Doc. IV-quater, n. 62





Onorevoli Colleghi! - La Giunta riferisce su una richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità concernente Michele Caccavale, deputato nella XII legislatura, con riferimento a un procedimento penale pendente nei suoi confronti presso il tribunale di Milano (n. 8884/02), in seguito a una querela sporta dal deputato Cesare Previti. I fatti all'origine del procedimento consistono nella pubblicazione di un articolo sul Corriere della sera del 20 marzo 1996. Per come il capo d'imputazione gliele attribuisce, il Caccavale avrebbe pronunciato le seguenti parole: «Lo sapevano tutti a Roma che Previti aggiustava i processi».
La Giunta ha esaminato il caso nelle sedute del 26 febbraio 2003 e ha preso in considerazione la documentazione trasmessa dall'interessato.
A parere di tutti i componenti espressisi sul punto, la vicenda in questione si inquadra nella tematica - largamente oggetto di polemica politica ogniqualvolta si rinnovino le Camere - delle candidature. Era accaduto - secondo il Caccavale - che il movimento politico di Forza Italia, per cui Michele Caccavale era stato eletto nel collegio uninominale di Pomezia (Lazio 1-32) nella XII legislatura (elezioni del 27 marzo 1994) aveva poi attribuito quel collegio ad altro candidato a motivo del fatto che questi sua volta aveva dovuto cedere il suo collegio (Lazio 1-22, Tomba di Nerone) al senatore uscente Cesare Previti, che infatti era poi stato eletto. Il risultato di ciò era stata, a parere del Caccavale, la propria esclusione.
Successivamente, l'onorevole Caccavale aveva rilasciato la dichiarazione contestatagli nel procedimento qui in esame per criticare chi - secondo lui - aveva contribuito ad assumere la decisione di non ricandidarlo. Vale però la pena segnalare che il Caccavale ebbe a rilasciare dichiarazioni di analogo tenore anche ad altri quotidiani e per tali altre dichiarazioni il medesimo deputato Cesare Previti lo ha querelato (proc. n. 77328/00-RGNR, Roma) così come lo denunciato per calunnia per il fatto che Michele Caccavale si era recato presso la procura della Repubblica di Milano per esporre fatti di sua conoscenza (proc. 10980/96-RGNR, Milano).
Orbene, questi altri due procedimenti penali si sono conclusi con l'archiviazione.
Per quanto riguarda il procedimento n. 77328/00-RGNR, Roma, il decreto d'archiviazione del 13 gennaio 2003 - tra l'altro - argomentando proprio in punto di insindacabilità parlamentare, così testualmente recita. «A prescindere dalla questione che su tali ipotetici gravi fatti delittuosi, oggetto d'imputazione nei processi in corso presso il tribunale di Milano ed oggetto delle dichiarazioni rilasciate dall'onorevole Caccavale ai citati giornali, non vi è ancora un accertamento giudiziario conclusivo, deve evidenziarsi che non si può disconoscere che l'allora deputato onorevole Michele Caccavale affrontò pubblicamente, quindi anche in funzione dei suoi elettori di cui era il rappresentante parlamentare, quelle che a suo giudizio erano le reali ragioni della decisione del suo partito politico di non ricandidarlo alle allora prossime elezioni politiche e cioè manifestò pubblicamente, a mezzo della stampa, una posizione che ben difficilmente può non considerarsi espressione diretta della propria funzione di membro del Parlamento, ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione. Infatti, opinando diversamente s'inciderebbe sulla radice stessa del rapporto fra rappresentati e rappresentanti».
Il procedimento n. 10980/96-RGNR, Milano era stato archiviato con decreto del 17 ottobre 2000.
Ritenendo sostanzialmente condivisibili le argomentazioni riportate, la Giunta all'unanimità ha ritenuto che le frasi attribuite a Michele Caccavale costituiscono un momento di esercizio delle sue funzioni parlamentari e pertanto propone all'Assemblea di deliberarne l'insindacabilità.

Vincenzo SINISCALCHI, relatore.


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