Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 626 del 16/5/2005
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Discussione del disegno di legge: Ratifica ed esecuzione della Convenzione europea sul paesaggio, fatta a Firenze il 20 ottobre 2000 (5373) e delle abbinate proposte di legge: Realacci; Calzolaio ed altri (4010-4909) (ore 16,13).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge: Ratifica ed esecuzione della Convenzione europea sul paesaggio, fatta a Firenze il 20 ottobre 2000; e delle abbinate proposte di legge d'iniziativa dei deputati Realacci e Calzolaio ed altri.

(Discussione sulle linee generali - A.C. 5373)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
Avverto che le Commissioni III (Affari esteri) e VIII (Ambiente) si intendono autorizzate a riferire oralmente.
Il presidente della III Commissione, onorevole Selva, ha facoltà di svolgere la relazione in sostituzione dei relatori.

GUSTAVO SELVA, Presidente della III Commissione. Signor Presidente, in questo caso devo sostituire non uno, ma due relatori, uno dei quali di un'altra Commissione!

PRESIDENTE. Ma lei ha il fisico, e anche il morale...!

GUSTAVO SELVA, Presidente della III Commissione. Ritengo che il tema che ho sollevato, e che riprendo, debba essere tradotto in atti concreti. La poliedricità dell'onorevole Perrotta, che non fa parte della Commissione affari esteri, mi ha colpito positivamente. L'onorevole Ruzzante ha giustamente ricordato come presso la Commissione affari esteri sia giacente una proposta per rendere più rapida la ratifica dei trattati, che sono certamente fatti importantissimi, e l'onorevole Calzolaio ha avuto il merito di sottolinearlo.
Ho l'impressione che le resistenze burocratiche - presenti sia nel Governo sia, forse, nel Parlamento - siano tali che, in occasione dell'esame di questa ultima proposta, si partorisca un topolino.
Insisto, pertanto, su un tema. Le ratifiche sono strumenti importantissimi e vanno certamente trattate. Ritengo che le competenti Commissioni siano i luoghi deputati a discutere i trattati internazionali. Come sappiamo, in alcuni casi è previsto il parere (articolato e, a volte, «rafforzato») di altre Commissioni, il cui contributo, pertanto, non manca.
Pongo all'attenzione dell'Assemblea un'esigenza (che interessa anche la Giunta per il regolamento), una mia idea che lascio alla storia, dove resterà ferma per chissà quanti anni o decenni: la ratifica dei trattati dovrebbe essere più celere. Già è necessario molto tempo affinché il Governo concluda il loro esame e li trasmetta al Parlamento; a ciò, però, si assommano ulteriori tempi e discussioni, per quanto teoricamente, culturalmente e storicamente interessanti. Negli ulteriori passaggi richiesti dall'iter di tali provvedimenti ho verificato che non sono mai emersi elementi veramente utili e determinanti rispetto a quelli scaturiti in sede di esame da parte delle Commissioni.
In conclusione, anche per il provvedimento in esame mi attengo al comportamento adottato in precedenza e pertanto rinvio alle relazioni svolte, nelle rispettive Commissioni, dagli onorevoli Zacchera e Raffaella Mariani. Auspico, pertanto, una rapida ratifica della Convenzione in esame.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.

MICHELE SAPONARA, Sottosegretario di Stato per l'interno. Signor Presidente, mi riservo di intervenire in sede di replica.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Banti. Ne ha facoltà.


