceneggiatura definitiva dovrà essere sottoposta alle Autorità competenti. Se necessario, il contratto originale potrà subire modifiche che saranno a loro volta sottoposte all'approvazione delle Autorità competenti dei due Paesi. La sostituzione di un coproduttore è consentita solo in casi eccezionali previo consenso delle Autorità competenti.
Per quanto riguarda il disegno di legge di ratifica, osserva che esso consta di quattro articoli. I primi due recano, rispettivamente, l'autorizzazione alla ratifica e l'ordine di esecuzione dell'Accordo.
L'articolo 3 contiene la norma di copertura degli oneri finanziari derivanti dall'attuazione dell'Accordo, valutati in 37.960 euro annui per ogni quadriennio, a decorrere dal 2005, e reperiti nell'unità previsionale di base di parte corrente «Fondo speciale» dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze, parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero degli Affari esteri. La relazione tecnica allegata al disegno di legge di ratifica riconduce tali oneri alle spese di missione e di viaggio per l'invio di cinque funzionari a Città del Capo, allo scopo di partecipare alla riunione della Commissione mista istituita dall'articolo 19 dell'Accordo.
L'articolo 4, infine, dispone l'entrata in vigore della legge per il giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
Fa presente che il disegno di legge è accompagnato altresì da un'analisi tecnico-normativa e da un'analisi dell'impatto della regolamentazione. La prima afferma che nella stesura del testo dell'Accordo si è tenuto particolare conto degli obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia all'Unione europea, facendone espressa menzione nell'articolato, come ad esempio l'articolo 5 che equipara i cittadini degli Stati membri dell'UE a quelli italiani ai fini dell'accesso ai benefici previsti dalle coproduzioni.
Giudicato quindi positivamente il testo in esame e ritenute pienamente condivisibili le finalità da esso perseguite, propone alla Commissione di esprimere parere favorevole.
Nessun altro chiedendo di intervenire, la Commissione approva la proposta di parere del relatore.

Ratifica Accordo Italia-Giordania sulla cooperazione culturale.
C. 5336 Governo.
(Parere alla III Commissione).
(Esame e conclusione -Parere favorevole).

La Commissione inizia l'esame.

Ernesto MAGGI (AN), relatore, osserva che l'Accordo in esame, riguardante la cooperazione bilaterale nei settori della cultura, della scienza e della tecnologia, rientra nelle attività internazionali finalizzate a migliorare la conoscenza reciproca e a rafforzare i legami di amicizia tra paesi, in una concezione della collaborazione culturale come strumento di politica estera.
Ricordato che l'Accordo si compone di un preambolo e di 14 articoli, si sofferma sulle norme che ritiene più significative ed, in particolare, sull'articolo 4, ai sensi del quale la cooperazione tra l'Italia e la Giordania avverrà anche attraverso l'organizzazione di mostre, lo scambio di informazioni ed esperti, la collaborazione in campo editoriale, nel settore della formazione e degli archivi e la partecipazione a manifestazioni artistiche e culturali ad alto livello.
Osserva poi che l'articolo 6 concerne iniziative atte a promuovere la cooperazione, quali lo sviluppo della collaborazione


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tra le università, lo studio della lingua dell'altro paese, l'approfondimento della conoscenza dei rispettivi sistemi educativi e la messa a disposizione di borse di studio.
Sottolinea altresì il rilievo della disciplina recata dall'articolo 12, che prevede la reciproca collaborazione nella lotta, a livello culturale, contro il razzismo e l'intolleranza e a favore del rispetto dei diritti umani, promuovendo la collaborazione tra organismi nazionali, locali e organizzazioni non governative dei due paesi.
Fa presente che l'articolo 13 completa il quadro della collaborazione culturale, incoraggiando la cooperazione nei settori giovanili e dello sport, anche attraverso manifestazioni congiunte e l'organizzazione di seminari e conferenze.
Per quanto attiene il disegno di legge, osserva che esso si compone di 4 articoli e che i primi due recano l'autorizzazione alla ratifica e l'ordine di esecuzione, laddove l'articolo 3 quantifica gli oneri derivanti dall'applicazione dell'Accordo, che sono valutati in 423.435 euro per il 2005, in 417.510 euro per il 2006 e in 432.150 euro annui a decorrere dal 2007 e l'articolo 4 ne dispone l'entrata in vigore.
Rimarcato il notevole rilievo del testo in esame, propone di esprimere parere favorevole.

