Doc. IV, n. 3-A





Onorevoli Colleghi ! - La Giunta riferisce sulla richiesta di autorizzazione a procedere avanzata dalla procura militare della Repubblica presso il tribunale militare di Padova nei confronti di Antonio Pappalardo, colonnello dei carabinieri. A quest'ultimo infatti, è contestata l'ipotesi di reato militare del vilipendio delle Assemblee legislative, di cui all'articolo 81 del codice penale militare di pace. Poiché si tratta di un'ipotesi delittuosa «parallela» a quella prevista dall'articolo 290 del codice penale comune, il pubblico ministero ha ritenuto di dover chiedere l'autorizzazione a procedere alle Assemblee vilipese ai sensi dell'articolo 313 del codice penale.
Le frasi attribuite al colonnello Pappalardo costituenti l'imputazione sono state pronunciate in Pordenone il 19 ottobre 2000, nel corso di un'intervista televisiva, trasmessa sull'emittente Telepordenone dalle ore 21,45 alle ore 22,35. Le frasi pronunciate sono queste: «Sapete adesso cosa succede? Perché io vado qualche volta alla Camera, incontro qualcuno di questi sporcaccioni, di questi cialtroni che mi offendevano, non ne trovo uno che dica io ti ho offeso, ma no forse ti sbagli, forse non hai letto bene, ma nessuno ti ha chiamato golpista, forse ad un certo punto i giornalisti hanno esagerato, io naturalmente cammino con i giornali in tasca e glieli tiro in faccia, glieli tiro in faccia. Li ho denunciati. Cominciando da D'Alema, Valdo Spini, Mussi, Cossutta, li ho denunciati adesso dovranno andare loro davanti ai tribunali della Repubblica e dovranno rispondere di reati gravissimi, come la diffamazione, l'attentato ai diritti politici del cittadino, li ho denunciati anche per associazione per delinquere, perché si sono messi d'accordo contro di me per farmi fuori dalle mie funzioni, vi rendete conto, io sono stato eletto democraticamente dai carabinieri a presidente del COCER». E ancora: «quando ho visto questi cani latrare contro di me, dapprima sono rimasto meravigliato, sono impazziti, sono da manicomio ho pensato io, bisognerebbe aprire un manicomio immediatamente, prendere gran parte dei deputati e dei senatori e metterli lì dentro, perché questi si dimenticano che io sono il presidente del COCER e queste cose le posso dire. Però ad un certo punto ho visto che invece era un discorso combinato, ecco perché io li ho denunciati per associazione a delinquere».
Giova segnalare al proposito che la richiesta di autorizzazione a procedere è pervenuta alla Camera il 4 dicembre 2000 e che conseguentemente la Giunta per le autorizzazioni l'ha già esaminata nella XIII legislatura (precisamente il giorno 24 gennaio 2001), proponendo all'Assemblea, con voto a maggioranza, di denegare l'autorizzazione. L'Assemblea non ha mai discusso la proposta della Giunta ed è poi sopraggiunto lo scioglimento delle Camere. Per questo l'affare è stato mantenuto all'ordine del giorno della legislatura in corso. Si noti che il Senato, anch'esso richiesto dell'autorizzazione, l'ha denegata con deliberazione dell'Assemblea il 31 gennaio 2001.
La Giunta ha esaminato il caso nella seduta del 16 ottobre 2001. Nel corso dell'esame si sono delineate due posizioni. Secondo una prima tesi, per quanto sconvenienti e non consone al grado ricoperto da chi le ha pronunciate, le frasi in questione costituiscono più che un'aggressione verbale all'intero consesso della Camera dei deputati, un'invettiva ingiuriosa nei confronti di singole personalità appartenenti alla Camera. Questo elemento sarebbe evidente anche per il fatto che il colonnello Pappalardo nomina in particolare quattro deputati, tra cui il Presidente del consiglio pro tempore D'Alema e il Presidente della commissione difesa Spini, appartenenti allo stesso gruppo parlamentare. Per questi motivi sarebbe insussistente, secondo questa opinione, il fatto contestato.
Secondo l'altra tesi, invece, occorre innanzitutto premettere che i criteri di giudizio che devono essere adoperati sono in questa sede diversi da quelli usati quando si tratta di giudicare dell'insindacabilità di opinioni di un membro del Parlamento. In secondo luogo, in realtà l'istituto dell'autorizzazione a procedere ai sensi dell'articolo 313 del codice penale consentirebbe alla Camera vilipesa di entrare nel merito del fatto contestato, ma non per decidere della sussumibilità del fatto nella fattispecie incriminatrice ma solo per rendere possibile un giudizio di mera opportunità politica se consentire o meno la prosecuzione del procedimento.
Orbene, le frasi del colonnello Pappalardo sono apparse particolarmente gravi e irriguardose non solo verso le persone nominate ma anche verso le cariche che queste rivestivano. Nel tratto finale della sua intervista, inoltre, l'invettiva trasmoda in un attacco che lascia trapelare un disprezzo per il Parlamento o quanto meno - come il Pappalardo stesso si esprime - verso la maggior parte di esso.
Secondo questa impostazione, pertanto, sarebbe opportuno consentire lo svolgimento del procedimento penale, lasciando al giudice la valutazione sulla sussistenza degli elementi costitutivi del reato.
Messa in votazione, la proposta del relatore che recepiva la prima delle tesi esposte è risultata respinta a parità di voti e con un'astensione. La Giunta pertanto ha deliberato nel senso di proporre all'Assemblea di concedere l'autorizzazione.

Giuseppe LEZZA,
relatore per la maggioranza.


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