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EGIDIO BANTI. Signor Presidente, onorevole sottosegretario, colleghi, la ratifica all'ordine del giorno è - a mio avviso - una delle più importanti tra quelle attualmente al nostro esame. Si tratta della ratifica ed esecuzione della Convenzione europea sul paesaggio, fatta a Firenze il 20 ottobre 2000.
Mi permetto di sottolineare (non me ne vorrà il collega Perrotta) che il Governo di allora, sostenuto dal centrosinistra, a causa delle elezioni, non poté disporre del tempo materiale per trasmettere al Parlamento tale provvedimento per la ratifica. Ebbene, quell'esecutivo aveva partecipato molto attivamente alla definizione della Convenzione europea sul paesaggio. Considero importante che, almeno nell'attuale legislatura - di fatto ormai giunta alla sua naturale conclusione -, si riesca ad approvare la ratifica parlamentare della Convenzione in esame.
Desidero evidenziare, inoltre, che non solo il Governo italiano di allora, ma anche la regione Toscana, unitamente ad altre regioni mediterranee - Andalusia (Spagna) e Languedoc-Roussillon (Francia) - ha adottato iniziative specifiche per giungere ad una definizione, anche normativa, del principio del paesaggio, allo scopo di determinarne una migliore e più efficace tutela, sotto diversi punti di vista.
Signor Presidente, al riguardo ritengo opportuno svolgere alcune considerazioni di merito.
È del tutto evidente che il paesaggio, comunque lo si intenda (esiste un'interpretazione assai estensiva di tale concetto), non può per definizione essere un qualcosa di immobile, di congelato; ciò, non solo perché sarebbe materialmente impossibile, ma anche perché sarebbe culturalmente sbagliato immaginare che il succedersi delle generazioni non debba portare ad interventi almeno parzialmente modificativi del paesaggio esistente.
Nelle Cinque Terre liguri, l'attuale paesaggio è stato riconosciuto dall'Unesco come patrimonio dell'umanità. Ma il paesaggio attuale delle Cinque Terre è frutto dell'azione dell'uomo! Se un provvedimento «conservativo» del paesaggio fosse intervenuto all'inizio del Medioevo, prima del terrazzamento di quelle zone per la coltivazione della vite, oggi non avremmo un patrimonio per l'umanità, riconosciuto come tale.
Ho citato questo caso per evidenziare il fatto che il passaggio non può essere considerato qualcosa di immutabile e di immodificabile; anzi, non potremmo neanche immaginare che gli architetti del paesaggio debbano sparire dalla circolazione solo perché in Europa si è arrivati ad un momento di conservazione e di tutela! È altrettanto vero, però, che il paesaggio, come storicamente determinato, rappresenta sempre più un elemento caratterizzante l'identità del nostro continente e del nostro tempo.
Si parla di identità dal punto di vista delle tradizioni sociali e religiose (ad esempio, l'identità cristiana dell'Europa, certamente, almeno per quanto mi riguarda), ma anche dal punto di vista, determinato anche da altri elementi, del paesaggio inteso come elemento costitutivo della identità regione per regione, macroregione per macroregione, conformazione per conformazione.
È perciò evidente il dovere, soprattutto in tempi in cui le tecnologie consentono interventi più rapidi e anche più invasivi e dirompenti rispetto ai secoli passati, di conservare e difendere ciò che deve essere conservato e difeso. Si tratta di individuare le giuste modalità di intervento fra la conservazione e l'adeguamento.
La Convenzione europea non potrà che aiutarci da questo punto di vista, perché comunque stabilisce (e in questo prevale il princìpio di precauzione) che gli interventi debbano essere ragionevolmente disposti, ma esserlo nell'ambito di un bene che comunque meriti il massimo di tutela possibile.
La Convenzione europea del paesaggio si sofferma su questi aspetti; molti dei suoi articoli definiscono con precisione le competenze affidate agli Stati membri ed anche alle regioni degli stessi (considerato che nel nostro paese esistono già competenze importanti in questo settore a livello regionale e anche provinciale e comunale)