Nessun altro chiedendo di intervenire, la Commissione approva la proposta di parere del relatore.

Ratifica Convenzione europea sul paesaggio.
C. 5373 Governo e abb.
(Parere alle Commissioni III e VIII).
(Seguito dell'esame e conclusione - Parere favorevole).

La Commissione prosegue l'esame, rinviato il 1o dicembre 2004.

Ferdinando ADORNATO, presidente, in sostituzione del relatore, impossibilitato a partecipare alla seduta odierna, e secondo quanto da questi anticipato nella precedente seduta, propone di esprimere parere favorevole sul provvedimento in esame.

Carlo CARLI (DS-U) preannuncia il voto favorevole del suo gruppo sul testo in titolo, di cui sottolinea il notevole rilievo, in quanto volto ad incentivare politiche di tutela e valorizzazione del paesaggio, inteso quale componente fondamentale dell'identità europea e del suo patrimonio naturale e culturale.
Evidenzia altresì che la ratio cui si ispira tale Convenzione risulta pienamente coerente con l'articolo 9 della Costituzione che, nel riconoscere la centralità del paesaggio, ne affida la tutela allo Stato.
Dopo aver sottolineato che il testo in esame costituisce il risultato di un ampio dibattito culturale svoltosi, a partire dal 1994, tra 40 Stati europei e che è stato approvato dal Comitato dei Ministri della cultura e dell'ambiente del Consiglio d'Europa il 19 luglio 2000, ricorda che esso è stato firmato da 29 Stati e ratificato da 14, tra i quali manca ancora purtroppo l'Italia.
Osserva inoltre che la Convenzione ha il merito di introdurre un concetto innovativo di paesaggio, riconosciuto quale elemento imprescindibile della qualità di vita e del benessere delle popolazioni europee, introducendo altresì una compiuta ed organica delineazione di quelle politiche che devono essere promosse sia a livello nazionale che transfrontaliero ai fini della valorizzazione del territorio.
Ribadita quindi l'importanza della Convenzione, formula l'auspicio che si addivenga ad una sua tempestiva ratifica, ritenendo le sue rilevanti previsioni suscettibili di rafforzare la coscienza civica in materia di rispetto e di valorizzazione dell'ambiente, ponendo altresì le premesse per garantire la realizzazione di corrette politiche paesaggistiche da parte dei soggetti istituzionali competenti. Al riguardo, si augura che si eviti nel futuro l'approvazione di provvedimenti, che si pongono in diretto contrasto con lo spirito della Convenzione, quale quello sulla delega in materia ambientale, recentemente esaminato dalla Camera, con cui si è, a suo giudizio, previsto un deprecabile condono


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edilizio e una conseguente grave violazione della tutela ambientale e paesaggistica.

Antonio PALMIERI (FI), annuncia il voto favorevole del suo gruppo sul provvedimento in esame, sottolineando la sensibilità da esso sempre dimostrata in relazione alle tematiche ambientali. Replicando ai rilievi del deputato Carli, sottolinea quindi che il disegno di legge di delega in materia ambientale non ha in realtà previsto alcun condono, ma piuttosto, rispondendo a condivisibili esigenze di giustizia sostanziale, ha inteso sanare la posizione giuridica di coloro che, avendo denunciato determinati interventi domestici, abbiano carichi penali pendenti.
Nessun altro chiedendo di intervenire, la Commissione approva la proposta di parere favorevole.

La seduta termina alle 16.

AVVERTENZA

Il seguente punto all'ordine del giorno non è stato trattato:

RISOLUZIONI

7-00508 Garagnani: Valorizzazione della tradizione culturale italiana nelle scuole.

ERRATA CORRIGE

Nel Bollettino delle Giunte e delle Commissioni parlamentari del 1o dicembre 2004, a pagina 95, prima colonna, alla diciottesima riga, nonché nel Bollettino delle Giunte e delle Commissioni parlamentari del 2 dicembre 2004, a pagina 60, prima colonna, alla sesta riga, deve leggersi: «C. 5454» in luogo di: «C. 5404».