Doc. IV-ter, n. 5-A




Onorevoli Colleghi! - La Giunta riferisce su una richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità concernente Antonino Lo Presti, con riferimento ad un procedimento penale pendente nei suoi confronti presso il tribunale di Palermo.
Il procedimento penale è iniziato a carico dell'onorevole Lo Presti in seguito ad una denuncia-querela di Alberto Carrubba. Quest'ultimo ha denunciato all'autorità giudiziaria il deputato per avere scritto la seguente lettera, indirizzata ai presidenti dei circoli di Alleanza Nazionale di Palermo, al coordinatore regionale del medesimo partito per la Sicilia e ad altre autorità di Alleanza Nazionale, compreso il presidente, onorevole Gianfranco Fini: «È pervenuta a questa Presidenza la lettera che in copia allego per vostra opportuna conoscenza. È superfluo ogni commento sull'episodio che viene riferito e lascia a voi il giudizio sulla vicenda che, purtroppo, non sembra essere limitata alla circostanza testimoniata dal signor Cocchiara e che si inquadra nel clima di scontro interno che da qualche settimana avvelena la vita di partito e oggi la campagna elettorale. Vi prego, pertanto, di allertare tutti gli iscritti, i militanti ed i simpatizzanti affinché vigilino sul territorio, per impedire che i propositi di certi personaggi che si qualificano dirigenti di Alleanza Nazionale possano attuarsi, anche se nei limiti della scarsa rappresentatività e influenza che costoro di fatto esercitano sull'opinione interna di partito e sugli elettori. Poiché il dottor Carrubba è componente dell'assemblea nazionale, la presente è diretta per conoscenza al presidente del partito per le determinazioni di sua competenza in ordine all'eventuale azione disciplinare». Tale lettera, datata 20 aprile 2001, recepiva dunque una denuncia di Fabio Cocchiara, vicepresidente provinciale di AN, relativa alla pretesa miopia del Carrubba, dettata da ambizioni personali, il quale avrebbe invitato iscritti e simpatizzanti a non votare per Alleanza Nazionale perché egli non era stato adeguatamente valorizzato. Secondo l'accusa, Cocchiara e Lo Presti avrebbero addebitato al Carrubba di favorire con ciò lo schieramento di centrosinistra. Di qui l'indignazione del Cocchiara e poi del Lo Presti, che prospettava il caso ai più alti dirigenti del partito. Tali addebiti il Carrubba considera infondati e offensivi. Tanto risulta dal capo d'imputazione che così recita: «del delitto previsto e punito dagli articoli 110 e 595, commi 1 e 2, del codice penale per avere in concorso tra loro, con condotte diverse ma convergenti verso il medesimo fine, comunicando con più persone, offeso la reputazione di Carrubba Alberto [...]». Il difensore dell'onorevole Lo Presti ha eccepito l'insindacabilità e, quindi, il giudice di Palermo - nel respingere l'eccezione su conforme parere del pubblico ministero - ha trasmesso gli atti ai sensi dell'articolo 3, comma 4, della legge n. 140 del 2003.
La Giunta ha esaminato il caso nella seduta del 30 giugno 2004, ascoltando anche il deputato Lo Presti, ed è pervenuta a maggioranza alle seguenti conclusioni, relativamente - come è ovvio - all'imputazione concernente il solo deputato Lo Presti.
Le dichiarazioni oggetto del procedimento in titolo sono riconducibili alla funzione parlamentare. Ciò in considerazione del fatto che erano prossime le elezioni politiche e che nella sua veste di parlamentare uscente (poi rieletto) il Lo Presti partecipava alla vita politica del suo collegio e in particolare al momento di essa che più strettamente si connette al costituirsi della rappresentanza, vale a dire la preparazione delle liste e la successiva campagna elettorale. L'invito rivolto dal Carrubba a vario titolo a quanti lo conoscevano di non votare per i candidati di Alleanza Nazionale nei collegi uninominali o in sede proporzionale è stato condivisibilmente avvertito dal Lo Presti come un'insidia lanciata nei confronti della sua funzione di parlamentare in carica in quota proporzionale e di candidato in un collegio maggioritario (il collegio Palermo9, Sicilia1), nell'esercizio della quale egli lavorava per far conseguire al suo schieramento politico il miglior risultato possibile, quale poi effettivamente lo schieramento di centro-destra ottenne in Sicilia nelle elezioni del 13 maggio 2001.
Per questi motivi la Giunta a maggioranza propone all'Assemblea di deliberare nel senso che i fatti per i quali è in corso il procedimento concernono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni.

Antonio LEONE, relatore


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