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e presuppongono l'adozione di adeguate politiche paesaggistiche, come ad esempio prevede l'articolo 5 della Convenzione, che afferma che le politiche paesaggistiche dovranno essere definite con le finalità della salvaguardia, della gestione e della pianificazione richiamata nei princìpi generali e tramite l'adozione di particolari misure, come quelle su cui si diffonde negli articoli successivi.
Nello scorso anno, in Italia, è stato introdotto il codice dei beni culturali e del paesaggio. A tale proposito, è sicuramente importante che sia stato introdotto l'elemento del paesaggio, che ha suscitato una serie di osservazioni e di prese di posizione, favorevoli e critiche, come è giusto che sia, perché niente è perfetto sotto questo cielo.
Pur essendo evidente che si tratta di un elemento su cui si può ragionare, occorre andare avanti e meglio definire, anche alla luce degli incidenti di percorso che la tela di Penelope dei provvedimenti legislativi a volte provoca, come ad esempio quello della scorsa settimana in quest'aula riguardo al silenzio-assenso per i poteri dei commissari straordinari per le opere pubbliche. Il Governo è prontamente intervenuto, anche in seguito agli interventi svolti (da me, ma non solo) in quest'aula, lunedì scorso, su alcune previsioni del decreto-legge in tema di competitività, modificandolo all'ultimo momento, quasi fuori tempo massimo.
L'episodio relativo al silenzio-assenso circa il rinvenimento di beni storici, archeologici e culturali nell'ambito di interventi sulle opere pubbliche (quindi anche sul territorio e sul paesaggio) dimostra come si debba procedere con grande attenzione, non accontentandosi di affermazioni di tipo generale e, mettendo da parte la burocrazia intesa come elemento di complicazione anziché di semplificazione delle cose, arrivare ad una definizione sempre più precisa della materia.
Credo che ciò sarà possibile grazie anche alla Convenzione che voteremo nei prossimi giorni, che il codice Urbani ha tenuto in qualche modo presente. Occorre dare atto di questo, anche se, è stata tenuta in considerazione in quanto il testo della stessa era già esistente, pur non ancora ratificato dal Parlamento.
La ratifica costituisce un'ulteriore garanzia ed è per questo che avevamo presentato una specifica proposta di legge di ratifica, a prima firma dell'onorevole Realacci, intendendo continuare a svolgere la nostra funzione, anche quella di parlamentari di opposizione.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Perrotta. Ne ha facoltà.

ALDO PERROTTA. Signor Presidente, dico subito che questa volta sono completamente d'accordo con quanto detto or ora dal collega Banti.
La Convenzione europea sul paesaggio all'articolo 6, lettera B (Formazione ed educazione), prevede alla lettera b) che: «Ogni parte si impegna a promuovere dei programmi pluridisciplinari di formazione sulla politica, la salvaguardia, la gestione e la pianificazione del paesaggio destinati ai professionisti del settore pubblico e privato e alle associazioni di categoria interessate». A questo riguardo, desidero ricordare che il MIUR ha stipulato nel corso del 2002 un protocollo di intesa con il Consiglio nazionale degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori, finalizzato alla promozione dell'attività di ricerca-azione su temi quali la didattica del territorio e la collaborazione nel campo della formazione del personale scolastico.
La Convenzione europea sul paesaggio prevede poi, sempre all'articolo 6, lettera B, lettera c) che: «Ogni parte si impegna a promuovere degli insegnamenti scolastici e universitari che trattino, nell'ambito delle rispettive discipline, dei valori connessi con il paesaggio e delle questioni riguardanti la sua salvaguardia, la sua gestione e la sua pianificazione». A questo proposito, sempre il MIUR, ha stipulato il 23 dicembre 2002 un protocollo d'intesa con Legambiente al fine di promuovere iniziative di sensibilizzazione, educazione e formazione rivolte a studenti ed insegnanti sulla sostenibilità paesaggistica, e così via.


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L'articolo 9 della Convenzione sul paesaggio tratta dei paesaggi transfrontalieri. Il protocollo relativo a questa Convenzione, affrontando anche questo aspetto, ha fatto, a mio parere, una cosa intelligentissima; e ciò va attribuito a chi ha stipulato questo protocollo (il protocollo era relativo al precedente Governo). Noi abbiamo sempre trascurato i paesaggi transfrontalieri, ma oggi ci rendiamo conto della loro importanza e, conseguentemente, dell'importanza dell'articolo 9 della Convenzione in esame. Tale articolo prevede, in particolare, che: «Le parti si impegnano ad incoraggiare la cooperazione transfrontaliera a livello locale e regionale, ricorrendo, se necessario, all'elaborazione e alla realizzazione di programmi comuni di valorizzazione del paesaggio». Ricordo, a questo proposito, che l'Italia è una delle nazioni più importanti dal punto di vista paesaggistico; tra le sue bellezze richiamo oltre alle Cinque terre, anche la costiera amalfitana, dichiarata dall'Unesco patrimonio dell'umanità.
Noi abbiamo bisogno della ratifica di questa Convenzione europea sul paesaggio. Condivido, inoltre, quanto detto dal presidente della Commissione affari esteri, onorevole Selva, sulla necessità di cambiare il sistema di esame dei disegni di legge di ratifica.
Desidero, infine, ringraziare il sottosegretario Saponara per il lavoro incredibile che lo stesso sta svolgendo.

PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.

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